L’estate è giunta al termine: un tempo per rallentare e crescere, per sognare e smarrirsi un po’ in qualche lettura o gioco, per viaggiare e stupirsi con immagini nuove, per tornare cambiati e con zaini belli pieni e diversi.
Studenti e studentesse torneranno a scuola con stati d’animo differenti, ma per tutti il rientro rappresenterà un passaggio di scena che richiederà attenzione pedagogica, cura del corpo e della mente e una rete di alleanze tra scuola e famiglia. Si tratta, infatti, di una transizione complessa: cambiano i ritmi fisiologici e psicologici, le richieste cognitive, i bisogni emotivi, le memorie fisiche e mentali, le relazioni quotidiane, gli spazi fisici e la percezione del tempo e del suo impiego e, talvolta, perfino l’immagine che ciascuno ha di sé.
Studenti e studentesse tra eco-ansia e timore del giudizio
In quest’estate particolarmente calda, i cambiamenti climatici si sono confermati una variabile che aumenta la nostra percezione di imprevedibilità, aumentando l’ansia. Il cervello, infatti, ha bisogno di stabilità fisiologica, e il sistema nervoso è messo alla prova a causa degli sbalzi termici che richiedono continui adattamenti [1]; il corpo, a sua volta, non ha tempo di attivare meccanismi di compensazione per fronteggiare i repentini cambiamenti climatici anche nell’arco della stessa giornata: ciò aumenta vulnerabilità cardiovascolare e immunitaria.
Un altro aspetto interessante è notare come le previsioni del tempo influenzino sempre di più emozioni, pianificazione, comportamento sociale e senso di controllo e creino, a tratti, una routine quotidiana del risveglio o una sorta di dipendenza informativa. È aumentata infatti un’attenzione selettiva e ansiogena verso notizie meteorologiche estreme. Questo aspetto impatta sull’eco-ansia, sia in bambini e ragazzi che in adulti.
A questo disagio, si aggiungono l’ansia per le prestazioni cognitive e le aspettative della scuola, il timore del giudizio scolastico e il distacco dai tempi distesi della vacanza. Sebbene un po’ di agitazione sia normale e necessaria, un’ansia eccessiva può diventare un ostacolo che compromette sonno, appetito, emozioni, relazioni e quotidianità. Alcune forme di comunicazione del disagio emotivo sono il mal di testa, tensioni addominali e mal di pancia, riduzione dell’appetito, nausea o stanchezza improvvisa. L’ansia, infatti, non sempre parla con le parole; spesso, si presenta attraverso il corpo, capricci insistenti, procrastinazione mattutina, rifiuto di preparare lo zaino o richiesta insistente di restare a casa [2].
Queste considerazioni essenziali sono il fulcro attorno cui ruotano le riflessioni che la scuola è chiamata a muovere nei primi giorni di apertura dell’anno scolastico, in sinergia con gli organi istituzionali competenti (es. iniziative del Comune, strutture didattiche di accoglienza, ecc.) e i genitori.
La scuola: spazio e tempo strutturato
L’adattamento umano e personale alla ripresa della strutturazione delle attività nell’arco della giornata segue tempi individuali, che non sempre concidono con il calendario scolastico. Durante l’estate, infatti, la continuità dell’esercizio scolastico si è allentato molto e sono aumentati, con forti differenze tra le famiglie, la flessibilità degli orari, il tempo libero, le esperienze informali e la fruizione di strumenti e contenuti digitali.
Al rientro, ogni studente deve ricollocarsi rapidamente dentro una trama regolata: sveglia, puntualità, permanenza in aula, attenzione condivisa, compiti, materiali da organizzare, allenamento pomeridiano.
Per i più piccoli, soprattutto alunni e alunne che iniziano la Scuola primaria, entrare a scola significa separarsi dalle figure familiari ed entrare in un ambiente nuovo. Tra gli otto e i dieci anni acquistano peso anche il confronto con i compagni, la percezione della propria competenza e il timore di avere dimenticato tutto. Nella preadolescenza, dagli undici anni in poi, entrano in scena altre tensioni: trasformazioni corporee, bisogno di appartenenza al gruppo dei pari, maggiore sensibilità al giudizio e desiderio di autonomia.
Riabituarsi alla routine richiede tempo
La discontinuità non riguarda soltanto gli apprendimenti. Dopo una pausa prolungata, devono essere riattivate alcune pratiche e routine scolastiche: sostenere l’attenzione per lunghi periodi, tollerare l’attesa che un’attività sia completata, pianificare un compito e portarlo a termine, chiedere aiuto senza percepirlo come una sconfitta o una frustrazione.
D’altro canto, la scuola riparte con una programmazione (obiettivi disciplinari, competenze, collegamenti curricolari, vincoli temporali e normativi) che, per quanto non sia rigida, prevede una pianificazione delle attività di apertura dell’anno scolastico: si inizia un nuovo viaggio con partenze e arrivi. Quando si apre la stazione dell’apprendimento, i docenti si impegnano affinché ciascun passeggero-studente salga sul treno con il bagaglio giusto per il suo percorso di crescita.
Per questo, è necessario pensare il primo mese e mezzo di scuola come una zona protetta in cui ogni studente si senta accolto con fiducia e sicurezza prima di intraprendere il proprio viaggio formativo. Le azioni valutative di partenza (verifiche e prove esperte) dovrebbero essere pianificate e proposte con molta cura e delicatezza per non rischiare di far vivere il primo periodo in classe come una dogana: passa chi dimostra di avere tutte le carte delle competenze in regola, resta indietro invece chi ha bisogno di qualche giorno per ritrovare la propria voce e riadattarsi. Trovi qui un contributo che riflette sul valore della valutazione, in vista dell’inizio dell’anno scolastico.
Suona la campanella: corpo, sonno e disponibilità ad apprendere
Il corpo entra in classe prima della mente. Stati corporei, sensazioni e bisogni fisici influenzano immediatamente la capacità di apprendere, regolare le emozioni e partecipare attivamente: prima ancora che uno studente svolga un compito, il suo corpo (sonno, fame, stress, attivazione fisiologica, ansia) determina se è pronto ad ascoltare, pensare, concentrarsi e applicarsi.
Gli orari estivi possono spostare il momento dell’addormentamento e del risveglio. La ripresa improvvisa delle levate mattutine può allora tradursi in stanchezza, irritabilità, lentezza esecutiva o difficoltà di concentrazione. Per la fascia 6-12 anni, l’American Academy of Sleep Medicine raccomanda regolarmente fra 9 e 12 ore di sonno nelle ventiquattro ore; dai 13 ai 18 anni, fra 8 e 10 ore. Un sonno adeguato viene associato a migliori esiti nell’attenzione, nella memoria, nell’apprendimento e nella regolazione emotiva [3].
Occorre leggere con cautela, dunque, certi comportamenti dei primi giorni. Sbadigli, agitazione motoria, distrazione e suscettibilità sono indicatori di riadattamento fisico e mentale. Potrebbero raccontare un organismo ancora sfasato, sottoposto a un cambio di marcia troppo brusco per ogni singolo soggetto.
E i genitori?
Anche gli adulti rientrano a scuola. Senza banco, ma con un carico fitto. Ricompaiono gli incastri fra lavoro, trasporti, attività pomeridiane, riunioni, compiti e orari familiari. Accanto alla fatica organizzativa può emergere una pressione più sottile: il timore che il figlio non sia pronto, abbia dimenticato quanto appreso, non trovi amici o incontri difficoltà con il nuovo docente.
L’ansia adulta può diventare contagiosa. Domande serrate, raccomandazioni reiterate e anticipazioni catastrofiche trasformano il primo giorno in un esame prima ancora che inizi. Modellare calma e fiducia, mantenendo una struttura familiare prevedibile, può aiutare i figli ad affrontare il cambiamento. Calma, però, non significa negare la preoccupazione. Una frase come «Capisco che tu sia agitato, restiamo con questa sensazione e vediamo insieme cosa può aiutarti» offre più sicurezza di un frettoloso «Non hai motivo di avere paura» [4].
Implicazioni pedagogiche per gli addetti ai lavori della scuola
I primi giorni dovrebbero restituire familiarità, percorsi di riconoscimento. Agli insegnanti spetta un compito pedagogico delicato: osservare da dove riparte ogni alunno, evitando di scambiare la rapidità per competenza e l’esitazione per disinteresse. Le attività iniziali possono assumere una funzione diagnostica, purché non vengano vissute come un tribunale del sapere.
Meglio proporre conversazioni, narrazioni, giochi cooperativi, brevi produzioni, problemi aperti e compiti autentici. Attraverso il disegno, il gioco e la costruzione di storie, i bambini più piccoli possono esprimere emozioni che non riescono ancora a nominare; con i preadolescenti risultano più adatti spazi di confronto discreti, domande aperte e possibilità di scegliere quanto condividere [5].
La mente non è statica come una cassettiera e la memoria scolastica non è un interruttore. Dopo tre mesi, alcuni apprendimenti si sedimentano; altri si affievoliscono. Per i bambini di 6–9 anni, la routine è ancora il pilastro cognitivo: attenzione, abilità di base, fiducia nell’adulto che guida. Per i preadolescenti (10–13 anni), la sfida è diversa: identità in movimento, bisogno di autonomia, bisogno di stupirsi, confronto sociale più intenso.
7 consigli pratici per il rientro a scuola
Il progetto accoglienza dovrebbe diventare un punto forte nel PTOF. Da settembre alla prima metà di ottobre, i seguenti principi guida potrebbero orientare genitori, studenti e docenti.
- Rilevazione iniziale degli apprendimenti e valutazione formativa delle competenze in entrata. Si possono utilizzare check-list chiuse o strumenti carta-matita per le osservazioni mirate del comportamento (interesse, curiosità, partecipazione, integrazione e inclusione scolastica) dell’apprendimento (disponibilità e atteggiamenti ad apprendere e ad imparare ad imparare), giochi di ruolo e simulazioni, escape-room, compiti di realtà o autentici, uscite sul territorio o gite scolastiche, giochi che rivelano competenze senza etichettare. Attraverso delle prove di verifica in ingresso si può integrare la rilevazione iniziale per un maggiore riferimento alle singole abilità, senza dimenticare che la singola prova non definisce l’alunno. È necessario rilevare la stazione di partenza per discutere, definire e organizzare gli obiettivi di apprendimento della classe e dei singoli.
Le prove di verifica in ingresso, tuttavia, non vanno confuse con le prove comuni. Le prime sono di tipo prestazionale e servono solo per verificare i livelli di partenza della classe e costruire i percorsi personalizzati rispetto agli obiettivi comuni.
Le prove comuni per classi parallele, invece, scaturiscono dalla normativa del Sistema Nazionale di Valutazione (SNV) che viene compilato da tutte le scuole statali e paritarie attraverso il RAV (Rapporto di Autovalutazione), obbligatorio e che dal triennio 2025‑2028 coinvolge pienamente anche le scuole dell’infanzia, e il PdM (Piano di Miglioramento), il documento operativo che traduce le priorità del RAV in azioni concrete. È obbligatorio per tutte le scuole dal 2015/16 e rappresenta la fase successiva alla pubblicazione del RAV [6].
- Ritmi e carichi graduali. La didattica efficace dopo le vacanze potrebbe essere modulata da micro‑lezioni, laboratori brevi, visione di video e gruppi di debate, attività cooperative che riattivano il pensiero e la socialità. Prima di proporre agli allievi le prove di verifica in ingresso potrebbe essere utile promuovere dei gruppi di lavoro cooperativo per il consolidamento, il rinforzo e il ripasso. Non riempire subito le ore con contenuti nuovi, ma proporre esperienze di apprendimento accattivanti, alternando revisione attiva e scoperta di nuovi contenuti a piccoli passi.
- Metacognizione guidata. Si può proporre a studenti e studentesse di adottare fin da subito un diario della mente o un diario di bordo del proprio apprendimento: questa pratica insegna a ritrovarsi come viandanti esploratori della realtà per comprenderla meglio, a trovare il senso del proprio apprendere, a riconoscere cosa ricordano e cosa no, a fissare i nuovi traguardi. Questo costruisce responsabilità e riduce l’ansia da prestazione. Nella scheda di approfondimento in pdf, trovate un’attività di metacognizione e una proposta di rubrica di valutazione e autovalutazione.
- Creare alleanze con i genitori.Alcuni genitori temono il “salto indietro” nei progressi, altri minimizzano per non mostrare preoccupazione. Entrambe le reazioni influenzano alunni e alunne. Tra genitori e figli serve una comunicazione chiara e concreta, priva di esortazioni e comandi: non messaggi vaghi (“vedrai che andrà tutto bene”), ma indicazioni pratiche e accordi (“oggi facciamo una prova di zaino insieme”, “a che ora andremo a letto?”). La scuola deve rassicurare, non sovraccaricare. Coinvolgere i genitori in un breve incontro informativo (30 minuti) nei primi giorni, con indicazioni pratiche e canali di comunicazione chiari, può essere un ottimo espediente del benessere psico-fisico a scuola per tutti.
- Evitare l’iper‑riparazione. A scuola durante i primi giorni è necessario non trasformare l’accoglienza in un’operazione protettiva che impedisce la frustrazione utile: giochi afinalistici come riempitivi e per far trascorrere il tempo. La sfida calibrata delle prime attività è crescita; la protezione totale è stagnazione. L’obiettivo è offrire contenitori sicuri dove i bambini e ragazzi possano sperimentare, sbagliare e riprovare per riconoscersi e carburare.
- Ideare delle routine sociali, relazionali e cognitive per l’organizzazione del gruppo-classe. Co-costruire il patto formativo con gli studenti e le studentesse, strutturando incarichi e ruoli per la co-conduzione delle esperienze di apprendimento. Chi fa che cosa: a turno e con senso di responsabilità.
- Far vivere il periodo di chiusura della scuola come opportunità di crescita. Rientrare è ricominciare con tracce: tracce di giochi, di letture, di ritmi diversi. Accogliere significa leggere quelle tracce, non cancellarle.
Nella scheda di approfondimento, trovate proposte concrete da attuare in classe: un’attività di metacognizione guidata, consigli pratici per accogliere senza creare ansia, e attività di accoglienza efficaci e coinvolgenti.
Note
[1] https://www.unicef.it/media/unicef-e-guidapsicologi-parliamo-di-ecoansia/
[2] https://www.unicef.org.au/parent-teacher-resources/parent-and-teacher-mental-wellbeing/anxiety-young-people ; https://www.education.govt.nz/parents-and-caregivers/schools-year-0-13/health-safety-and-wellbeing/support-your-childs-wellbeing-and-mental-health
[3] https://aasm.org/resources/pdf/pediatricsleepdurationmethods.pdf
[5] https://www.unicef.org/eca/stories/how-teachers-can-support-and-talk-students-they-return-school
[6] https://www.indire.it/progetto/supportomiglioramento/piano-di-miglioramento/
Maria Grazia Paglialunga
Redazione
Lauretta Belardelli
Magda Maria Dabrowska
Angela Schisa - DFI Books
Roberto Castaldo - DFI Books