Arturo ha 15 anni, che nel 1944 significa che è già adulto. Vive a Milano e lavora nell’officina di Ottavio riparando biciclette e imparando il mestiere; gli sarebbe piaciuto studiare, ma la sua famiglia non poteva permetterselo.
Poco importa, perché anche i rammarichi di Arturo spariscono quando vede Liliana, la ragazza di cui è innamorato e alla quale prova a più riprese, goffamente, a dichiararsi.
La guerra spezza la città di Milano, ma la vita di Arturo sembra proseguire per la sua strada, come rassegnata a quello sfondo di distruzione.
Ogni tanto qualche sprazzo di paura entra nella routine: Arturo sa che in via Paolo Uccello c’è una villa occupata dai nazifascisti, sa che basta una parola sbagliata o un’antipatia per finire nei seminterrati di quella casa. Al piano di sopra festini e cene eleganti, nelle fondamenta tortura e orrore. Ma, come la maggior parte delle persone, anche Arturo non dice nulla; così anche le divergenze tra l’amico Vittorio, convinto fascista, e Luciano, che frequenta il liceo classico e con il fascismo non simpatizza affatto, vengono derubricate a differenze di pensiero e poco più.
La Storia entra però in modo violento e inatteso nella vita del protagonista: Luciano non si presenta a un appuntamento, e il caso vuole che in quello stesso luogo Artuto incontri Vittorio; nessuno sa dove sia Luciano, nemmeno la sua famiglia ha qualche idea, e Arturo comincia a capire che la sua vita sta per accartocciarsi.
È l’inizio del cuore del romanzo che porta Arturo tra le mura di quella Villa che guardava a testa bassa e nelle cui viscere vengono ingoiati tutti coloro che provano a opporsi alla violenza e alla brutalità insensata del regime.
Per scrivere la storia di La casa del male Annalisa Strada e Gianluigi Spini si sono affidati a ricerche storiche e fatti accaduti, alcuni dei personaggi menzionati sono infatti realmente esistiti e a loro è dedicata un’appendice di approfondimento, accompagnata da un capitolo che fornisce una panoramica storica.
Le pagine di questo romanzo non sono molte, i capitoli sono brevi e la narrazione chiara, precisa, a volte quasi distaccata. Ma proprio in questa limpidezza, che nemmeno nelle parti più crude cede il passo a censura o morbidezza, sta l’efficacia comunicativa di questo libro.
Le Ville Tristi sono una pagina della storia della Resistenza italiana al nazifascismo, una storia di cui spesso le nostre città portano muta memoria: passiamo davanti a questi edifici, ci stupiamo del loro aspetto elegante ma non sempre sappiamo tutto di chi è passato tra le loro mura.
La lettura di La casa del male è indicata per ragazze e ragazzi della Scuola secondaria di secondo grado, è un’opera completa e interessante anche per gli approfondimenti storici che la corredano.
Gli spunti di riflessione non mancano: a partire dalle storie dei protagonisti si può riflettere sul senso di giustizia, sullo sconvolgimento che la guerra e il sostenere o meno il regime ha portato nella vita di persone che erano amici, famigliari, vicini di casa. Si può riflettere sulla paura e sull’impunità delle violenze, su come tanti meccanismi non si siano esauriti e si ripresentino quasi identici nell’attualità .
E se ci si trova in una città in cui questa triste parte di storia ha lasciato il suo segno, la lettura potrebbe essere la preparazione a una visita in presenza in uno di questi luoghi che conservano tutta la disumanità , e la forza del resistere.
Redazione
Roberto Castaldo - DFI Books