La scuola dell’Infanzia è uno dei luoghi educativi in cui è ancora possibile lasciare che il pensiero prenda forma prima delle parole. Nelle sezioni dei 5 anni della scuola dell’infanzia Scuola Europa, da alcuni mesi è in corso una sperimentazione che intreccia STEAM e Funzioni Esecutive attraverso un protocollo rigoroso: non vengono poste domande ai bambini e alla bambine, non vengono introdotte anticipazioni e spiegazioni, non si sollecita il “sapere”, ma si costruiscono contesti in cui l’osservazione, la manipolazione, la possibilità di errore e la documentazione prodotta permettono al pensiero di emergere, stratificandosi, in modo naturale e osservabile.
La regia del percorso è gestita degli adulti “dietro le quinte”: insegnanti ed esperti preparano ogni settimana un setting intenzionale, in cui materiali destrutturati, oggetti naturali, fenomeni fisici o strumenti vengono disposti in modo da generare una condizione di contatto diretto con il mondo. Non si tratta di un laboratorio dimostrativo, né di un compito, né di un gioco guidato: è piuttosto un ambiente “carico” di possibilità diversificate, progettato per rendere osservabili quei processi cognitivi invisibili chiamati Funzioni Esecutive.
Le attività non nascono quindi da domande rivolte ai bambini (“cos’è l’acqua?”, “cos’è il fuoco?”), ma dalla messa in scena del fenomeno: blocchi di ghiaccio che contengono piccoli animali, aria canalizzata in tubi trasparenti, materiali che evocano la terra, organismi viventi o semplici robot programmabili. Il bambino entra nel setting, lo esplora, lo manipola a proprio piacimento e tenta di comprenderlo secondo tempi e modalità personali.
STEAM come cornice di senso
STEAM alla Scuola dell’Infanzia non è sinonimo di anticipo disciplinare; corrisponde a un approccio epistemologico. Occorre esporre i bambini e le bambine a materiali e fenomeni legati a scienze, tecnologia, ingegneria, arte e matematica senza tradurli in linguaggio adulto. Quando si predispone un blocco di ghiaccio con dentro organismi plastici, una pista per l’aria che passa attraverso valvole e gomiti, oppure un terreno con organismi viventi e non viventi, si utilizza infatti un linguaggio scientifico che non si avvale dalla lezione ma dall’esperienza.
Il cuore di questo approccio è la manipolazione intenzionale: pesare, toccare, soffiare, costruire, aprire, incastrare, classificare, programmare, copiare dal vero. Si tratta di azioni che attivano modelli mentali, non nozioni.
Funzioni Esecutive: il livello invisibile del pensiero
All’interno di questo contesto emergono in modo naturale le Funzioni Esecutive, ossia quei processi cognitivi che permettono di coordinare comportamenti finalizzati. Memoria di lavoro (trattenere sequenze d’azione), inibizione (aspettare, non interrompere, non intervenire sul compagno), flessibilità cognitiva (cambiare strategia se la precedente non funziona) e attenzione sostenuta diventano così oggetto di osservazione scientifica.
Se un bambino tenta di liberare un animale intrappolato nel ghiaccio, sta mettendo in sequenza azioni, valutando strumenti e osservando risultati: è memoria di lavoro. Se deve attendere il proprio turno nel soffiare all’interno dell’Air Maze, attiva l’inibizione. Se programma BeeBot e il robot non raggiunge l’obiettivo, è flessibilità cognitiva. Se si sofferma a classificare organismi viventi e non viventi, è un esercizio di categorizzazione fondato sull’osservazione.

Un metodo scientifico alla portata dei bambini
Il percorso non adotta la forma della lezione, ma del ciclo scientifico:
- Esposizione al fenomeno
- Osservazione non guidata
- Manipolazione e sperimentazione
- Errore e revisione
- Output documentale o materiale
Gli output non sono verifiche né restituzioni scolastiche, ma tracce di processo: copie dal vero, mappe di movimento, classificazioni, modelli tridimensionali, poster, sequenze di crescita, percorsi di coding. Il loro valore è documentale, non performativo.
Osservazione etologica e micro-esiti
Per rendere il lavoro misurabile è stato integrato un sistema di osservazione etologica, condotto dalle psicologhe dell’equipe pedagogica Dottoresse Porati e Scarafile, focalizzato su segnali comportamentali e non su produzioni: posture, tempi di attesa, strategie, turnazioni, verbalizzazioni, gesti di coordinazione fine.
La classe è composta da 21 bambini, suddivisa in due gruppi di 10/11 elementi per ridurre la sovrapposizione e facilitare la raccolta dei dati. La durata complessiva è di 20 settimane, con alternanza tra esperti e docenti, e tre finestre osservative: in avvio (già completata), a metà percorso e in chiusura.
Le prime analisi mostrano una forte motivazione intrinseca nella manipolazione dei fenomeni naturali e fisici, una progressiva evoluzione della turnazione spontanea e una crescita delle strategie di autoregolazione nei compiti che richiedono attesa o sequenza. Restano, come previsto, criticità legate all’impulsività nei contesti ad alta attivazione, interpretate non come ostacolo, ma come campo fertile per lavorare sull’inibizione.

Prospettive di ricerca e replicabilità
Il valore di questo percorso non risiede nel “far diventare i bambini scienziati”, ma nel costruire condizioni per osservare la scienza che è già nei bambini, prima che diventi linguaggio disciplinare.
Alla fine delle 20 settimane verrà redatto un report che integrerà osservazioni qualitative, dati comportamentali, documentazione visiva e riflessioni degli adulti coinvolti. L’obiettivo è duplice: comprendere se e come l’esposizione a setting STEAM possa sostenere le Funzioni Esecutive in età prescolare e offrire un modello replicabile ad altre scuole del segmento 3-6, che verranno rese partecipi durante la prossima annualità 2026-2027 testando di persona il protocollo per individuare i punti di forza ed i punti da migliorare.
Anna Scarafile
Chiara Porati
Marta Rini
Maria Julia Chan Chuc
Valentina Piccoli
Redazione
Roberto Castaldo - DFI Books