La nostra piccola protagonista ha 17 giorni quando l’Italia vince la coppa Rimet, i campionati del mondo di calcio, battendo 2-1 la Cecoslovacchia. È il 10 giugno 1934, Benito Mussolini è al governo da ormai 12 anni e dì li a poco Adolf Hitler, truccando un referendum, darà avvio alla dittatura nazista.
Ma la piazza quel 10 giugno è in festa, e lo sarà di nuovo dopo qualche anno. Nel frattempo la piazza, e la vita della piccola bambina, attraversano rivolte, vittorie, sconfitte, cambiamenti politici e, soprattutto, guerre.
La piazza illustrata da Alessandro Sanna esiste e non esiste insieme, è una qualsiasi piazza italiana e proprio per questo non ne rappresenta nessuna nello specifico, è un simbolo dell’Italia intera e degli spazi pubblici che vengono attraversati dai fatti che vanno dal 1934 al 1945, chiudendosi con un’istantanea della piazza, e dell’Italia, oggi.
A raccontarci tutto è sempre lo sguardo onesto della protagonista bambina, che cresce dovendo salutare i suoi zii, che non possono sposarsi e sono costretti ad andare via, in quel “fuori” che veniva dipinto come pericolo e sconveniente; ma non avevano alternativa, non potevano stare lì, così come il maestro, che se n’era già andato con una valigia e una stella sulla giacca. Siamo nel 1938 e le leggi razziali non lasciano scampo, il fascismo e il suo capo, così piccolo come tutti gli altri re, imperatori e papi, ormai governa il paese. Può fare quello che vuole, anche requisire tutti i cancelli e le recinzioni per fonderli e creare armi, armi che servono per la guerra, armi per aiutare la Germania.
È così che la nostra protagonista comincia la scuola, e suo padre comincia la guerra. È il 1940.
Mentre le truppe italiane avanzano verso l’Egitto, la nostra protagonista di 8 anni avanza nella fine per la sua razione di pane, ma appena un anno dopo tutto sembra cambiare, o forse non tutto. È il 1943, l’esercito italiano si spacca, la Germania diventa una nazione nemica e Mussolini fonda una nuova repubblica con i soldati che ancora lo sostengono: nasce la Resistenza.
Gli alleati inglesi e americani risalgono la penisola e i partigiani combattono, si fa ancora la guerra ma è una guerra diversa, disperata e piena di speranza insieme.
Poi, un giorno, la bambina vede un soldato americano, è alto e forte ma gentile, non come il duce, il re o il papa che pur essendo piccoli guardavano tutte e tutti dall’alto: il soldato le sorride e le da la cioccolata, la guerra è finita.
I suoi zii tornano, la piazza torna a riempiersi di persone, nuovi palazzi e risate… e la bambina, che ora ha 11 anni, riesce a salire sul grande albero al centro della piazza.
Ora l’Italia è una Repubblica democratica, e nessuno dovrebbe avere più paura di quello in cui crede, del luogo da cui proviene e delle idee che ha.
Le parole di Pierdomenico Baccalario scandiscono la storia di Piazza 25 aprile e danno una visione interna e originale sugli avvenimenti del fascismo e della Liberazione.
Una proposta da leggere in classe a partire dalla Scuola secondaria di I grado per portare ragazze e ragazzi dentro agli avvenimenti della storia e proporre un’attività di approfondimento e ricerca: cosa avremmo potuto vedere nella piazza del nostro paese o della nostra città in quegli anni? E nelle piazze delle altre nazioni cosa stava succedendo?
Un modo per guardare la storia non come un semplice avvicendarsi di eventi ma come parte della vita di chi l’ha vissuta, un elemento vivo che interagisce con le persone e con le loro personali storie.
Redazione
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