Il palazzo in cui Sarah e la sua sorellina vivono con mamma e papà si trova al centro di una non specifica città, il pavimento dell’appartamento all’ultimo piano scricchiola e si sentono spesso i rumori dei topi che si spostano nelle pareti… ma non è questo a preoccupare le due bambine. Ciò che davvero le intimorisce è il portiere del palazzo, un omone dall’espressione burbera e dalla lunga barba nera: cosa nasconderà in quella barba ispida, si chiedono le due sorelle?
Il portiere sembra quasi un orco, fa davvero paura! Ma, sarà davvero così cattivo? Di certo sono cattive le persone che, da un giorno all’altro, appendono bandiere rosse con croci uncinate in giro per la città e dicono che la “gente come loro”, come Sarah e la sua famiglia, non può più entrare nei negozi come le altre persone né camminare liberamente per strada.
Alcune persone cominciano a sparire e non si sa nulla di loro… accade lo stesso ai genitori delle due bambine, che senza ragione si ritrovano sole e in un contesto ostile e pericoloso.
È qui che entra in gioco l’ “orco”. Il portiere cerca di aiutare Sarah e la sorella, possono fidarsi di lui! Le bambine non sono convinte, ma non hanno scelta e decidono di nascondersi… nella sua barba!
La folta e ispida barba dell’uomo, che tanto intimoriva le piccole protagoniste, è piena di bambini e bambine che il portiere cerca di aiutare e portare in salvo da uomini feroci che vogliono far loro del male.
La storia di L’orco del piano di sotto racconta di una vicenda in realtà comune: la storia di chi, durante le persecuzioni della Seconda Guerra mondiale, ha deciso di aiutare le persone perseguitate, e in particolare persone ebree, tra cui molte bambine e bambini, a sfuggire dalle violenze nazifasciste. Queste persone hanno offerto rifugio nelle loro case o hanno aiutato le persone a raggiungere luoghi per loro sicuri pur consapevoli dei rischi a cui andavano incontro. Molte di loro hanno ricevuto il titolo di “Giusti tra le nazioni”, la più alta onorificenza che lo stato di Israele conferisce alle persone fisiche; purtroppo molte persone, per mancanza di testimonianze, sono rimaste anonime e non hanno mai avuto questo riconoscimento ufficiale nonostante il loro aiuto sia stato fondamentale per salvare vite di civili perseguitati.
In questo albo la storia di un “Giusto” scritta dalle parole di Olivier Dupin va di pari passo e dialoga continuamente con le illustrazioni di Barroux, che ha scelto di caratterizzare le tavole con diversi colori che corrispondono a differenti stati d’animo: il giallo predomina nelle immagini dell’instabile quotidianità delle bambine, in cui già si intravedono elementi di pericolo in rosso, colore che prenderà il sopravvento insieme al nero quando compaiono soldati e bandiere per le strade. I colori accesi lasciano poi il passo ai toni del celeste, che porta serenità e tranquillità nelle vite dei bambini salvati.
Un viaggio nella storia e nelle emozioni di chi l’ha vissuta, da esplorare attraverso varie profondità di lettura: il ricordo della Shoah e l’importanza dell’aiuto disinteressato sono evidenti anche a una modalità di lettura alla portata di bambine e bambine della Scuola dell’infanzia. La guida di una persona adulta o la lettura in classe dell’albo possono però condurre a riflessioni più strutturate e profonde sui temi della guerra, della discriminazione, della violenza… un punto di partenza per avviare un laboratorio di lettura e analisi del presente, senza dimenticare di dedicare spazio al ricordo di uno dei momenti più bui della nostra storia.
Redazione
Roberto Castaldo - DFI Books