La quotidianità scolastica è un viaggio
Fin da quando abbiamo mosso i primi passi nella Scuola primaria, abbiamo avuto la convinzione che staticità e insegnamento facessero fatica a convivere: noi stesse ci siamo sempre chiamate “Maestre Viaggiatrici”, sostantivo ed aggettivo che implicano movimento, esplorazione, curiosità e divertimento.
Nelle nostre classi viviamo la quotidianità scolastica come un viaggio, non solo metaforico, ma che rappresenta un cammino costante tra teoria e pratica, tra gioco e riflessione, tra un dentro e un fuori in costante dialogo, volto a trasformare l’aula in uno spazio di scoperta condivisa. In questo spazio, ci diamo ogni giorno l’obiettivo di proporre percorsi che mettano al centro l’interezza di bambini e bambine, superando la frammentazione tra mente e corpo.
In questo articolo ci concentreremo sui primi giorni di Scuola primaria, caratterizzati da un impulso alla conoscenza reciproca e alla scoperta che non ha eguali nella vita scolastica. L’ingresso alla Scuola primaria segna un passaggio delicato, in cui l’energia vitale dei bambini e delle bambine, nutrita dal movimento libero dei mesi estivi, si scontra spesso con la richiesta improvvisa di una staticità forzata tra i banchi. In questo contesto, chiedere ad un bambino di impugnare una matita su una scheda di pregrafismo rischia di ignorare una verità fondamentale sostenuta dalle neuroscienze e dalla psicomotricità: il segno grafico sul foglio non è un punto di partenza, ma il traguardo finale di un movimento che nasce e si sviluppa partendo dall’intero corpo.
Prima della motricità fine necessaria per scrivere, il bambino e la bambina devono infatti aver esplorato e “dominato” lo spazio circostante con le braccia, le gambe e la schiena; con tutto il proprio corpo, insomma.
Questa proposta esplora una metodologia che trasforma l’aula in un laboratorio di pregrafismo cinestetico, integrando l’approccio MLTV (Making Learning and Thinking Visible) per rendere l’apprendimento vivo, visibile e attivo. L’obiettivo non è la semplice esecuzione di percorsi, ma guidare i bambini e le bambine a “pensare con i piedi”, portandoli a riflettere sulla direzionalità e sulla forma attraverso l’esperienza diretta.
In attività strutturate come “Il sentiero dei fili colorati” (che trovate nella scheda allegata), si passa dal macro-movimento nello spazio tridimensionale alla manipolazione tattile nei vassoi di farina. La consapevolezza del segno sulla pagina diventa così l’atto finale e inevitabile di un’esperienza viva e reale, che lascia un segno nel pensiero. Grazie all’uso di routine di pensiero come See, Think, Wonder (Vedo, Penso, Mi chiedo), l’esperienza fisica può essere rielaborata verbalmente e visivamente, rendendo il pensiero di bambini e bambine visibile e condivisibile. In questo modo, la documentazione didattica non è solo memoria, ma uno strumento inclusivo che dà valore al processo di crescita, trasformando ogni passo e ogni gesto in una conquista consapevole verso il mondo della scrittura.
Siamo corpi che pensano
Nell’ottica del MLTV, l’apprendimento non è un atto passivo. Quando un bambino o una bambina traccia una linea per terra camminando, sta “pensando con i piedi”. Il nostro obiettivo come insegnanti non è solo fargli eseguire un percorso, ma portarlo a riflettere sulla direzionalità, sullo spazio e sulla forma. Parlare di quanto fatto e documentare questi passaggi rende il pensiero visibile e condivisibile all’interno del gruppo classe.
Nella scheda didattica allegata trovate una proposta di attività che impegna la classe in un percorso che va dallo spazio tridimensionale dell’aula allo spazio bidimensionale del foglio, usando il corpo come mediatore.
Giulia Osenga fa parte delle “Maestre Viaggiatrici”, un gruppo di sei docenti della Scuola primaria che dal 2011 condividono una visione di scuola viva, dinamica e ricca di esperienze. Nel loro podcast “Ricreazione con Maestre Viaggiatrici”, disponibile sulle principali piattaforme, e i loro canali social, raccontano progetti, esperienze e proposte nate nelle loro classi e pensate per essere condivise.
Giulia Osenga
Redazione
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