Cosa succede in questo mondo quando sei una “eva” creata in laboratorio e a 16 anni arriva il momento della Cerimonia?
Solo per sempre tua di Luoise O’Neill, edito da il Castoro, ci scaraventa in un futuro in cui il genere femminile rasenta l’estinzione e gli esseri umani di sesso maschile, responsabili di questa rovina, elaborano una soluzione per ripopolare il mondo: creare in laboratorio donne perfette, sempre giovani e allevate al solo scopo di apparire belle, compiacenti e sottomesse. Il loro scopo? Generare prole, dalla quale solo gli individui maschi meritano la sopravvivenza, diventare concubine o perdere la possibilità di generare per diventare educatrici di nuove donne-bambola; il tutto fino alla Terminazione, l’età in cui vengono fatte sparire perché sono ormai “vecchie” e non più piacevoli (40 anni).
O’Neill ci fa seguire la storia di isabel e freida, due sedicenni, amiche da sempre e allieve della Scuola. I loro nomi sono scritti in minuscolo, così come quelli di tutte le ragazze che vengono create artificialmente ed educate dalle caste, le donne sterili a cui viene affidata la formazione delle future eve.
Nella Scuola le ragazze imparano a prendersi cura del loro aspetto in modo ossessivo e ad essere sempre accondiscendenti nei confronti degli uomini, dedicando la loro vita ad apparire belle e fertili: mangiano pochissimo per avere la pancia sempre piatta, e vengono tentate con cibi calorici e piacevoli che dovrebbero smascherare le ragazze dalla volontà più debole. Vengono loro date pillole per ogni cosa: dormire bene, non assimilare grassi, bloccare il ciclo mestruale. Postano ogni giorno proprie foto su MyFace, una sorta di social network in cui i ragazzi loro coetanei possono votarle per eleggere le 10 ragazze più belle, una classifica non casuale dato che 10 sono i ragazzi disponibili a prendere moglie. Ecco che rientrare tra le prime dieci diventa un obiettivo chiave per definire il loro futuro: più in alto sei in classifica, più possibilità hai di diventare una moglie bella e sostituibile.
Tutto segue lo stesso copione fino a quando in isabel qualcosa cambia, e decide di ribellarsi: non si cura più, mette su peso e comincia a isolarsi dalle compagne. Si isola anche da freida che, rimasta sola e spaventata, si allea con le compagne più competitive e spietate, comportandosi in maniera feroce e subdola, anche contro la sua migliore amica: il comportamento esemplare di un animale in gabbia.
È questo che sono le protagoniste di Solo per sempre tua, ragazze che a dispetto di come sono state “programmate”, senza educazione e incapaci persino di leggere, a un certo punto sviluppano una coscienza, la consapevolezza che qualcosa in questo sistema non funziona che le porta a desiderare di trovare una via d’uscita… che però O’Neill non sembra voler dare loro.
Il romanzo ha una scrittura piacevole e scorrevole, ma è impossibile non restare scolvolte dalla storia: la struttura di questa società distopica ricorda per tanti aspetti Il racconto dell’ancella di Margaret Atwood (Ponte alle grazie), ma la scelta di alcuni dettagli come i nomi del “cellulare” delle ragazze, il social newtwork che usano per condividere le loro foto, o l’attenzione per le tipologie di alimenti che consumano non può che richiamare in modo inquietante il presente.
E sta proprio qui il valore anche didattico di questo romanzo, adatto a una Secondaria di II grado: la lettura, individuale o in classe, da infiniti spunti per analizzare a un livello già avanzato il modo in cui nella società la donna è vista, e spesso si vede, attraverso lo sguardo maschile. Ci sono varie chiavi di lettura ed elementi che possono portare a un dibattito su come la tensione alla performance, da una parte, e la difficoltà di riconoscimento femminile, dall’altro, abbiano portato alla creazione di canoni di bellezza e bravura irraggiungibili.
Le donne di O’Neill devono essere sempre perfette, ma anche noi dobbiamo esserlo sempre: fisicamente, a scuola, in famiglia… non c’è margine per l’errore o per ciò che un modello di società maschile considera “brutto”.
Ma dove possiamo migliorare? Cosa possiamo imparare dai movimenti femministi e dal femminismo più “pop” che incontriamo anche sui social network? Quali sono i gesti quotidiani che consideriamo innocui ma sono invece segnali d’allarme? Se siamo ragazze, come ci sentiamo nei confronti del nostro corpo e come questa sensazione ci porta a comportarci e comunicare con e altre persone? E se siamo ragazzi, cosa pensiamo del corpo delle donne e delle ragazze, cosa ci aspettiamo da loro che a noi stessi non chiederemmo mai?
Sono tante le domande e le riflessioni che possono nascere da questa lettura, concetti, immagini, proposte che possono portare ad aprire uno spiraglio di speranza, la speranza che freida e isabel, nel loro mondo, non possono avere più.
Redazione
Roberto Castaldo