L’importanza della co-progettazione
Da Maria Montessori a Loris Malaguzzi, la pedagogia ci insegna che lo spazio non è mai neutro: educa, condiziona, orienta.
Anche i bambini e le bambine della Scuola primaria possono prendere parte a percorsi di co-progettazione; non solo possono, ma dovrebbero sempre essere coinvolti nei processi decisionali che riguardano la scuola e il territorio. Non si tratta di un gesto simbolico o di una concessione, ma di una scelta educativa e democratica coerente con i principi fondamentali della pedagogia attiva e dei diritti dell’infanzia.
Coinvolgere gli alunni e le alunne nei processi decisionali significa riconoscerli come soggetti competenti, capaci di osservare, interpretare e immaginare gli spazi che abitano quotidianamente. Se lo spazio “educa”, come ci dice Maria Montessori, allora chi lo vive deve poter contribuire a pensarlo e trasformarlo.
Eppure, oggi dare parola a bambine e bambini della Scuola primaria è un gesto tutt’altro che scontato. In questo contesto, il Consiglio delle ragazze e dei ragazzi rappresenta uno spazio in cui sperimentare la partecipazione, l’ascolto e la possibilità di incidere sul proprio quotidiano. È un’esperienza che insegna, fin da piccoli, che la scuola non è solo un luogo da attraversare, ma una comunità viva, intrecciata al territorio e al quartiere in cui si trova.
Se l’ambiente è un “maestro silenzioso” o un “terzo educatore”, allora la sua progettazione diventa un atto pedagogico a tutti gli effetti. La co-progettazione di comunità rappresenta una naturale evoluzione di queste riflessioni: un processo attraverso cui lo spazio educativo prende forma a partire dai bisogni, dalle relazioni e dalle visioni condivise dalla comunità scolastica. Il Consiglio dei ragazzi e delle ragazze rappresenta così il luogo ideale per sperimentare questi processi di co-progettazione degli spazi della scuola e del territorio, ma anche per ripensare l’organizzazione di momenti di vita collettivi.
Dal punto di vista pedagogico, la partecipazione dei bambini e delle bambine ai processi di co-progettazione rafforza competenze chiave come il pensiero critico, la capacità di cooperare, l’ascolto reciproco e il problem solving. Nei laboratori di co-progettazione, i più piccoli e le più piccole imparano che le decisioni collettive richiedono tempo, confronto e mediazione, sperimentando in modo concreto cosa significa far parte di una comunità. In questo senso, la scuola si configura come una palestra di cittadinanza attiva, dove la democrazia non viene spiegata, ma praticata.
Questa prospettiva è in linea anche con il pensiero di John Dewey, per il quale l’apprendimento nasce dall’esperienza e dalla partecipazione a contesti sociali significativi. Coinvolgere i bambini e le bambine nelle scelte che riguardano la scuola e il territorio significa offrire loro esperienze autentiche di responsabilità, che rafforzano il legame tra conoscenza, azione e senso di appartenenza.
La nostra esperienza nelle scuola primarie di Tor Pignattara
Come associazione A Sud, stiamo seguendo da circa 3 anni i lavori del Consiglio dei ragazzi e delle ragazze di 2 scuole primarie a Roma nel V Municipio: L’Istituto Comprensivo Simonetta Salacone, plesso Pisacane, e Istituto Comprensivo Laparelli, plesso Deledda.
All’interno del Consiglio ci sono due rappresentanti, preferibilmente un bambino e una bambina, per ogni classe della scuola. I/le rappresentanti vengono eletti ad inizio anno scolastico e sono portavoce delle decisioni prese collettivamente durante le assemblee della classe. Il Consiglio si riunisce una volta al mese in orario scolastico ed è facilitato da due docenti e, come nel nostro caso, da operatori e operatrici della nostra associazione.

L’inizio della collaborazione con la scuola Pisacane è stato il processo di co-progettazione che ha coinvolto tutta la comunità educante nei lavori di ristrutturazione dell’ex casa del custode, utilizzata sia in orario scolastico che extrascolastico.
Coinvolgere il Consiglio in questo processo ha significato educare bambini e bambine alla cura dei beni comuni. Quando partecipano alla progettazione di un’aula, di un cortile, di una biblioteca o di uno spazio di quartiere, gli alunni sviluppano un senso di responsabilità verso quei luoghi, li riconoscono come propri e imparano a prendersene cura nel tempo. La coprogettazione non produce solo spazi migliori, ma comunità educanti più consapevoli e resilienti.

L’anno successivo abbiamo invece lavorato con il Consiglio sulla comunità educante e sul territorio e su quello che nella vita scolastica quotidiana poteva essere per loro migliorato. Attraverso giochi, mappature e momenti di confronto, sono emersi con chiarezza alcuni temi percepiti come urgenti: la cura degli spazi, il verde, la mobilità e, soprattutto, la mensa scolastica.
Nei mesi successivi abbiamo approfondito il tema della mensa scolastica. Tra dicembre e gennaio, parlando di cibo, sprechi e filiere alimentari, abbiamo cercato di restare ancorati alla loro esperienza concreta. Attraverso attività ludiche e laboratoriali, la mensa è diventata uno spazio da osservare e interrogare: non solo per ciò che si mangia, ma per le relazioni, i tempi, il lavoro e le risorse che la attraversano. Il cibo è stato così raccontato come un processo che coinvolge acqua, energia, fatica e scelte, aprendo riflessioni più ampie.
A febbraio il percorso ha assunto una dimensione ancora più pratica. Le bambine e i bambini si sono trasformati in una sorta di “sentinelle” della scuola, coinvolti nel monitoraggio dei rifiuti e dello spreco alimentare. Raccogliere dati, osservare, confrontarsi ha permesso di spostare lo sguardo dalla colpa individuale a una responsabilità condivisa. Questo lavoro ha trovato una sintesi significativa nella scrittura collettiva di una lettera indirizzata alla dirigente del plesso: un gesto semplice, ma capace di restituire ai più piccoli e alle più piccole la sensazione concreta di poter essere ascoltati.

Il percorso che sta iniziando ora alla Scuola primaria Deledda e alla secondaria di I grado dello stesso istituto (plesso Pavoni) si muove nella stessa direzione, ma è ancora nella sua fase iniziale. In questi giorni stiamo accompagnando le classi nella scelta dei/delle rappresentanti, e ci colpisce l’entusiasmo con cui bambine e bambini si avvicinano a questo ruolo. In una scuola fortemente multiculturale, vedere anche chi ha storie familiari e linguistiche diverse mettersi in gioco per rappresentare la propria classe è particolarmente potente.
Crediamo profondamente che offrire la possibilità di fare esperienza di partecipazione sin dall’infanzia possa aprire molte strade. Spesso, quando si è piccoli, non si ha la possibilità di prendere decisioni, esprimere opinioni o articolare riflessioni. Eppure, la voce di chi vive, cresce, ride e si confronta ogni giorno tra le mura di una scuola merita spazio. Interpellare e accompagnare bambine e bambini in processi di partecipazione e di impegno collettivo significa anche prepararli ad attraversare con maggiore consapevolezza le fasi successive della crescita, costruendo basi più solide di ascolto, confronto e cura reciproca.
Bibliografia
- J. Dewey, Democrazia e educazione, Edizioni Anicia, 2018.
- F. Frabboni, B. Quinto Borghi, Loris Malaguzzi e la scuola a nuovo indirizzo, Edizioni ZeroSei, 2017.
- G. H. Fresco, I bambini e l’ambiente secondo il metodo Montessori, Edizioni Solferino, 2020.
Nicole Marcellini
Giuliana Disanto
Kosmè De Maria
Roberto Castaldo - DFI Books