Oggi non “entriamo” più in rete: ci viviamo. Come teorizzato da Luciano Floridi, viviamo in un paradigma Onlife, dove l’esperienza quotidiana è un «ibrido ininterrotto di reale e virtuale». Questa condizione ha trasformato radicalmente il nostro modo di apprendere, comunicare e relazionarci. In questo ambiente, l’innovazione didattica dovrebbe andare oltre la semplice messa a disposizione di strumenti e dispositivi: la Media Education non è più, quindi, una semplice materia tecnica, ma deve abbracciare una solida postura educativa, un modo critico e consapevole di abitare lo spazio pubblico digitale. Sono molte le tecniche e i concetti chiave della Media Education, e non è sempre semplice affrontarli.
Navigare nel Post-digitale richiede nuove bussole. Non basta saper usare un tablet, occorre sviluppare una multiliteracy (multialfabetizzazione) che permetta di decodificare il linguaggio audio-visivo e padroneggiare la transmedialità. Dalla narrazione creativa del Digital Storytelling alla logica del Coding Unplugged, l’obiettivo è rendere i bambini e le bambine, poi adolescenti e adulti, autori responsabili e non semplici fruitori passivi dei contenuti mediali.
In questo contesto, il ruolo dell’educatore evolve, abbracciando il Media Scaffolding. Mutuando il concetto di Jerome Bruner, l’insegnante fornisce a chi studia impalcature che lo sostengono nell’esplorazione del medium senza sostituirsi a lui. Un esempio interessante in questo senso è il Coding Unplugged, grazie al quale i bambini imparano a programmare, senza usare schermi, ma utilizzando tappeti direzionali o percorsi motori. In questo modo, i più piccoli sviluppano il pensiero computazionale senza essere esposti troppo presto alle tecnologie, mantenendo un equilibrio tra stimoli sensoriali diretti e mediazioni tecnologiche, fondamentali per la crescita e lo sviluppo psico-motorio.
Tuttavia, la sfida è anche relazionale. Fenomeni come la Technoference (l’interferenza dei dispositivi nei legami affettivi) e lo Sharenting (l’esposizione online dei minori da parte dei genitori) richiedono una profonda riflessione sulla nostra dieta mediale.
Per rispondere a queste sfide, è essenziale che le scuole dell’infanzia e i nidi promuovano un Patto di Corresponsabilità Digitale. Non si tratta di un elenco di divieti, ma di un’alleanza educativa in cui docenti e genitori concordano buone pratiche per abitare l’ambiente Onlife in modo etico. Innovare lo zero-sei significa trasformare il digitale in un’opportunità per ripensare la partecipazione e la costruzione della cittadinanza fin dai primi anni di vita.
Per supportare docenti, educatori e genitori in questo percorso, abbiamo realizzato un Dizionario della Media Education, con definizioni estese ed esempi pratici per comprendere a pieno questo approccio educativo.
Scaricando il Dizionario della Media Education, troverai:
- definizioni dettagliate per ognuno dei 12 termini chiave;
- esempi pratici per applicare i concetti in classe o a casa;
- bibliografia e sitografia di riferimento per ulteriori approfondimenti.
Maria Julia Chan Chuc
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