La Gran Bretagna non esiste più, o meglio: non esiste più per come la conosciamo.
Da un anno l’isola è una bianca e spessa coltre di neve, gli abitanti hanno presto cominciato ad andarsene alla ricerca di condizioni più favorevoli e climi più caldi. E tanti paesi si sono ritrovati senza più nulla in grado di garantire la civiltà, un medico, un corpo di polizia, nulla.
Così, quando a Wivenhoe il corpo di Ian si trova riverso a terra nella neve ormai rossa di sangue, non c’è nessuno che lo possa soccorrere e nessuna autorità che possa prendere in custodia Patrick, rimasto immobile con l’ascia in mano e le ciglia intrise di neve e sangue scuro.
Lettori e lettrici vengono immersi in un presente alternativo ma non così diverso da alcune realtà che viviamo già oggi: il collasso climatico ha toccato il suo culmine e la Gran Bretagna è ormai un’isola di ghiaccio.
In questo contesto emergono tutte le sfaccettature di un’umanità che si trova costretta ad autogestirsi e ricostruire delle norme sociali: accanto all’affetto, all’aiuto e alla compassione, si esacerbano anche il risentimento, la rabbia, la violenza.
Da lettori e lettrici guardiamo l’universo narrativo e le vicende che si susseguono dal punto di vista di Joe ed Helen, figlio e madre che nel giro di 24 ore si trovano a dover decidere del proprio futuro. La prima opzione è quella di abbandonare le proprie radici e il proprio paese per spostarti in un altro luogo, lontano e sconosciuto dove molto probabilmente non riusciranno a ricostruire la propria famiglia e le proprie radici, restando per sempre agganciati a un’identità sospesa. Oppure i protagonisti possono decidere di restare a Wivenhoe, dove l’odio della comunità per l’omicidio commesso da Patrick e ricaduto sulla loro famiglia si fa sempre più pressante e opprimente, con una screscente tensione percepibile anche attraverso stile e narrazione.
Mentre il narratore incalza il lettore e il gelo attanaglia sempre di più il continente e la piccola comunità rimasta isolata, si fronteggiano sulla pagina grandi temi opposti: bene e male, gioventù e vecchiaia, il sogno e il desiderio e la realtà e la rassegnazione.
La neve non ha odore edito da 8tto Edizioni è il secondo libro di Samuel Fisher, libraio londinese che mostra in queste pagine una grande attenzione per l’animo umano e per le passioni che lo animano.
Una lettura adatta a partire dalla Scuola secondaria di I grado godibile e avvincente, ma anche ricca di spunti di riflessione: le vicende del libro possono fungere da spunto per discutere in classe o nel contesto di un esercizio di scrittura del collasso climatico e delle responsabilità che l’uomo deve attribuirsi e riconoscersi. Interessante è anche il tema del legame con le proprie origini e della difficoltà di abbandonare il luogo in cui si hanno radici: in questo caso Samuel Fisher ci da un aggancio anche per introdurre la questione delle migrazioni climatiche sempre più necessarie e dolorose per chi le affronta.
Da non dimenticare la questione della colpa e della degradazione a cui sono sottoposti i rapporti umani in situazioni di pericolo: come reagiremmo noi? Come ci comporteremmo se tutto attorno diventasse un inferno ghiacciato?
Redazione
Roberto Castaldo - DFI Books