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Area Secondaria II grado

Costruire il cambiamento: i pilastri del Service Learning 

Angela Schisa e Angela Serpe, docenti esperte di Service Learning, illustrano i cinque pilastri base della metodologia e le sue varianti, adattabili in ogni contesto.

Tempo di lettura: 6 minuti

Angela SchisaAngela Schisa Angela SerpeAngela Serpe
Costruire il cambiamento: i pilastri del Service Learning

In questo articolo abbiamo risposto a cinque domande sul Service Learning: che cos’è, quali sono i vantaggi che offre, quali risultati aspettarsi, il ruolo dell’IA e non solo. Ma su quali pilastri si basa questa metodologia? E in quali contesti si può applicare? 

I cinque pilastri del Service Learning  

Non basta “fare un progetto sociale” per poter dire di fare Service Learning. Ci sono cinque elementi essenziali che costituiscono le fondamenta di questa metodologia. 

  • Il primo pilastro è che il servizio deve rispondere a bisogni veri, sentiti, concreti della comunità. Non possiamo partire dalla nostra testa o dai nostri programmi didattici e poi cercare un problema che ci calzi a pennello. È il contrario: prima ascoltiamo il territorio e capiamo quali sono le sue esigenze, poi vediamo come il nostro curricolo può diventare strumento per affrontarle, e se serve lo modifichiamo di conseguenza. Se gli studenti e le studentesse creano un’applicazione per aiutare gli anziani del quartiere a prenotare visite mediche, quella app servirà davvero. È questo “essere veri” che cambia tutto. Studenti e studentesse lo sentono, e cambia radicalmente la loro motivazione.  
  • Il secondo pilastro fondamentale è il protagonismo di chi studia. Nel Service Learning vero, gli studenti e le studentesse non sono esecutori di un progetto pensato da chi insegna. Sono loro i protagonisti, dall’inizio alla fine. Partecipano all’analisi del problema, alla progettazione delle soluzioni, alla realizzazione, al monitoraggio, alla valutazione finale. Certo, questo significa che a volte sbaglieranno. Ma è proprio lì che avviene l’apprendimento più profondo. E noi, da insegnanti, ci occuperemo di indicare sentieri da percorrere, di facilitare, di guidare.  
  • Il terzo pilastro è che nel Service Learning il curricolo si mette al servizio della vita, non il contrario. Le discipline non sono fini a sé stesse, ma diventano strumenti per comprendere e trasformare concretamente la realtà. Gli studenti e le studentesse studiano statistica perché devono analizzare i dati raccolti sul loro territorio. Approfondiscono la chimica perché stanno cercando modi concreti per ridurre l’impatto ambientale della loro scuola. Il curricolo, quindi, non viene abbandonato ma anzi, viene potenziato, perché diventa significativo e contestualizzato.  
  • Il quarto pilastro essenziale è la costruzione di una rete di sostegno. Il Service Learning richiede alleanze: con le famiglie, con le associazioni del territorio, con le istituzioni locali, con esperti di vari settori. Questa apertura trasforma profondamente la scuola. Da un’istituzione chiusa diventa un nodo di una rete educativa più ampia. E c’è reciprocità: non è la scuola che “fa beneficenza” al territorio. È uno scambio. Il territorio diventa aula didattica, le persone della comunità diventano maestri. Tutti imparano, tutti danno qualcosa, tutti ricevono.  
  • Il quinto pilastro è la riflessione critica continua sull’esperienza. Senza riflessione, l’esperienza resta solo esperienza, non diventa apprendimento. Andrew Furco lo dice chiaramente: la riflessione è «il fattore che trasforma un’esperienza interessante in qualcosa che influisce decisamente sull’apprendimento». Durante tutto il percorso, gli studenti e le studentesse sono chiamati a fermarsi e pensare: che cosa stiamo facendo? Perché? Che cosa stiamo imparando? Come ci sentiamo? Questa meta-riflessione trasforma il servizio in apprendimento profondo. 
pilastri service

Tanti modi per fare la differenza  

Il Service Learning è estremamente flessibile. Si adatta, attraverso diverse modalità applicative, a contesti, età e bisogni diversi.  

  • Nel Research-Based Service Learning gli studenti e le studentesse diventano ricercatori sociali.   
    Immagina una classe di terza media che studia il fenomeno della solitudine degli anziani nel proprio quartiere. Escono dalla classe, intervistano, raccolgono dati, li analizzano con strumenti statistici veri. Alla fine, producono un rapporto che presentano in Comune o alle associazioni del territorio.  
  • Nell’Advocacy Service Learning l’obiettivo principale è comunicare e far cambiare opinioni.   
    Pensa a studenti e studentesse di un liceo che, dopo aver studiato i cambiamenti climatici, creano una mostra interattiva per sensibilizzare la cittadinanza sugli stili di vita sostenibili.  
  • L’Indirect Service Learning si ha quando si interviene sulla realtà ma non a contatto diretto con i destinatari.   
    Bambini di scuola primaria che creano giochi didattici per bambini non vedenti di un’altra scuola: studiano, per esempio, pedagogia speciale e scienze dei materiali ma il loro servizio consiste nel produrre oggetti che altri useranno.  
  • Il Direct Service Learning, quello “faccia a faccia”, è la forma più intensa emotivamente, anche se non sempre possibile.   
    Adolescenti che offrono supporto scolastico a bambini con difficoltà di apprendimento, ragazzi e ragazze che fanno compagnia agli anziani raccogliendo le loro storie di vita, studenti e studentesse che aiutano persone con disabilità a praticare sport adattati.  
  • E infine il Virtual Service Learning, particolarmente rilevante oggi.   

Studenti che creano tutorial video per aiutare anziani a usare smartphone, che offrono supporto a distanza a coetanei, che sviluppano app per facilitare l’accesso ai servizi pubblici. 

Fuori Classe. Service Learning nell’era dell’IA generativa 

Per condividere questa metodologia con altri insegnanti, raccontare esperienze di insegnamento concrete e accompagnare gli insegnanti-eroi in una nuova avventura, abbiamo scritto Fuori Classe. Service Learning nell’era dell’IA generativa, per mostrare il valore del Service Learning come approccio che rompe i confini tradizionali della didattica e trasforma il territorio in spazio di apprendimento, mettendo in relazione scuola e comunità per produrre impatto reale. Il volume propone casi concreti, strumenti pratici e format replicabili per costruire percorsi solidi e ben strutturati, in grado di potenziare le conoscenze disciplinari, allenare il pensiero critico e rafforzare la cittadinanza attiva. In questo scenario, l’intelligenza artificiale generativa diventa un supporto strategico: aiuta a progettare le attività, a organizzarne le fasi e a documentarne i risultati, valorizzando ogni passaggio del processo. 

Vieni a trovarci a Didacta! 

Per parlare di Service Learning, e scoprire di più su come mettere l’IA al servizio delle metodologie didattiche, vieni a trovarci a Didacta al padiglione Cavaniglia (stand H37) e iscriviti al webinar del 12 marzo, in cui insieme a Roberto Castaldo, Angela Schisa e Angela Serpe parleremo di come l’intelligenza artificiale può diventare un’alleata dell’insegnante, per facilitare la progettazione di lezioni innovative mettendo sempre al centro l’apprendimento. 

23 Febbraio 2026

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Pensatori abituali: Make Learning and Thinking Visible nell’era dell’IA generativa

Un viaggio condiviso nella metodologia Making Learning and Thinking Visible (MLTV) per conoscere routine di pensiero semplici e ripetibili, che aiutano a rendere visibili i processi di apprendimento. Un libro pensato per gli insegnanti-eroi che vogliono accettare la chiamata al cambiamento, anche con l’aiuto dell’intelligenza artificiale generativa.
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