Nella fascia 0-6 anni il numero non nasce dal simbolo scritto o rappresentato. Nasce dall’esperienza: dal corpo che si muove nello spazio, dalla mano che tocca, dall’occhio che confronta. Maria Montessori scriveva: “La mano è lo strumento dell’intelligenza.” Nello sviluppo del pensiero numerico questa affermazione è ancora più evidente. Prima di scrivere “3”, il bambino deve “viverlo”: deve poterlo distribuire, scomporre-ricomporre, confrontare.
Se anticipiamo il simbolo senza aver costruito l’esperienza, il numero resta fragile: viene ripetuto, ma non compreso.
All’input vocale di “Metti tre case rosse”, in un esempio di attività che vedremo tra poco, il bambino o la bambina reagisce non prendendo il numero 3 dalle tessere che avremo disposto sul pavimento; non lo scrive né lo indica su una scheda, ma si sposta fisicamente, prende e sistema dei cartoncini-casa sulla griglia che vede per terra e “conta” toccando i cartoncini. Poi riconta, e se si accorge che sono quattro, ne toglie uno: sta facendo matematica applicata.
Il numero prima del simbolo
Le ricerche sul Subitizing – ovvero la capacità di riconoscere piccole quantità di oggetti a colpo d’occhio – mostrano che i bambini percepiscono il numero prima di saper contare formalmente (Dehaene). Jerome Bruner parlava di rappresentazione attiva prima che simbolica, specificando che il fare viene prima dell’astrarre. Nel concreto, in sezione, questo significa una cosa semplice ma essenziale: il numero deve passare attraverso il corpo, che si tratti di tre passi, due oggetti per ciascuno, quattro battiti di mani, cinque lanci.
Qui si colloca quella che possiamo chiamare Psicomatematica Pratica: un modo di progettare esperienze in cui quantità, relazione e ritmo emergono dall’azione, non dalla scheda.
Un esempio concreto: “la città dei numeri”
In aula trasformiamo il pavimento in una grande griglia con del nastro adesivo nero, ispirandoci alle composizioni di Mondrian. La griglia diventerà così una città. I materiali utilizzabili saranno facilmente reperibili: grandi cartoncini colorati, cubi di varie dimensioni, piccoli personaggi, numeri mobili.
La consegna dovrà essere semplice e chiara, ad esempio: «Metti 3 case rosse»; «Aggiungi 2 torri blu»; «Costruisci 1 lago giallo». Ai bambini apparirà un gioco, mentre in realtà stiamo lavorando su:
- corrispondenza uno-a-uno
- distribuzione spaziale
- controllo dell’errore
- relazione tra quantità e posizione
Il ruolo dell’insegnante sarà quello di osservare attentamente, chiedendosi: il bambino conta toccando? Stima prima di posizionare? Si accorge spontaneamente dell’errore? Riorganizza lo spazio?
Quando si propongono esperienze numero-corpo l’osservazione deve cioè cadere su indicatori precisi:
- riconoscimento immediato di piccole quantità (Subitizing)
- uso del gesto per sostenere il conteggio
- strategie di scomposizione (4 come 2+2)
- capacità di autocorrezione
- anticipazione di pattern
Questi segnali parleranno di costruzione del pensiero, non solo del risultato. In sintesi, il docente non dovrà valutare se il bambino o la bambina “sa contare fino a tre”, ma osservare come “costruisce il tre”.

L’arte come ambiente matematico
In una prospettiva STEAM integrata, l’arte, il corpo e la matematica non sono ambiti separati, ma linguaggi che dialogano fra loro nella costruzione del pensiero logico. L’inserimento in un percorso di questo tipo di un Atelier artistico non risponde ad un “abbellimento” della matematica, ma alla creazione di un ambiente ricco di strutture numeriche.
Con Kandinsky, che concepiva il colore come vibrazione e credeva nella corrispondenza tra suono e forma, si può lavorare, ad esempio, su intensità uditiva e quantità visiva:
- un suono forte = due punti
- un suono leggero = uno punto
Con Pollock il numero diventa gesto:
- quattro lanci
- tre gocce
- cinque spruzzi
Il bambino o la bambina “sentirà” il numero nel corpo: lo coordinerà, lo controllerà, lo ripeterà con intenzione.
L’obbiettivo: una didattica mirata, innovativa, inclusiva e replicabile
Ripensare il numero come a un’esperienza incarnata significa effettuare una scelta precisa, progettando ambienti in cui quantità, relazione e ritmo emergono naturalmente. La scelta dell’arte non rappresenta in tal caso un’aggiunta creativa alla matematica, ma il suo effettivo fondamento.
Si può affermare che prima del numero scritto deve emergere il numero vissuto e, se ci si atterrà fedelmente a questo concetto durante l’esperienza scolastica quotidiana, il simbolo troverà finalmente il proprio senso in ogni singolo bambino.
I percorsi accennati sono da considerarsi dei primi step di innovative formazioni dedicate alla Psicomatematica Pratica e all’integrazione arte–matematica nella fascia 0-6, sviluppate in collaborazione con L’Officina Educativa e pensate per “restare al passo” con un’innovativa ricerca pedagogica e con le esigenze reali di sezione.
Sabato 21 marzo verrà lanciato il corso Il numero nasce dal corpo: la Psicomatematica pratica nei servizi 06, mentre sabato 23 maggio sarà la volta di L’arte conta! Atelier immersivi nei contesti 06 tra Pittura, Numeri e Figure Geometriche. Entrambi i percorsi, per cui è previsto un attestato per i docenti che parteciperanno alla diretta, saranno poi disponibili in modalità asincrona.
Bibliografia
- Jerome Bruner, Toward e theory of istruction, 1966, Harvard University Press
- Stanislas Dehaene, The number sense: Haw the mind creates mathematics, 1997,Oxford University Press
Marta Rini
Valentina Piccoli
Maria Julia Chan Chuc
Redazione
Angela Schisa - DFI Books
Roberto Castaldo - DFI Books