Una trincea. Un soldato. Un nemico da combattere.
Questo è lo scenario con cui si apre Il nemico. Una storia contro la guerra scritto da Davide Calì e illustrato da Serge Bloch.
In uno scenario bellico non precisato, che le tavole di Bloch tratteggiano in nero e toni ocra su fondo bianco, un soldato sta nella sua trincea. Quando si è arruolato gli hanno consegnato un fucile e un Manuale: il nemico non è un essere umano, è diverso da noi e va eliminato. Questo è tutto ciò che il soldato sa di chi si trova dall’altra parte della trincea, sa che deve combatterlo e ucciderlo, e che al nemico è stato indicato di fare lo stesso con lui. Ma sono diversi, il soldato e il nemico, su questo non c’è dubbio… o forse sì?
Passa il tempo, il soldato è da solo: non si sentono più spari, non si vede più nessuno. Comincia a pensare che si siano dimenticati di lui, forse sono tutti morti, forse le sorti della guerra dipendono da lui e dal nemico dall’altra parte: sono rimasti solo loro a combattere.
Il soldato pensa alla famiglia, alla sua casa, a quello che ama e a cui vorrebbe tornare. Guarda le stelle che tutte le sere riempiono il cielo sopra al suo buco e si chiede se anche il suo nemico vede le stesse stelle e ha gli stessi pensieri: anche lui è rimasto solo, anche lui non ha più compagni e notizie della guerra. Tutte le mattine iniziano con un colpo di fucile: il soldato spara, il nemico risponde, e tutta la giornata si consuma nell’attesa del nulla, circondato da carne secca, barrette di vitamine e le sue cose. Il soldato fa attenzione che l’acqua del pozzo non sia stata avvelenata dal nemico, aspetta che sia lui per primo ad accendere il fuoco per non farsi localizzare, e aspetta, senza sapere cosa sta aspettando.
Una sera, stanco di questa immobilità, si trasveste da cespuglio, esce dal suo buco e raggiunge il nascondiglio del nemico: vorrebbe coglierlo nel sonno, mettere fine alla guerra. Ma non c’è nessuno, il buco del nemico è vuoto e… ci sono le stesse cose che ci sono anche nel suo rifugio: barrette di vitamine, carne secca, un manuale e le sue cose. Il soldato scopre che il nemico somiglia a lui, anche lui pensa alla famiglia, mangia le stesse cose, ha le stesse paure e i capi dell’esercito gli hanno dato le stesse indicazioni: il nemico non è un essere umano, è diverso da noi e va eliminato.
Ma quindi, perché li hanno convinti di essere così diversi? Per che cosa stanno combattendo?
La storia di Davide Calì diventa così un monito universale che ci porta a chiederci: chi decide chi è davvero il nemico?
La storia dei due soldati nelle loro trincee che aspettano la fine di una guerra di cui non ricordano neppure più la causa, è quanto mai attuale e ci parla, prima ancora che dei conflitti che imperversano nel mondo, del modo in cui i popoli si schierano uno contro l’altro perché qualcuno ha puntato il dito contro il nemico.
È una storia di violenza e guerra, ma è anche un “j’accuse” contro i media, la cui risonanza e peso portano intere nazioni a puntarsi contro le armi, rendendo ogni “altro” un nemico. Ci dimentichiamo così che la paura, la perdita, il dolore e la speranza che proviamo sono le stesse che prova anche chi è dall’altra parte, e come noi si trova in mezzo a una guerra di cui spesso non conosce o non capisce le cause.
L’albo si presenta come uno strumento con plurimi livelli di lettura adatto a una lettura e una discussione in classe alla Scuola Primaria, o come punto di inizio per un laboratorio di lettura e riflessione sul presente alla Scuola Secondaria di primo e secondo grado.
Una risorsa preziosa che ci pone di fronte a un interrogativo complesso e al contempo semplice: esiste davvero un nemico?
Redazione
Roberto Castaldo - DFI Books