Senza preavviso un bel giorno Ugo si sveglia, e qualcosa non torna. Non è più lui, o meglio, non è esattamente lo stesso Ugo del giorno prima.
Si sente… tutto uno scarabocchio. Ma non solo d’aspetto, anche i pensieri sono tutti un groviglio, e persino la sua giornata finisce per essere un po’ accartocciata.
Ugo spera che sia stato solo un caso, domani andrà meglio.
Ma il giorno dopo, ecco di nuovo, una nuova forma e un nuovo disagio: questa volta è tutto tratteggiato e anche la sua voce è fatta a pezzetti, non riesce a parlare e si becca anche una sgridata dalla mamma perché sembra che stia parlando con la bocca piena.
Il peggio deve ancora venire: un giorno si sveglia tutto geometrico e spigoloso con i compagni, un giorno pungente e finisce per dire alla mamma un sacco di cose cattive che non pensa, un’altra mattina tutto è difficile come in un labirinto.
Ugo non sa più chi è, ogni giorno è una persona diversa e ogni giorno quello che pensava di aver capito di sé il giorno prima, cambia. Si sente incompleto, irrisolvibile.
Questa strana storia va avanti per un po’, tanto che Ugo rinuncia a capirsi finché un giorno si sveglia, ed è di nuovo lui, anche se non è proprio davvero lui: l’aspetto è quello “normale”, ma qualcosa dentro è diverso… come è diversa la sua famiglia: la mamma è un bel ghirigoro, il papà è tutto confuso, sua sorella è tutta a pezzetti e il suo fratellino è una nube indistinta.
Anche loro, non sono sempre “normali”, quindi.
Se fossi Ugo parla della complessità che ci portiamo dentro, e che crescendo viene sempre più fuori, spesso in modo impercettibile, molto più spesso all’improvviso e con una certa violenza.
Ugo è ciascuno degli Ugo che ha visto, e tutti gli Ugo insieme. È una persona con dentro di sé tante emozioni, stati d’animo, pensieri, ed è giusto e “normale” così.
Vincitrice del Premio Andersen 2025, la storia di Ugo scritta da Sergio Olivotti e illustrata da Giulia Pastorino insegna a bambine e bambini che ciascuno di noi è fatto di tante sfumature diverse, talvolta queste sfumature si bilanciano e convivono, talvolta una di loro prevale e finisce per farci apparire all’esterno più scarabocchiati, nuvolosi, tratteggiati o pungenti di come siamo di solito.
E questo vale per tutte le persone, anche per gli adulti che hanno un ruolo ben definito e che ci appaiono sempre perfetti: anche loro a volte si svegliano “diversi”, e le loro giornate prendono una piega inattesa.
Se fossi Ugo da la possibilità di lavorare apertamente sulle emozioni e sugli stati d’animo, esplorarle, analizzarle, raccontarle agli altri e metterle su carta: uno spunto per lavorare sulla conoscenza di sé e dell’altro, per imparare che è normale avere dei giorni più dolci e dei giorni più aspri, ma è “normale” così.
Redazione
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