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Area Secondaria I grado

Impro Conversation: accettare per creare

Mike Manchester ci parla del principio del “Yes, and…” come chiave per sviluppare la sintassi e il lessico, ma anche la collaborazione e la fiducia.

Tempo di lettura: 7 minuti

Mike ManchesterMike Manchester
Impro Conversation: accettare per creare

Il principio del “Yes, and”

Una volta che gli studenti e le studentesse hanno imparato ad ascoltare davvero (per una visione d’insieme, vedi gli articoli precedenti) senza preparare troppo in anticipo cosa dire, si possono introdurre esercizi che li aiutano a costruire forme di comunicazione insieme. Il passo successivo deve per forza arrivare al cuore dell’improvvisazione: il principio del “Yes, and” — in italiano, “Sì, e…”. È la regola fondamentale dell’improvvisazione, quella che permette a una scena o un dialogo di nascere e crescere. “Sì, e…” significa accettare ciò che l’altro propone e aggiungere qualcosa di nuovo. Non bisogna dire le parole “Sì, e…” per poter accettare un’idea: bisogna capire la proposta, accettarla e rispondere in modo adeguato. È un atto di fiducia, di ascolto e di costruzione condivisa. In questo articolo si propone, quindi, un’attività utilissima per chi insegna le lingue, dove ascoltare e accettare ciò che arriva diventa la base per creare e giocare con le parole, la sintassi e nuovi concetti grammaticali.

In fondo, il concetto “Yes, and…” è presente in ogni conversazione autentica: si ascolta e si accoglie l’idea dell’altro e si risponde, sviluppando insieme la conversazione.

Pensa al seguente scambio tra una mamma e un figlio:
Figlio – Ciao mamma!
Mamma – Oh, caro, com’è andata a scuola?
Figlio – Bene, ma ora ho fame!
Mamma – Per fortuna ti ho portato una merenda!

Noterete che non bisogna per forza dire le parole “Yes, and…”. “Yes” rappresenta il concetto di accettare. Entrambe le persone nell’esempio hanno accettato quello che ha detto l’altro e hanno risposto in modo appropriato alla situazione. Il figlio poteva rispondere in tanti modi diversi alla domanda della mamma. Invece di dire “Bene, ma ora ho fame!” poteva dire “Male, Giovanni mi ha preso in giro.” Sarebbe stato comunque adeguato alla situazione e avrebbe creato una condizione diversa per la risposta successiva della mamma.

Le conversazioni e l’improvvisazione

Nella vita reale, una mamma e suo figlio non stanno recitando. Sanno bene chi sono. I loro ruoli sono già definiti e quindi è impensabile immaginare che la mamma risponda dicendo “Cosa?” oppure “Non sono la tua mamma” a un figlio che dice “Ciao mamma”.

Nell’improvvisazione, invece, i ruoli non sono definiti. All’inizio di un esercizio di improvvisazione è tutto possibile. L’idea dell’infinità può intimidire. Gli improvvisatori che recitano sul palco hanno solo i loro partner come appigli: sono loro ad aiutarli a capire quali personaggi stanno interpretando e quale mondo stanno costruendo. I ruoli si sviluppano attraverso ciò che viene detto. Se uno di loro dice “Ciao mamma!” sta definendo un ruolo per l’altro, aiutandolo a capire chi è. Basta accettare la proposta e aggiungere un’informazione utile per far crescere la scena. La frase “Com’è andata oggi a scuola?” dà un luogo, una relazione e una situazione facilmente comprensibile per l’altro.

Il principio del “Yes, and” in pratica

Quindi, ai ragazzi della scuola media Leonardo Da Vinci di Bologna — dove ho sperimentato gli esercizi d’improvvisazione come strumento per insegnare le lingue (in questo caso l’inglese) con le classi seconde e terze durante l’anno scolastico 2024/25 — era necessario introdurre il concetto “Yes, and…”. Senza capirlo, non sarebbe stato possibile utilizzare altri esercizi che si basano su questa idea. Ho scelto un esercizio molto semplice che è allo stesso tempo uno strumento potente e flessibile per insegnare tanti concetti linguistici.

L’esercizio è molto semplice: troverete una descrizione dettagliata nella scheda allegata. In una prima fase, gli studenti e le studentesse lavorano in piccoli gruppi da tre o quattro persone. L’obiettivo è creare una frase, ma con una regola precisa: ogni studente può dire solo una parola alla volta. Aiuta molto dare una target word per la frase che devono creare, cioè una parola che deve essere inclusa nella frase, come pizza. Così gli studenti hanno un’idea di partenza. Il gruppo deve quindi collaborare per formare una frase di senso compiuto, rispettando l’ordine delle parole e mantenendo l’attenzione su ciò che è stato detto prima.

L’effetto è immediato: oltre alle risate, un po’ di confusione e qualche piccolo errore da correggere, si può osservare tanta concentrazione. Ogni parola deve “incastrarsi” con le altre, e per farlo gli studenti devono ascoltare con attenzione, capire la struttura della frase e reagire velocemente. In questo modo, ogni nuova parola è già un piccolo “Yes, and”: accetta ciò che è stato detto prima e lo completa, contribuendo a costruire qualcosa insieme. È in questa partecipazione reciproca — parola dopo parola — che il principio diventa reale e tangibile.

Nella seconda fase, i ragazzi si formano gruppi da 4 o 6 studenti e questi gruppi vengono suddivisi in 2 gruppi da 2 o 3 studenti ciascuno. Anche qui, ogni persona può aggiungere una sola parola alla volta, ma questa volta l’obiettivo è simulare una chat conversazionale tra i due gruppi. Un primo gruppo forma una frase (o anche più di una, se serve) per introdurre chi sono e un’idea da sviluppare. Quando un gruppo ritiene che il messaggio sia completo, uno dei membri dice “SEND”.

Un esempio in inglese potrebbe essere:
“Hey – Anne! – Did – you – watch – the – new – episode – of – Stranger – Things? SEND!”

Il secondo gruppo può intuire che l’interlocutore si chiama Anne, che tra loro c’è familiarità e che condividono un interesse per una serie TV. Questi elementi vanno accettati per poter proseguire. A questo punto il secondo gruppo deve rispondere, sempre una parola per volta. Si può rispondere anche con un NO senza tradire il principio “Yes, and…”. La chiave sta nel non negare la realtà creata dall’altro.

Esempi:

  • Yes! It – was – amazing. What – was – your – favorite – part?
  • No – because – I – had – basketball – practice – and – then – I – had – to – finish – my – homework.

Entrambe le risposte hanno accettato la proposta iniziale e aggiungono materiale su cui il primo gruppo può costruire. Sarebbe stato sbagliato, invece, negare di chiamarsi Anne o di conoscere la serie TV.

Questo meccanismo costringe i ragazzi a pensare e reagire rapidamente, ma anche a coordinarsi con i compagni per dare coerenza al messaggio. È un piccolo laboratorio linguistico dove si mescolano creatività, ascolto e costruzione collettiva. In questa fase, il principio “Yes, and…” non è più solo un concetto: diventa una pratica concreta. Gli studenti e le studentesse sperimentano che cosa significa accettare e far crescere un’idea insieme agli altri.

L’insegnante di lingua può usare questo gioco di sintassi per rinforzare nuove strutture grammaticali, introdurre elementi lessicali specifici o semplicemente come attività di riscaldamento. Si possono anche proporre sfide creative, come creare una chat usando una parola obbligatoria o costruire frasi solo in un determinato tempo verbale.

Gli studenti e le studentesse si divertono a creare frasi e conversazioni spesso assurde, ma proprio in quella leggerezza emerge l’apprendimento autentico: se la grammatica e il vocabolario sono corretti, il gioco funziona. E funziona bene anche come introduzione al mondo dell’improvvisazione, perché tocca una dinamica fondamentale: l’accettazione.

Insegnare una lingua attraverso l’improvvisazione non significa rinunciare alla grammatica o alla precisione, ma riportare la lingua al suo scopo naturale: la comunicazione nelle relazioni. Quando gli studenti e le studentesse riescono a dire “Yes, and…” a ciò che ascoltano, iniziano davvero a comunicare — non solo a tradurre o ripetere. Nel prossimo articolo, racconterò alcune esperienze di improvvisazione nelle classi di lingua, in cui i ragazzi hanno accolto idee e le hanno fatte crescere… e tutto in inglese!

13 Gennaio 2026

Risorse utili

  • Impro Conversation: accettare per creare

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