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Area Secondaria II grado

Service learning. Cinque domande per cominciare

Angela Schisa e Angela Serpe, due docenti esperte di Service Learning, spiegano attraverso alcune domande e risposte che cos’è questa metodologia.

Tempo di lettura: 6 minuti

Angela SchisaAngela Schisa Angela SerpeAngela Serpe
Service Learning. Cinque domande per cominciare

1. Che cos’è, esattamente, questa metodologia? 

Il Service Learning, per citare il documento ministeriale Una via italiana per il Service Learning, è «una proposta pedagogica che unisce il Service (la cittadinanza attiva, le azioni solidali, l’impegno in favore della comunità) con il Learning (lo sviluppo di competenze tanto sociali quanto, e soprattutto, disciplinari) affinché gli allievi possano sviluppare le proprie conoscenze e competenze attraverso un servizio solidale alla comunità».  

Il Service Learning, o apprendimento-servizio in italiano, è molto più di una “bella” metodologia. È un modo radicalmente diverso di concepire la scuola stessa

Pensiamo a come si insegna tradizionalmente: si spiega un concetto, gli studenti e le studentesse lo studiano, si fa una verifica, si mette un voto. Fine. Il sapere resta lì, chiuso nei quaderni, spesso disconnesso dalla vita reale.  

Il Service Learning capovolge questa logica, perché parte da una domanda: «E se iniziassimo da un problema vero?», e cerca di intrecciare il servizio alla comunità con l’apprendimento accademico. Non è solo volontariato, perché ha anche obiettivi didattici chiari. Non è solo didattica esperienziale, perché mira a un impatto sociale concreto. È piuttosto l’incrocio tra questi due mondi, il punto esatto in cui il sapere incontra il fare e nasce qualcosa di completamente nuovo. 

Questa metodologia ha basi pedagogiche solide, poiché recupera il pensiero di pedagogisti che vedevano l’educazione come esperienza concreta e trasformativa: da John Dewey, che promuoveva un apprendimento attivo e democratico, a Paulo Freire, che considerava l’educazione uno strumento di liberazione e cambiamento sociale attraverso la lettura critica del mondo. In Italia, Don Milani anticipò questo approccio con la scuola di Barbiana, unendo studio e impegno sociale in pratiche educative concrete. Questa è l’eredità del Service Learning, che viene raccolta e tradotta in una proposta educativa concreta, strutturata, replicabile. 

2. Perché dovrei usare questa metodologia? Quali problemi risolve? 

La scuola, così com’è, sembra essersi adagiata in una sequenza di gesti prevedibili e rassicuranti. Indicazioni, programmazioni, standard da rispettare. Tutto funziona, tutto è misurabile. Ma davanti non abbiamo numeri o ingranaggi, abbiamo persone. Ragazzi e ragazze con domande ancora informi, con fragilità che non entrano nei registri, con talenti che faticano a emergere sotto il peso dell’omologazione

Forse è arrivato il momento di ammettere che il problema non sono gli studenti “svogliati” o “poco motivati”. Forse il problema è che abbiamo trasformato l’atto più creativo e vitale che esista – l’apprendimento – in una routine spesso mortificante e a prima vista priva di senso. E se il primo passo per cambiare fosse proprio spegnere il pilota automatico e iniziare a guardarci intorno con occhi nuovi

Immaginiamo per un momento una classe dove gli studenti e le studentesse non aspettano solo il suono della campanella. Immaginiamo ragazzi e ragazze che entrano a scuola la mattina con gli occhi che brillano, non perché c’è una gita ma perché sanno che quello che impareranno oggi servirà davvero a qualcuno.  

Magari al signor Antonio, l’anziano del quartiere che hanno aiutato a digitalizzare i suoi ricordi di famiglia. O ai bambini della scuola dell’infanzia per cui hanno creato un orto didattico, studiando Botanica, Chimica del suolo e Matematica per calcolare le giuste proporzioni di semina. Questo è il Service Learning. 

3. Come si struttura un progetto di Service Learning? 

Il Service Learning è un viaggio con diverse tappe.  

  • Tutto inizia con la fase della motivazione, l’incontro con la realtà: studenti e docenti aprono gli occhi su quello che li circonda. Qui si gettano le basi della motivazione autentica.  
  • Poi c’è la fase della diagnosi, dove si passa dall’intuizione all’analisi profonda. Gli studenti e le studentesse fanno ricerca, approfondiscono le loro idee, mappano il contesto.  
  • La terza fase è quella dell’ideazione e pianificazione, il momento in cui la creatività incontra la concretezza. Gli studenti e le studentesse generano idee, valutano le possibili opzioni, scelgono una strategia, pianificano il progetto nel dettaglio. 
  • Arriva quindi il momento dell’esecuzione: si esce dall’aula e si mette in pratica il piano. Gli studenti e le studentesse applicano le loro conoscenze, incontrano la complessità della realtà e devono adattarsi e collaborare per superare eventuali ostacoli. Il processo viene costantemente documentato.  
  • Infine c’è la fase di chiusura e valutazione. Si valutano i risultati concreti, si raccoglie l’autovalutazione di chi studia, si condividono i risultati con la comunità.  

Durante tutte queste fasi, alcuni processi trasversali accompagnano il lavoro: la riflessione, la documentazione, la comunicazione e la valutazione

4. Il Service Learning funziona? Che risultati posso aspettarmi? 

La risposta è netta: sì, funziona. E funziona su più dimensioni. 

  • Sul piano degli apprendimenti disciplinari, il Service Learning migliora i risultati scolastici, specialmente nella lettura, nella scrittura e nella matematica. Ma soprattutto rende l’apprendimento più profondo e duraturo. 
  • Sul piano delle competenze trasversali, sviluppa pensiero critico e problem solving, potenzia le competenze relazionali e collaborative, rafforza l’autostima e il senso di autoefficacia e promuove creatività e spirito di iniziativa. 
  • L’impatto più profondo è però sul piano sociale ed etico. Accresce il senso di responsabilità civica, migliora le relazioni intergenerazionali e interculturali, aumenta l’empatia e promuove comportamenti pro-sociali duraturi. 

5. E l’intelligenza artificiale? 

Oggi l’intelligenza artificiale generativa, se usata con attenzione pedagogica, diventa un alleato potentissimo. Può aiutare a generare idee per progetti, creare materiali personalizzati, progettare rubriche di valutazione, analizzare le riflessioni degli studenti e delle studentesse, produrre simulazioni e tradurre materiali. 

Ma l’IA è uno strumento, non un sostituto del pensiero pedagogico. Funziona solo se guidata da docenti che sanno cosa vogliono ottenere.  

Pronto per iniziare il viaggio? 

Queste domande ti hanno fornito una mappa mentale del Service Learning. Ora sai che cos’è, come funziona e perché, ma soprattutto sai che il Service Learning non è una semplice metodologia: è uno strumento per coniugare il sapere e il fare, uscire dalla comfort zone per scoprire il mondo esterno con studenti e studentesse. E non è finita qui… 

Sei pronto per il viaggio? La strada è tracciata, gli strumenti sono pronti. Manca solo il coraggio di fare il primo passo. 

Vieni a trovarci a Didacta!

Vuoi scoprire di più su come mettere l’IA al servizio delle metodologie didattiche? Il 12 marzo saremo a Didacta insieme a Roberto Castaldo, Angela Schisa e Angela Serpe per parlare di come l’intelligenza artificiale può diventare un’alleata dell’insegnante, per facilitare la progettazione di lezioni innovative mettendo sempre al centro l’apprendimento. Vieni a trovarci qui.

12 Febbraio 2026

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Pensatori abituali: Make Learning and Thinking Visible nell’era dell’IA generativa

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