Dire, fare, insegnare
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Presidi d'Italia. Alessandra Silvestri: la scuola delle (nuove) competenze

Alessandra Silvestri, dirigente scolastico del Liceo Scientifico Statale Teresa Gullace Talotta di Roma, ci racconta di come il corpo docenti abbia trovato nuovi successi nella messa in pratica dell'«imparare facendo».

Scuole nel mondo 
27 maggio di: Redazione
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Alessandra Silvestri, dirigente scolastico del Liceo Scientifico Statale Teresa Gullace Talotta di Roma, propone una riflessione su sconfitte e vittorie della scuola delle competenze durante la crisi Covid-19, e di come anche il corpo docenti abbia trovato nuovi successi nell’«imparare facendo».

Quale è stata la principale difficoltà e quale la maggior sorpresa per i Dirigenti Scolastici in questo periodo? Ci sono nuove opportunità da cogliere da questa situazione per innovare la didattica?

Il Liceo che dirigo, come molti altri, è ancora profondamente legato alla scuola di gentiliana memoria: la scuola delle conoscenze. Nonostante l’introduzione del PCTO, del PNSD e l’ampia offerta formativa che ho messo a disposizione dei docenti in qualità di Dirigente del Liceo Gullace, Scuola Polo per la formazione (Ambito 5), la scuola delle competenze e del saper fare non decollava. La motivazione della resistenza dei docenti al cambiamento ha radici profonde, il modello di scuola in cui gli stessi hanno studiato non è, infatti, quello che gli si vorrebbe far applicare, di fronte a proposte innovative, dunque, il timore di non essere adeguati e l’incertezza del nuovo, hanno spesso sortito un ostinato rifiuto.Travolte dal vento dell’emergenza Covid-19, le scuole sono state, però, costrette a misurarsi con strumenti, metodologie e strategie didattiche a distanza che delineano un modello di scuola inedito.La leadership del Dirigente scolastico, in tale contesto, si è rivelata elemento determinante per governare il cambiamento generato dalla situazione contingente. Si trattava, infatti, non tanto e non solo di dotare la scuola di una piattaforma e di strumenti per la DaD, ma di accompagnare il corpo docente a un cambiamento repentino e radicale, ma tuttavia necessario. Nel caso del liceo Gullace, l’esercizio di una leadership autentica, la capacità di reagire alla situazione in modo personale non convenzionale, trasparente e soprattutto partecipato, il non dare per scontato che tutti i docenti sapessero districarsi nel groviglio di piattaforme e strumenti per la DaD e il coinvolgimento personale nella ricerca di soluzioni spendibili nella classe virtuale, hanno, a mio avviso, quantomeno limitato l’atavica diffidenza dei docenti verso il cambiamento. La velocità di risposta del corpo docente e l’impegno indefesso mosso dalla necessità, ma soprattutto dalla motivazione ad accompagnare i discenti in questo delicato momento di isolamento sono gli aspetti che maggiormente mi hanno sorpreso e riempito di orgoglio. In prima battuta il fine era quello di dare ai ragazzi punti di riferimento e un ritmo di rinnovata quotidianità, a tal fine, sin dai primi giorni, i docenti del Gullace non si sono limitati alla mera assegnazione dei compiti sul registro elettronico, ma hanno cercato l’interazione con i propri studenti. Col passare dei giorni, i docenti hanno familiarizzato con gli strumenti e hanno affinato le metodologie e le strategie didattiche e magicamente la scuola è ricominciata a pieno ritmo, anche se in aule virtuali. Mai vi fu corso più efficace per i docenti che questa full immersion nelle nuove tecnologie che li ha costretti a imparare facendo.

L’esperienza che stiamo vivendo non passerà senza lasciare traccia, i docenti hanno capito che molti aspetti andranno capitalizzati e che la DaD, una volta tornati alla normalità, potrà essere un utile supporto all’attività didattica, pensiamo ad esempio al supporto pomeridiano allo studio, alla possibilità di far accedere alle lezioni anche alunni costretti, per qualche ragione, a rimanere a casa e tanto altro. Per non parlare delle nuove strategie didattiche, adottate per necessità in questa situazione, ma replicabili anche in futuro.

Da ultimo vorrei sottolineare il cambio di paradigma che si sta delineando nel processo valutativo, la DaD, infatti, sta valorizzando quelle competenze “altre” che non sempre emergevano nella didattica in presenza come ad esempio la creatività, l’adattabilità, la capacità di lavorare in gruppo da parte dei discenti: in altre parole la DaD ci sta dando l’occasione di attenzionare quelle skills non cognitive utili per l’inserimento nella società e per l’esercizio di una cittadinanza attiva, anche digitale.

Molti studenti al rientro si troveranno a dover recuperare parte del programma dell'anno passato. Quali saranno le strategie che le scuole metteranno in campo? Di cosa avranno bisogno gli insegnanti?  

Molto dipenderà dall’evoluzione della situazione sanitaria, il Collegio dei docenti del Liceo Gullace è già al lavoro per studiare soluzioni innovative per il recupero delle carenze e per il rientro a scuola. Lo scenario che si prospetta ci induce a progettare momenti in presenza a piccoli gruppi e momenti a distanza con l’intera classe. Riteniamo che l’attività in presenza con piccoli gruppi ci consentirà di condurre gli studenti carenti a colmare tutte le lacune e a rafforzare il rapporto con studenti che presentano bisogni educativi speciali. L’organizzazione di una didattica in modalità mista richiederà un’organizzazione capillare e volta all’efficacia. I docenti si aspettano questo dal Dirigente e dallo staff. Il nostro impegno, dunque, sarà mirato a mettere in condizione i docenti di operare al meglio. 

L’offerta formativa per gli insegnanti è molto vasta. Verso quale tipologia di corsi indirizzerebbe i suoi insegnanti?  

I docenti hanno urgente bisogno di formazione sulle nuove tecnologie, ma soprattutto di capire come sfruttarle nel lavoro d’aula fisica e/o virtuale. Ritengo, inoltre, necessaria una formazione sulle soft skills e sulle figure di sistema che presidiano le aree strategiche della scuola.Nondimeno occorre sollecitare il confronto e la condivisione di buone pratiche. Da due anni il liceo Gullace ha posto in essere un progetto di sperimentazione di peer observation of teaching volto all’elaborazione di una griglia di osservazione tra pari e alla formazione di osservatori esperti. Proprio in questi giorni sto prendendo accordi con il prof. Filippo Pergola per ampliare il progetto coinvolgendo la facoltà di Psicologia dell’Università di Roma Tor Vergata.

Nei limiti della sua autonomia, su cosa investirà la sua scuola di più in futuro alla luce di questa esperienza?  

La ricerca ci insegna che gli ambienti di apprendimento contribuiscono all’apprendimento degli studenti e conseguentemente agli esiti. Dal corrente anno scolastico il Liceo Gullace ha adottato il metodo Dada (didattiche per ambienti di apprendimento), per tale ragione continuerò a impegnare risorse per la rivisitazione degli ambienti di apprendimento. Inoltre siamo già al lavoro per dotare la scuola di Lim mobilitabletPC e altri strumenti per la didattica digitale. Altre risorse saranno impegnate per la necessaria formazione dei docenti.

La scuola è stata criticata per la mole di compiti a casa. Con la  DaD  che succede? Come cambia il rapporto con le famiglie?  

L’iniziale disorientamento nei confronti del modello DaD può aver indotto i docenti, ansiosi per lo stato di avanzamento del programma, a caricare sul registro elettronico una quantità eccessiva di compiti. Col passare dei giorni, però, la situazione ha subito una positiva evoluzione. I docenti hanno trovato nuove strategie e assegnato spesso compiti di realtà che, facendo leva sulla motivazione degli studenti, hanno sortito un maggior coinvolgimento degli stessi.Paradossalmente i rapporti con le famiglie sembrano essersi consolidati, le famiglie hanno apprezzato l’impegno della scuola e hanno spesso manifestato una rinnovata fiducia nella stessa. Per i colloqui con e famiglie, la scuola dà la possibilità di incontri virtuali e/o colloqui telefonici, per le emergenze, è stato attivato un numero dedicato.