Dire, fare, insegnare
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La formazione iniziale e il tirocinio per i docenti

Il Decreto-Legge n. 36, in via di approvazione nel PNRR, introduce un percorso di 60 CFU comprensivo di insegnamenti teorici, didattiche disciplinari e tirocinio formativo. In questo modo anche in Italia sarà finalmente istituita la formazione iniziale dei docenti.

Problematiche scolastiche 
20 maggio di: Elefteria Morosini
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Il contesto europeo

Nel rapporto del 2021 di Eurydice Italia Insegnanti in europa: carriera, sviluppo professionale e benessere si prendono in esame diversi aspetti chiave della vita degli insegnanti, estendendo l’indagine ai 27 Stati membri dell’UE, nonché a Regno Unito, Albania, Bosnia ed Erzegovina, Svizzera, Islanda, Liechtenstein, Montenegro, Macedonia del Nord, Norvegia, Serbia e Turchia.

Nel Rapporto (a pag. 93) si legge che “la formazione iniziale degli insegnanti è un punto di partenza in questo processo continuo di sviluppo professionale e ‘il modo in cui è organizzata è fondamentale per determinare sia la qualità che la quantità degli insegnanti’. Lo scopo è fornire ai futuri insegnanti le competenze professionali di base e sviluppare i comportamenti necessari per il loro ruolo e le loro responsabilità nel futuro.”

La questione è stata trattata anche in precedenti documenti, da cui si rileva che la “maggior parte dei sistemi educativi europei offre una fase di avvio strutturata per gli insegnanti che si affacciano alla professione“.In Italia, invece, finora solo i docenti della scuola primaria vengono formati adeguatamente dalle Facoltà di Scienze della Formazione.

In questo quadro il PNRR - Next Generation UE pone la necessità improrogabile per il nostro Paese di dotarsi di strutture stabili per la formazione dei docenti.

Cosa è successo dal 2000 a oggi

Nel 1999-2000 erano state istituite le SISS (Scuole di specializzazione per l'insegnamento secondario), che pur con alcune inefficienze e operando con modalità ed esiti differenziati, avevano prodotto alcuni risultati positivi, tra cui l’avvio di una proficua collaborazione tra scuola e università, interrotta nel 2008 quando le SISS sono state chiuse per decisione dell’allora ministra dell’Istruzione Maria Stella Gelmini.

Il rapporto tra le due istituzioni formative è comunque continuato, anche attraverso le vicissitudini della formazioni iniziale nel nostro paese: ricordiamo i due cicli di TFA (Tirocinio Formativo Attivo), attuati con gravi ritardi e troppo brevi, i PAS, istituiti per i precari (fenomeno che continua a riprodursi nonostante tutte le sanatorie e i provvedimenti ad hoc) senza il tirocinio; per poi arrivare al naufragio del FIT introdotto dalla Buona scuola (L. 107/2015), che al cambio di governo venne ridotto a 24 CFU su temi psico-antropo-pedagogici, del tutto insufficienti per costruire una professionalità altamente complessa e in continua trasformazione e arricchimento.

La collaborazione virtuosa tra scuola e università ha portato alla recente istituzione di un Osservatorio per la Formazione Iniziale dei Docenti (FID), in cui confluiscono Università romane attente alla questione, AFAM (Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica), che già prevede indirizzi didattici, GEO (Centro di Ricerca Interuniversitario per lo studio della condizione giovanile, dell'organizzazione, delle istituzioni educative e dell’orientamento) e associazioni professionali come ANFIS (Associazione Nazionale dei Formatori Insegnanti Supervisori) e CIDI (Centro di Iniziativa Democratica degli Insegnanti).

Il Decreto-legge n. 36, in via di approvazione nel PNRR

Come in maniera sintetica viene dichiarato nel Decreto citato, per qualificare la formazione dei docenti è necessario puntare allo sviluppo di competenze professionali complesse e in gran parte trasversali, che comprendono competenze:

  • disciplinari ed epistemologiche;
  • metodologico/didattiche;
  • relazionali/comunicative;
  • contestuali/culturali;
  • tecnologiche e digitali;
  • cooperative/organizzative;
  • valutative e auto-riflessive.

Tra chi ha progettato questo percorso c’è convergenza sull’integrazione di due piani complementari di intervento, basati su una formazione pratico-teorica integrata e sviluppata attraverso specifiche didattiche disciplinari e su un tirocinio didattico supervisionato, volto a sviluppare capacità osservative, auto-osservative e riflessive nei contesti educativi in cui si avvia la concreta azione didattica.

Il valore formativo del tirocinio per lo sviluppo di una professionalità riflessiva

È questo uno degli aspetti che distinguono il tirocinio dalla “supplenza”: nel tirocinio il docente in formazione non ha la responsabilità della classe e può dedicarsi alla rilevazione di dati relativi alla situazione didattica, alle dinamiche relazionali, agli stili e alle modalità di apprendimento di ciascuno, e di tutti gli elementi utili per intervenire nelle situazioni difficili e avviare processi di miglioramento.

Il tirocinio prevede momenti di reciprocità e di scambio tra docente in formazione, tutor scolastico e altri docenti esperti, nonché tra diversi docenti in formazione, avviando così un processo che stimola la messa in discussione e l’aggiornamento continuo che incide anche su chi si assume il compito di tutor e formatore. Questo percorso non mira a fornire “esempi” (troppe sono le variabili per pensare che la ripetizione di un modello funzioni in qualunque altra situazione), ma deve offrire materiale di analisi e di riflessione, base per la costruzione di una professionalità riflessiva.

Il tirocinio osservativo favorisce dunque la pratica dell’ascolto e dell’osservazione e sviluppa la capacità di individuazione e analisi di elementi che non sempre emergono con immediatezza nel caos della vita scolastica. Il tirocinio attivo vede, sempre sotto la supervisione del tutor, la progettazione di attività didattiche, laboratori, compiti di realtà, problem solving, momenti di monitoraggio e verifica.

La riflessione di gruppo sul tirocinio

La fase riflessiva completa il tirocinio, portando il docente in formazione ad acquisire consapevolezza dell'ampiezza e della complessità degli elementi che caratterizzano la scuola della contemporaneità, in cui occorre essere attrezzati professionalmente per trovare soluzioni a problemi sempre diversi.

Coordinare le esperienze del gruppo dei docenti in formazione, condurre il confronto e la riflessione è compito del tutor coordinatore, che organizza i percorsi di tirocinio e favorisce il confronto, mettendo in relazione le competenze acquisite nelle diverse articolazioni del percorso di formazione di 60 crediti (come previsto nel Decreto-Legge n. 36). La professionalità docente si acquisisce così attraverso la riflessione e il confronto, mantenendo vigile l’osservazione continua su se stessi e sulla situazione in cui si interviene come insegnanti ed educatori.

Investire bene nella formazione è indispensabile per lo sviluppo umano ed economico dei singoli cittadini e del paese, così come ci indicano gli obiettivi del PNRR - Next Generation UE.