Dire, fare, insegnare
Dire, fare, insegnare
Dire, fare, insegnare
  • Home
  • Didattica
  • Cos'è la robotica educativa? Strumenti e proposte per insegnarla in classe

Cos'è la robotica educativa? Strumenti e proposte per insegnarla in classe

I robot educativi sono uno strumento didattico potente che permette lo sviluppo di competenze. Alla base dell’uso dei robot in aula c’è la teoria del costruzionismo di Seymour Papert.

Metodologie 
03 febbraio di: Viviana L. Pinto
copertina

La robotica educativa porta in aula i robot educativi: macchine programmabili pensate per essere strumenti didattici adatti alle varie fasi dell’apprendimento.
Ce n’è per tutti i gusti: robot semplici e dalla faccia simpatica per i bambini della scuola primaria, robot da assemblare e programmare per la scuola secondaria, per i più grandi anche schede programmabili da trasformare in veri e propri robot con processi ingegneristici. Insomma, i robot vanno bene per tutti, grandi e piccini. Basta scegliere quelli giusti.

L’idea di insegnare a programmare ai bambini e di fornire loro oggetti facilmente manipolabili con cui fare tentativi nel mondo digitale vedendo gli effetti nel mondo reale nasce al Massachusetts Institute of Technology, negli anni Sessanta, dalle idee di Seymour Papert (1928 - 2016). Per il suo primo esperimento nella robotica educativa, il ricercatore, informatico prestato alle scienze cognitive, realizza una serie di laboratori con bambini di varie età a cui fornisce una tartaruga meccanica programmabile (da lui realizzata).

Seymour Papert, prima di trasferirsi al MIT di Boston, aveva lavorato con Jean Piaget, il papà del costruttivismo. Proprio dall’insegnamento di Piaget, Papert sviluppò una nuova teoria: il costruzionismo. Se il costruttivismo sostiene che l’apprendimento è basato sulla costruzione di modelli mentali che servono a comprendere il mondo, il costruzionismo sostiene che l’apprendimento è più efficiente se chi apprende utilizza oggetti tangibili per la costruzione di questi modelli. Ed ecco il senso di realizzare la tartaruga meccanica.

I laboratori di robotica educativa sono tutti caratterizzati da una gran concitazione degli studenti e da un brusio di sottofondo diffuso. Si lavora a gruppi, c’è una sfida in corso (che nessuno vuole perdere) e del tempo (di solito poco) per risolverla. E tutti sono coinvolti in un processo di risoluzione articolato, fatto di tante fasi, di tanti ruoli diversi e soprattutto di diversi tentativi.

Gli elementi che rendono il laboratorio di robotica educativa uno strumento didattico incredibilmente potente sono tre: l’apprendimento per scoperta, il problem solving e il riconoscimento del ruolo positivo dell’errore.

Il docente parla poco: dà qualche indicazione iniziale sull’uso del robot e lancia la sfida agli studenti, spiegando qual è l’obiettivo e quali sono le regole, ma tutto il resto è in carico agli studenti. Sono loro che, più o meno autonomamente a seconda dell’età, devono scoprire come risolvere il problema. E la soddisfazione che provano nella scoperta è ineguagliabile.

Il problem solving è il punto focale del laboratorio: gli studenti hanno un problema da risolvere e devono ingegnarsi fino a quando non arrivano una soluzione. E probabilmente ogni gruppo che lavora allo stesso problema arriverà a una soluzione diversa, ma non meno giusta delle altre. E questo fornirà un’occasione di confronto e analisi agli studenti, portando le loro capacità di risoluzione dei problemi ad un livello superiore.

La parola chiave della robotica educativa, sicuramente, è tentativo: non c’è una soluzione giusta al primo colpo, non è un problema sbagliare e si impara per prove ed errori. Si ragiona un po’ in gruppo, si prova a programmare una soluzione e poi si fa un tentativo. E se il tentativo fallisce si ricomincia, fino a quando non si è soddisfatti della propria soluzione (oppure scade il tempo).
Insomma, non è un problema sbagliare, anzi, sono gli errori che permettono agli studenti di capire come andare avanti e come migliorare il proprio lavoro.

Non meno importante, in ogni caso, è lo sviluppo delle competenze trasversali nel contesto del laboratorio. Gli studenti, lavorando in gruppo (un po’ per scelta, un po’ per necessità perché è difficile che si abbiano a disposizione tanti robot quanti studenti), devono imparare a collaborare e comunicare in modo efficace. Devono sviluppare competenze di project management e di gestione del tempo. Devono prendere decisioni, organizzarsi e lavorare come una squadra.

Per avventurarsi nel tecnologico mondo dei robot è bene tenere a mente alcune cose. Ecco un elenco di quelle più importanti.

  • Esistono tanti robot e non si può essere esperti di tutto né si può chiedere alla scuola di averli tutti a disposizione: scegliete un modello che vi appassiona, imparate a conoscerlo, giocateci per tutto il tempo che potete. Imparando a conoscere il robot vi verranno in mente tante idee per integrarlo nella didattica o per creare attività interessanti per i vostri studenti.
  • Ricordate che il robot è uno strumento didattico, non il fine ultimo delle nostre attività: va bene insegnare a usarlo e va bene insegnare a programmare, ma vogliamo soprattutto insegnare agli studenti a ragionare e a risolvere i problemi in modo intelligente.
  • Avrete sicuramente dei problemi tecnici. Li hanno tutti. La pazienza e l’esperienza (e una cara, buona, vecchia ricerca su internet) vi insegneranno a risolverli, ma tenete sempre pronto un piano B. Sappiate che il problema tecnico più comune è avere i robot scarichi, quindi ricordatevi di caricarli prima di cominciare un laboratorio!


Immagini: © Viviana L. Pinto