Un’opera dedicata, sin dalla prima pagina, a coloro che hanno reso possibile avere queste parole di libertà, diritti e doveri. Parole con cui giocare, alle quali cambiare forma, disposizione, ma mai significato.
L’opera è dedicata ai tipografi clandestini della Resistenza, coloro che si interfacciavano tanto con il piombo dei caratteri di stampa, tanto con quello dei proiettili da cui rischiavano di essere intercettati se una nazifascista li scopriva.
La Costituzione della Repubblica italiana non ha una trama, è quello che è: l’atto fondativo della nostra Repubblica e l’esito di soprusi, prevaricazioni, libertà negata, lotte, rivalse, libertà ritrovata.
A essere innovativo è il lavoro grafico di Marco Petrucci, la mano di Testi Manifesti: il progetto, creato dall’art director e graphic designer nel 2013, da forma a frasi della cultura pop, citazioni musicali, rimandi e battute del cinema, ed espressioni di attualità e politica, trasformando frasi che talvolta entrano nella nostra quotidianità in manifesti d’autore, in cui la forma grafica e lo studio dei caratteri dialoga con il significato sociale, politico e culturale delle parole rappresentate.
È infatti questo il cuore di questa Costituzione, impaginata come una serie di manifesti, cartelli da corteo, panoramiche di città, calligrammi e altre forme. Ai primi 12 articoli viene riservata questa veste grafica inedita, che estrae dal contenuto concetti, immagini e principi da trasformare in elemento grafico. Ecco che l’articolo 6, che garantisce la tutela delle minoranze linguistiche, diventa un gioco di linee e intrecci in cui il diritto alla propria identità linguistica viene enunciato nelle lingue delle minoranze che vivono nel territorio italiano. L’articolo 11 è un campo di battaglia dal quale si alza la voce di un’Italia che ripudia la guerra, mentre l’articolo 12, che descrive i colori e la disposizione della bandiera italiana, sventola sulla pagina.
Da qui in poi la Costituzione non viene dimenticata, ma riportata, articolo dopo articolo, in una forma più famigliare, a doppia colonna e divisa in sezioni.
L’opera, tutta in bianco e nero, non sente la mancanza dei colori, dati dalla vivacità e intensità della progettazione grafica e dalle storie che fanno da prefazione e chiusura, degli inni alla Costituzione e al valore dell’Italia liberata dal nazifascismo. C’è la presentazione di Andrea Vendetti che inquadra questo progetto, la storia dell’Aedicola Lambrate, salvata proprio dalla vendita di una serie limitata di copie della Costituzione italiana, e la riflessione di Simonetta Gola, che dall’interno dell’associazione umanitaria Emergency ricorda l’importanza di tenere sempre a mente l’articolo 11 e tornare a prendersene cura ridando valore e parola agli organi nati per garantire un nuovo ordine mondiale pacifico.
Perché, dunque, portare in classe questa versione rimescolata dell’atto fondativo della Repubblica? Per leggerlo, in primo luogo, e prendere contatto con le parole nella loro materialità e interezza, facendosi guidare dalla forma e dalla disposizione sulla pagina per riflettere sul valore e sul senso di quegli articoli. È un modo per addentrarsi nella storia che ha portato alla scrittura della Costituzione così come la leggiamo ancora oggi, un punto di partenza per parlare di chi ha contribuito alla scrittura e ha apposto la propria firma, analizzando anche le contraddizioni tra quanto scritto e promesso dalla Repubblica e quanto poi è stato fatto e viene tutt’ora fatto tramite azioni, provvedimenti, scelte politiche.
Non solo un albo curioso e visivamente piacevole, ma un passo verso la consapevolezza civica e civile, per cittadine e cittadini del presente.
Redazione
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