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Area Secondaria II grado

La verità tra assoluto e relativo: il Debate come pratica filosofica

Giuliana Disanto propone un percorso didattico sulla ricerca della verità e spiega come il Debate possa diventare una forma di pratica filosofica.

Tempo di lettura: 5 minuti

Giuliana DisantoGiuliana Disanto
ricerca verità

Educare alla verità nell’epoca del pluralismo

Nel panorama educativo contemporaneo, il concetto di verità appare spesso problematico, quando non apertamente sospetto. Gli studenti si muovono tra affermazioni contrastanti, narrazioni concorrenti e un flusso informativo che tende a livellare il vero sull’opinabile. In questo contesto, l’insegnamento della filosofia assume una responsabilità cruciale: non tanto quella di fornire risposte definitive, quanto di educare alla ricerca della verità come esercizio critico, dialogico e argomentato.

Avvicinare ragazzi e ragazze alla verità significa, allora, aiutarli a costruire un rapporto personale e consapevole con le proprie convinzioni, imparando al tempo stesso a sospenderle, metterle alla prova e confrontarle con quelle altrui. In questa prospettiva, il contraddittorio non rappresenta un ostacolo, ma una risorsa cognitiva essenziale. È proprio su questa convinzione che si fonda la proposta didattica qui presentata, che utilizza il Debate filosofico come strumento privilegiato per affrontare uno dei nuclei teorici più rilevanti della filosofia: il problema della verità.

La verità nella filosofia antica: pluralità di modelli teorici

Il percorso si inserisce all’interno di un’unità di apprendimento dedicata alla filosofia greca, con particolare attenzione al confronto tra concezioni diverse e spesso antitetiche della verità. La riflessione prende avvio dalla posizione di Parmenide, per il quale la verità coincide con l’essere stesso: ciò che è, è pensabile e dicibile, mentre il non-essere non può essere oggetto di conoscenza. In questa prospettiva, la verità assume un carattere assoluto, necessario e universale, sottratto alla variabilità dell’opinione.

A questa impostazione si contrappone il pensiero dei sofisti, che mettono in discussione l’idea di una verità unica e oggettiva. Con Protagora, la verità diventa relativa al soggetto e al contesto: «l’uomo è misura di tutte le cose». Il logos non riflette semplicemente la realtà, ma la costruisce, rendendo la verità inseparabile dal linguaggio, dalla persuasione e dalle convenzioni sociali.

La figura di Socrate introduce una svolta decisiva: la verità non è né possesso dogmatico né puro relativismo, ma esito di una ricerca dialogica. Attraverso la maieutica, Socrate mostra come il confronto critico e il riconoscimento della propria ignoranza siano condizioni necessarie per avvicinarsi al vero.

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Con Platone, la verità viene collocata sul piano della conoscenza delle idee, raggiungibile attraverso la dialettica come progressivo superamento della doxa. Aristotele, infine, elabora una concezione più equilibrata, definendo la verità come adeguazione dell’intelletto alla realtà(adaequatio intellectus et rei), pur riconoscendo il ruolo del linguaggio e del giudizio.

Questa pluralità teorica offre agli studenti un terreno fertile per comprendere che la verità, in filosofia, non è mai un concetto ingenuo o univoco, ma il risultato di una tensione costante tra universalità e prospettiva.

Dal contenuto al metodo: perché il Debate in filosofia

La scelta del Debate come metodologia didattica non risponde a un’esigenza meramente attivistica, ma trova una profonda coerenza epistemologica con la natura stessa della filosofia. Il Debate, infatti, riproduce in forma didattica quella dinamica di confronto argomentato che attraversa l’intera storia del pensiero filosofico.

Nel percorso proposto, la classe viene divisa in due squadre: una chiamata a sostenere la tesi della verità assoluta e universale, l’altra quella della verità relativa e socialmente costruita. Ogni gruppo è tenuto a costruire argomentazioni fondate sui testi filosofici studiati, anticipare le obiezioni avversarie e articolare confutazioni coerenti. In questo modo, gli studenti sono spinti a:

  • comprendere a fondo posizioni che non necessariamente condividono;
  • distinguere tra opinione personale e argomentazione razionale;
  • esercitare l’ascolto attivo e il rispetto delle regole del confronto.

Il Debate diventa così una vera e propria palestra filosofica, in cui il pensiero prende forma attraverso il dialogo regolato.

studenti fanno debate

La gestione didattica del confronto e il ruolo del docente

Durante il dibattito, il docente assume un ruolo di mediatore e garante del metodo, più che di detentore della verità. La scansione dei tempi, l’assegnazione dei ruoli e la presenza di momenti strutturati di riflessione collettiva consentono di evitare che il confronto degeneri in scontro o mera competizione.

Particolarmente significativa è la fase finale di rielaborazione, in cui agli studenti viene chiesto di interrogarsi su quale posizione li abbia maggiormente convinti e se sia possibile una sintesi tra le tesi emerse. In questo passaggio, il Debate supera la logica binaria e restituisce alla filosofia la sua funzione più autentica: problematizzare, non semplificare.

Valutazione e competenze: oltre il contenuto

La valutazione accompagna l’intero percorso in una prospettiva formativa, attraverso strumenti di autovalutazione, valutazione tra pari e osservazione docente. Non vengono considerate solo le conoscenze disciplinari, ma anche competenze trasversali fondamentali: capacità argomentativa, chiarezza espositiva, rispetto delle regole del dialogo, collaborazione.

In tal modo, la valutazione diventa parte integrante del processo filosofico, aiutando gli studenti a riflettere sul proprio modo di pensare e di confrontarsi.

Conclusione: il valore educativo del dissenso

L’esperienza del Debate filosofico mostra come sia possibile rendere l’insegnamento della filosofia significativo e attuale, senza rinunciare al rigore teorico. Educare al dissenso argomentato significa educare alla verità come ricerca condivisa, non come imposizione.

In un tempo in cui il dialogo pubblico è spesso polarizzato e semplificato, la scuola può e deve diventare il luogo in cui si impara che il confronto non indebolisce il pensiero, ma lo rafforza. Come insegna la lezione socratica, la verità non appartiene a chi parla più forte, ma a chi è disposto a mettersi in discussione.

25 Febbraio 2026

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