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Presidi d'Italia. Veronica Migani: nella crisi, la scuola si riscopre comunità

Veronica Migani è la dirigente scolastica dell’I.C. Gioele Solari di Albino, in provincia di Bergamo. In questa intervista ci racconta come è stato gestire l'emergenza, anche emotiva, che ha colpito la sua scuola e quali strategie ha deciso di mettere in atto.

Scuole nel mondo 
20 maggio di: Redazione
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Veronica Migani, dirigente scolastica dell’I.C. Gioele Solari di Albino, in provincia di Bergamo, in questa intervista espone in maniera chiara e lucida le difficoltà che il suo istituto, situato in una delle zone più colpite dal Covid-19, ha dovuto affrontare. Ma non è tutto: ci racconta anche il rinnovato senso di comunità tra scuola e famiglie che è nato da questa crisi.

Quale è stata la principale difficoltà e quale la maggior sorpresa per i Dirigenti Scolastici in questo periodo? Ci sono nuove opportunità da cogliere da questa situazione per innovare la didattica? 

La principale difficoltà è stata quella di gestire l’emergenza emotiva che ha investito la nostra scuola, situata al centro del peggior focolaio italiano di Covid-19. I lutti e le malattie che hanno colpito le famiglie e i docenti hanno pesantemente influito sulla didattica, affaticando e deprimendo una grande parte della popolazione scolastica; il senso di terrore e di morte che ha accompagnato questo periodo non ha infatti favorito la concentrazione sul lavoro e sullo studio. Come dirigente ho ritenuto che dovessi farmi carico di questa sofferenza collettiva e di cercare soluzioni e aiuti anche esterni, tramite gemellaggi con altre scuole e supporti psicologici. Altra difficoltà è stata quella di seguire sia gli aspetti legati all’organizzazione della scuola in senso lato che quelli legati alla didattica. Il succedersi di DPCM e di disposizioni tardive ha costretto i dirigenti a una serie di ragionamenti sulle disposizioni di servizio che garantissero la sicurezza del personale ATA ancora inizialmente presente nelle scuole, la successiva gestione dello smart working, la gestione delle supplenze e degli orari di lezione in modalità DaD dei docenti. A questo riguardo, la didattica a distanza è stata costruita giorno per giorno, a seguito delle suggestioni provenienti dai docenti, dagli alunni e dalle famiglie, e tenendo conto delle disponibilità di device tecnologiciLa maggior sorpresa penso sia stata data dalla nuova dimensione assunta dalla scuola dentro la società. Ho notato che la scuola è tornata al centro dell’interesse ed è stata un veicolo di comunicazione, sostegno reciproco, organizzazione, speranza. I docenti hanno dato prova di essere un punto di riferimento autorevole e serio, e questo ha rassicurato le famiglie che si sentivano isolate e sole.

Molti studenti al rientro si troveranno a dover recuperare parte del programma dell'anno passato. Quali saranno le strategie che le scuole metteranno in campo? Di cosa avranno bisogno gli insegnanti? 

Il programma è stato ridimensionato già da ora, tramite l’individuazione di alcuni temi essenziali da trattare. Di fatto, per ogni insegnamento i docenti hanno stabilito quali fossero i contenuti irrinunciabili e hanno trattato solo quelli, realizzando una consequenziale modifica del PTOF e degli obiettivi, delle strategie e dei processi di valutazione correlati. Il processo di “sintesi” deve essere analizzato al rientro a scuola rispetto agli esiti degli studenti: l’ampiezza di eventuali lacune dovrà necessariamente essere valutata tramite una serie di test iniziali. A seguire si dovrà stabilire un tempo consono per effettuare azioni di recupero, da affiancarsi ad azioni di consolidamento per gli alunni senza eccessive difficoltà. Infine penso che anche il curriculum del prossimo anno scolastico debba essere nuovamente rivisto in chiave sintetica, tenendo conto del tempo sottratto dalle azioni di recupero iniziali. Le strategie saranno quindi quelle legate a revisione del PTOF e al ripensamento del metodo didattico. Gli insegnanti avranno bisogno di sviluppare tutti insieme le migliori strategie di riflessione sul curriculum e sulla metodologia didattica.

L’offerta formativa per gli insegnanti è molto vasta. Verso quale tipologia di corsi indirizzerebbe i suoi insegnanti?

Gli insegnanti sono stati già sollecitati a seguire corsi relativi alla didattica a distanza, principalmente per quanto riguarda le piattaforme tecnologiche che permettono di effettuare lezioni e videolezioni. Nel nostro caso i docenti erano già da tempo formati sull’uso del TIC, ma non avevano esperienza sulla DaD. L’invito a seguire i corsi è stato accolto con grande interesse da parte di tantissimi docenti, ed è stato favorito dal gemellaggio che la nostra scuola ha stretto con l’Istituto Majorana di Brindisi, leader in questo ed altri campi. È stata anche offerta una serie di opportunità di studio relativa alla gestione delle relazioni e dei problemi psicologici legati al dramma dell’epidemia. L’aspetto emotivo e la gestione delle classi da un punto di vista relazionale e umano sono stati studiati con pari attenzione. Rispetto al personale ATA si stanno organizzando corsi relativi alla sicurezza, all’uso dei DPI e alla sanificazione dei locali, nonché strategie di gestione dello smart working.

Nei limiti della sua autonomia, su cosa investirà la sua scuola di più in futuro alla luce di questa esperienza?

Investiremo ancora di più nell’acquisto di device tecnologici, ovviamente, e nell’ulteriore rafforzamento dell’alleanza proficua e serena che si è creata tra le famiglie e la scuola. I rapporti scuola-famiglia sono infatti ormai diventati molto più stretti e collaborativi: le famiglie hanno potuto entrare virtualmente nelle classi e capire e apprezzare l’immane lavoro dei docenti, mentre gli insegnanti hanno intuito i limiti sociali e culturali che stanno alla base delle difficoltà oggettive di alcuni alunni.

La scuola è stata criticata per la mole di compiti a casa. Con la DaD che succede? Come cambia il rapporto con le famiglie?

Le scuole secondarie di primo e di secondo grado a mio parere non hanno sentito in modo troppo drammatico il colpo dell’interruzione delle lezioni dal vivo: per lo più si è replicato a distanza l’impianto usato in presenza, con tutti i limiti del caso. Gli studenti sono più grandi e sanno gestirsi con una certa autonomia. Diverso è quanto occorso nelle scuole primarie. Penso alle classi prime e seconde. Senza l’aiuto delle famiglie la DaD si sarebbe fermata sicuramente. È stata necessaria una fitta rete di comunicazioni e un paziente incastro di strumenti didattici per raggiungere tutti gli alunni e sostenere i genitori nel difficile compito di aiutare i figli. Le classi prime, in particolare, al momento dell’interruzione delle lezioni si trovavano ad un punto dell’anno scolastico in cui le basi relative alla letto-scrittura e alla matematica erano state poste nei mesi precedenti in presenza: gli alunni conoscevano bene le maestre e viceversa, e una piattaforma didattica e comunicativa preesistente si poteva comunque utilizzare per costruire una DaD insieme con le famiglie. Non posso però immaginare che il prossimo anno scolastico parta in modalità DaD per alunni così piccoli. Come insegnare a leggere, scrivere e far di conto da remoto? Il peso didattico verrebbe troppo sbilanciato sulle famiglie, e l’isolamento sociale degli studenti sarebbe di grave nocimento sia per la costruzione del gruppo classe che per la definizione di un metodo di insegnamento uguale per tutti.