Molte, o sicuramente alcune, delle persone che prendono in mano questo libro possiedono un privilegio: perché hanno un corpo che considerano conforme, perché amano chi la società pensa sia giusto amare, perché il colore della loro pelle è diverso dal nostro, perché provengono da quella che viene considerata una “buona famiglia” e molto altro.
Quasi tutte e tutti noi, anche se spesso non ce ne rendiamo conto, siamo in una posizione di privilegio rispetto a qualcun altro, ma la società, per come è stata pensata e funziona, rende difficile capirlo. Ci si sente nel giusto a invadere lo spazio altrui, a commentare i corpi, le scelte, gli stili di vita. Ci appare normale mettere in un angolo una persona perché proviene da una classe sociale diversa, perché si sposta su una sedia a rotelle o perché vive in modo libero il proprio corpo e la propria sfera intima.
Esiste però, in Italia e nel mondo, una spessa e sfumata linea di confine, tra chi possiede una grande quantità di privilegi e chi ne possiede molti meno, a volte quasi nessuno. E benché parlare di parità significhi parlare di femminismo, non ci si può più fermare a questo termine: perché la parità, e il femminismo con lei, abbracciano e comprendono tutte le minoranze, tutte le categorie marginalizzate e lontane dal concetto di “standard”, tutti e tutte le dimenticate e chi non ha voce per far valere le proprie difficoltà e richieste. La parità è la nostra quotidianità, il modo in cui pensiamo, ci comportiamo e agiamo sulla società, perché, come scrive Irene Facheris, “il personale è politico [perché] se è vero che la Politica è un modo di guardare il mondo e di viverci, qualsiasi nostra azione personale può diventare azione politica”.
Sono il concetto di privilegio e gli strumenti per riconoscerlo, affrontarlo e scardinarlo le basi di Parità in pillole (Rizzoli), una sorta di manuale di sopravvivenza femminista, che nasce da una serie di brevi pillole video registrate dall’autrice dal 2016 al 2019 e ancora disponibili su YouTube.
L’autrice parla in modo diretto e senza fronzoli a chi legge, spiegando in modo chiaro che cosa si può trovare nel libro, il suo intento e quali sono i principi a cui si ispira: dopo una panoramica sul significato di privilegio, su cosa sia la politica e sul perché le azioni personali hanno valore politico, Irene Facheris fa un breve storia del femminismo e delle varie fasi (chiamate “ondate”) per poi passare alla descrizione dei fenomeni discriminatori, da quelli quotidiani a quelli sistemici, ovvero radicati nella struttura stessa della cultura e della società.
Il libro tratta tantissimi temi, dal linguaggio alla violenza, dal divario salariale all’omobitransfobia dedicando anche un focus agli effetti che il patriarcato ha sugli uomini e sul loro modo di vivere la società.
Una lettura adatta e pensata apposta per chi di femminismo e patriarcato e parità ha sentito parlare ma senza avere le idee ben chiare, un testo adatto a ragazze ma soprattutto ragazzi della Scuola secondaria di II grado che si trovano a interfacciarsi con un mondo sempre più complesso e nel quale la parola “patriarcato” riecheggia tanto spesso da provocare assuefazione.
La struttura chiara e la divisione semplice di questo “manuale” si adattano bene a un’attività in classe di Educazione civica con commento e lavoro di gruppo sulle discriminazioni quotidiane. Presentando attenzione al rispetto della privacy di studentesse e studenti, Parità in pillole offre la possibilità di lavorare sui pregiudizi, sulle competenze sociali ed emotive, sulla capacità di individuare comportanti prevaricanti, violenti e discriminatori per educare al rispetto, alla parità, all’umanità.
Redazione
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