L’istruzione è l’arma più potente che puoi utilizzare per cambiare il mondo.
Per Nelson Mandela, già qualche decennio fa, era chiaro che l’accesso alla conoscenza è l’unico strumento capace di abbattere le barriere sociali e combattere le disuguaglianze. Oggi, celebrando la Giornata Internazionale dell’Educazione 2026, si vuole sottolineare quanto un’istruzione inclusiva ed equa possa portare tutti i Paesi a spezzare il ciclo della povertà, raggiungere la parità di genere e garantire l’empowerment costruendo società pacifiche e resilienti.
A questo proposito, il 2026 segna un punto di svolta nel dibattito educativo globale. Infatti, il tema centrale scelto dall’UNESCO è “The Power of Youth: Co-creating Education”, un ulteriore passo verso un cambio di paradigma. Il focus si sposta dalla formazione per i giovani alla formazione con i giovani. La domanda non è più cosa dobbiamo insegnare per prepararli al futuro ma come possiamo costruire quel futuro insieme a loro. È fondamentale chiarire però che la co-creazione non coincide con il “lasciar fare ai ragazzi”, in una sorta di anarchia didattica. Al contrario, essa rappresenta una vera e propria alleanza pedagogica: significa riconoscere che lo studente possiede un’agency , una capacità di essere protagonista attivo dei processi di apprendimento, che permette all’intero sistema di riflettere sui processi e rinnovarsi dall’interno.
L’istruzione, oltre ad essere un diritto umano fondamentale (Articolo 26 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani), rientra tra gli obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG 4) dell’Agenda 2030. Come responsabilità collettiva dunque, è dovere di ogni Paese adoperarsi per garantirne la sua attuazione. Ed è proprio per questo che, tra gli eventi più importanti organizzati in occasione di questa Giornata, merita di essere menzionato il forum internazionale ospitato dall’UNESCO il 23 gennaio 2026 intitolato “The Power of Youth: Co-creating Education”.
L’obiettivo è coinvolgere nel dibattito i leader di diversi Paesi per arrivare a ridefinire i sistemi scolastici attraverso il contributo diretto di studenti e studentesse. I pilastri fondamentali alla base dell’incontro saranno:
- l’integrazione di studenti e studentesse nei processi decisionali: ragazzi e ragazze da utenti del sistema scolastico, diventano partner attivi capaci di influenzare i programmi di studio e le metodologie didattiche;
- la ridefinizione dei sistemi scolastici per rispondere alle sfide attuali (l’intelligenza artificiale, la salute mentale, la crisi climatica).
- il lancio di nuovi strumenti: presentazione del primo indicatore globale sulla partecipazione giovanile, uno strumento che monitorerà quanto i governi coinvolgano effettivamente studenti e studentesse nelle riforme educative;
- lo spazio di confronto tra leader mondiali, ministri dell’istruzione e attivisti under 30 per abbattere le barriere gerarchiche e costruire percorsi formativi più inclusivi e pertinenti.
Si tratta dunque di un segnale forte da parte delle istituzioni che sanciscono un impegno politico per garantire innovazione anche sul versante dell’istruzione.

Il docente come facilitatore
Questo cambio di rotta richiede una ridefinizione anche del profilo di competenze del docente. In un mondo in cui le informazioni sono a portata di click e l’IA generativa non è più uno strumento per “professionisti”, il docente come dispensatore di conoscenza perde l’importanza che aveva un tempo. È necessaria dunque una metamorfosi dell’identità professionale che privilegi la dimensione relazionale e la qualità metodologica.
La lezione frontale non è più sufficiente per cogliere e riflettere sulle complessità di una generazione che ormai vive costantemente immersa in flussi informativi che si intrecciano e creano dinamiche socio-economiche che si riflettono nella quotidianità. Per questo si lascia definitivamente spazio a una didattica esperienziale. Una didattica al centro della quale emerge con forza il facilitatore di processi, una figura che delinea le sue competenze partendo da tre assi principali:
- l’ascolto attivo e l’approccio educativo dello Scaffolding, inteso come capacità di costruire “impalcature” cognitive (come le definisce Jerome Bruner) che permettano allo studente di arrivare alla soluzione da solo;
- la gestione della complessità, come il saper mediare i conflitti e trasformarli in momenti di sintesi critica e apprendimento condiviso;
- una regia educativa nella quale il docente ha il controllo degli obiettivi formativi ma trasferisce gradualmente il “timone” della lezione agli studenti, supervisionando il rigore scientifico del percorso.
Il digitale come abilitatore
Seguendo questa scia di innovazione non sottovalutiamo il ruolo che ricopre il digitale. Il mondo dei media digitali ormai non è più un extra di cui si può far a meno o un semplice insieme di strumenti tecnici, ma è l’ambiente naturale della co-creazione educativa. Esso è capace di riconfigurare il setting educativo in uno spazio di partecipazione attiva.
Grazie a piattaforme collaborative e ambienti di condivisione in tempo reale, la tecnologia agisce infatti come abilitatore di processi di co-progettazione, permettendo a docenti e studenti di superare le barriere fisiche e gerarchiche per convergere su obiettivi comuni. Questa sinergia favorisce la costruzione collettiva del sapere, offre il supporto concreto affinché il dialogo pedagogico si traduca in un’azione progettuale democratica, inclusiva e profondamente riflessiva.
Strumenti come Miro o Canva permettono di mappare visivamente gli interessi della classe. All’inizio di un modulo, per esempio, il docente può creare una bacheca condivisa dove studenti e studentesse, in modalità brainstorming, inseriscono domande, curiosità e preconoscenze, definendo insieme i sotto-temi da esplorare.
Nella fase successiva, ogni studente può scegliere come dimostrare le proprie competenze. Il digitale mette a disposizione una varietà infinita di strumenti gratuiti e anche molto intuitivi che permettono di realizzare podcast, video-saggio, codici di programmazione o modelli 3D. L’IA inoltre può supportare la fase di produzione, permettendo al docente di valutare non solo il prodotto ma anche l’intero processo logico. Infine, attraverso strumenti di documentazione dinamica come il portfolio digitale, lo studente ha la possibilità di monitorare i propri progressi, raccogliendo prove del proprio apprendimento e riflettendo sulle proprie aree di miglioramento.
Conclusione
La Pedagogia della co-creazione non è un’utopia per scuole d’avanguardia: è una necessità. In un mondo che richiede flessibilità, spirito critico e capacità di collaborazione, la sfida è formare cittadini e cittadine attivi e consapevoli. Accettarla significa lasciare spazio all’incertezza del dialogo per riscoprire la bellezza di un insegnamento che non è mai uguale a se stesso. Significa dar voce a chi la scuola la vive ogni giorno: solo così passeremo da una scuola che “parla agli studenti” a una scuola che “parla con gli studenti”.
Il futuro non è scritto nelle circolari ministeriali ma si legge nella capacità di ogni insegnante di trasformare la propria aula in un laboratorio di ricerca continua. E tu, sei pronto per questa nuova sfida?
Qui sotto puoi trovare e scaricare una lista di siti e risorse per approfondire i temi della Giornata Internazionale dell’Educazione e della Pedagogia della co-creazione.
Valentina Piccoli
Nicole Marcellini
Redazione
Maria Julia Chan Chuc
Giuliana Disanto
Roberto Castaldo - DFI Books