Dire, fare, insegnare
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Al MAST di Bologna in mostra l’alfabeto visuale della storia del lavoro

Elefteria Morosini, docente e formatrice esperta, ci racconta la mostra “A Visual Alphabet of Industry, Work and Technology” ospitata dal MAST di Bologna.

Un giorno al museo 
03 marzo di: Elefteria Morosini
copertina

Al MAST di Bologna l’esposizione “The MAST Collection - A Visual Alphabet of Industry, Work and Technology ci racconta la storia dell’industria e del lavoro nel mondo attraverso oltre 500 immagini, (fotografie, album, video) selezionate da Urs Stahel. La mostra è aperta da martedì a domenica (10.00-19.00) con ingresso gratuito fino al 22 maggio 2022.

La mostra accoglie i massimi nomi della fotografia italiana e internazionale - Lange, Cartier-Bresson, Salgado, Modotti, ecc. - con le loro immagini iconiche, così come gli scatti di fotografi sconosciuti che mostrano la vita di gente comune e le opere di artisti finalisti del MAST Photography Grant on Industry and Work.

Un archivio straordinario che si accresce nel tempo

Il materiale è stato selezionato dallo straordinario patrimonio della collezione della Fondazione MAST, punto di riferimento mondiale per la fotografia dell’industria e del lavoro, che ha fornito più di 6000 immagini e video. Tutto questo materiale permette a Urs Stahel di condurci attraverso la storia affascinante, complessa e sfaccettata del mondo del lavoro, a partire dalla seconda rivoluzione industriale per arrivare all’accelerazione impressa dalle tecnologie informatiche alla produzione e all’organizzazione del lavoro.

Fra gli artisti di straordinario valore sono poche le autrici, pur se si confermano di grande acutezza e sensibilità: forse i lavori di alcune di loro giacciono ancora in depositi inesplorati in attesa di esser riscoperti e portati alla luce, come è accaduto per l’opera immensa di Vivian Maier.



Dalla A alla W percorriamo l‘alfabeto visivo del lavoro

La mostra è strutturata in 53 capitoli, dedicati ad altrettanti concetti illustrati nelle opere rappresentate e ordinati secondo l’alfabeto, lungo le pareti dei tre spazi espositivi del MAST: Photo Gallery, Foyer e Livello 0.

“L’alfabeto nasce per mettere insieme incroci tra lo sguardo lontano e quello vicino, testi e momenti dello scatto, portando l’attenzione all’interno delle opere”, spiega Urs Stahel; attraverso i 53 capitoli tematici si incontrano “vecchi e giovani, ricchi e poveri, sani e malati, aree industriali o villaggi operai (…). La fotografia documentaria incontra l’arte concettuale, gli antichi processi di sviluppo e di stampa (…) si confrontano con le ultime novità (…). I paesaggi cupi caratteristici dell’industria pesante contrastano con gli scintillanti impianti high-tech, il duro lavoro manuale e la maestria artigianale trovano il loro contrappunto negli universi digitali, nell’elaborazione automatizzata dei dati (…)”.

L’approccio cronologico è stato riservato solo alla sezione dedicata alle fasi iniziali dell’industrializzazione e della storia della fotografia negli ultimi decenni del XIX secolo. In questa sezione si trovano gli album fotografici digitali che ripercorrono storie di individui. La mostra documenta il progresso tecnologico che riguarda anche la fotografia, rappresentato oggi dai dispositivi digitali ultraleggeri, in perenne connessione, capaci di condividere istantaneamente immagini digitali e stampe 3D.

La cultura del lavoro e come viene raccontato: percorsi per gli studenti

“Il lavoro abita le nostre vite e la fotografia sociale, documentaria e storiografica lo omaggia con una raccolta di immagini potenti, convincenti, insolite e rare in questo universo poco considerato”, si legge nella presentazione.

La scuola dovrebbe cogliere l’occasione che questa ricca esposizione offre ai giovani in formazione per far conoscere, riflettere e capirequale progetto costruire per il proprio futuro lavorativo. Incoraggiandoli anche ad avvicinarsi al linguaggio della fotografia, che pone una serie di quesiti, necessari per rendersi conto di cosa si osserva e di come lo si interpreta.

Con qualunque fotografia, infatti, sia professionale sia personale, si sceglie cosa inquadrare e cosa escludere, quale punto di vista adottare. Per la fotografia industriale, spesso realizzata a scopo promozionale, le domande sono tante: chi è il committente? Chi è il fotografo? Qual è la destinazione d’uso? Cosa emerge al di là delle intenzioni del fotografo o del committente? Che rapporto ha la foto osservata con altre sullo stesso soggetto?



Queste e altre domande possono essere alla base di un laboratorio sulla fotografia da realizzare a scuola, nell’ambito anche di un’attività di scuola-lavoro relativa ai PCTO.

Tra le iniziative del MAST ci sono laboratori per famiglie e scuole, in presenza e online, sui temi della fotografia, dell’ambiente e della storia. Per le scuole sono disponibili un kit studenti e un approfondimento per gli insegnanti, con spunti teorici, proposte di attività e consigli di lettura e visione.



Scopri tutti i dettagli della mostra a questo link.