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Il Kit didattico del progetto "Safer Internet Centre - Generazioni Connesse"

Federica Pilotti ci ha raccontato come grazie al Kit didattico del progetto Safer Internet Centre - Generazioni Connesse i docenti possono rafforzare e valutare le competenze digitali degli studenti.

Metodologie 
07 novembre di: Federica Pilotti
copertina

Il progetto Safer Internet Centre – Generazioni Connesse dal 2012 rappresenta una importante azione di promozione e progettazione avviata dal Ministero dell’Istruzione, in particolare dalla Direzione generale per lo studente, l’inclusione e l’orientamento scolastico, al fine di supportare e accompagnare l’intera comunità scolastica (studentesse e studenti, insegnanti e genitori) attraverso un percorso educativo che li guidi all’uso proattivo e consapevole delle tecnologie digitali.

Il progetto è co-finanziato dalla Commissione Europea nell’ambito del programma Digital Europe per la trasformazione digitale dell’Unione, ed è presente quale risorsa nazionale e fonte di supporto (con un servizio di sensibilizzazione, assistenza telefonica, hotline e partecipazione dei giovani) nel network Better Internet for Kids, la piattaforma gestita da European Schoolnet in collaborazione con INSAFE (network che raccoglie tutti i SIC europei) e INHOPE (network che raccoglie tutte le hotlines europee).

Tra le attività previste dal Progetto SIC - Generazioni Connesse in Italia si elencano le aree di azione promosse e coordinate dal Ministero dell’Istruzione in partenariato con alcune delle principali realtà nazionali che si occupano di sicurezza in Rete (Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, Polizia di Stato, gli Atenei di Firenze e La Sapienza di Roma, Save the Children Italia, Telefono Azzurro, la cooperativa EDI onlus, Skuola net e l’Ente Autonomo Giffoni Experience).

Si tratta di:

  • Attività di sensibilizzazione online: campagne informative e di comunicazione rivolte a studenti, giovani in generale, insegnanti e genitori, attraverso i canali social del progetto.
  • La giornata Internazionale della sicurezza online, la Safer Internet Day, istituita e promossa dalla Commissione Europea, si celebra il secondo martedì del mese di febbraio con lo scopo di sviluppare consapevolezza nelle ragazze e nei ragazzi attraverso l’uso proattivo della rete e spirito critico circa il ruolo attivo e responsabile di ciascuno nell’infosfera.
  • E-policy nelle scuole, attraverso una piattaforma per la formazione dei docenti che li supporta nella redazione del documento fondamentale per programmare e aggiornare attività di educazione digitale e per individuare azioni di prevenzione ai fenomeni di bullismo e cyberbullismo, da prevedere nel Piano triennale dell’offerta formativa.
  • Valutazione e monitoraggio: il Progetto si avvale del contributo scientifico e delle attività di valutazione dell’Università degli Studi di Firenze e dell’Università degli Studi di Roma La Sapienza per svolgere azioni di monitoraggio.
  • Un gruppo di consultazione giovanile (Youth Panel) e uno di docenti esperti (Teachers’ Panel).
  • Seminari per professionisti.
  • Linee di ascolto e di segnalazione per problematiche legate alle attività online: il SIC prevede il rafforzamento in Italia della Helpline di S.O.S. Il Telefono Azzurro (1.96.96) e della ch@thttp://www.azzurro.it/chat.html. Inoltre è anche prevista la gestione di due Hotlines (http://www.azzurro.it/it/clicca-e-segnala di S.O.S. Il Telefono Azzurro e www.stop-it.it di Save the Children Italia Onlus) direttamente collegate con la Polizia Postale e su cui è possibile fare segnalazioni anonime, riservate agli utenti della Rete per segnalare la presenza di materiale pedopornografico online e ogni genere di contenuto illegale o potenzialmente dannoso.
  • Advisory Board: un gruppo di lavoro nazionale che vanta competenze e know how d’eccellenza, grazie anche alla presenza di soggetti tra i più autorevoli fra le aziende di telecomunicazione, dell’ICT e del web.

Le azioni messe in atto dal Progetto, anche nelle micro-attività che si declinano dalle varie aree di lavoro, hanno inoltre lo scopo di accompagnare le scuole su tematiche complesse e di non immediata ricaduta nelle programmazioni scolastiche (etica e digitale, algoritmi, datafication), creando del materiale che funzioni da attivatore e accompagnamento.

Pertanto, supportato dal gruppo di partner esperti del Gruppo contenuti, il Ministero ha previsto per i docenti e studenti di ogni segmento scolare un nuovo Kit Didattico che contiene materiali per le lezioni e di aggiornamento, a partire dalla scuola d’infanzia fino alla secondaria di secondo grado. Il Kit può essere usato nella sua interezza oppure può essere oggetto di selezione e scelta, sulla base di quanto fatto dal docente.

La nuova veste del Kit è stata pensata anche per rispondere alla riformulazione delle competenze chiave per l’apprendimento permanente (Raccomandazioni europee del 2018) che, in particolare, ridefiniscono la competenza digitale come una «competenza che presuppone l'interesse per le tecnologie digitali e il loro utilizzo con dimestichezza e spirito critico e responsabile, per apprendere, lavorare e partecipare alla società». Definizione questa che vede cioè la competenza digitale come una forma di comunicazione, come un linguaggio e quindi con una declinazione che va al di là del mero funzionamento del mezzo.

Il Kit si presenta quindi come una azione di metodo resa possibile dalla collaborazione con il Centro di Ricerca sull’Educazione ai Media all’Innovazione e alla Tecnologia (CREMIT) dell’Università Cattolica di Milano, che ha progettato uno schema di scheda didattica per le scuole, da utilizzare in classe, accompagnata da una cornice teorica che anticipa ogni proposta di lavoro attraverso “pillole” tematiche.

In linea con le Raccomandazioni europee è stato deciso di dotarsi di un framework teorico-metodologico: il metodo EAS - Episodio di apprendimento situato - e il Quadro di riferimento per le competenze digitali dei cittadini e gli otto livelli di padronanza DigComp2.1e oggi in aggiornamento al DigComp2.2. Le schede didattiche proposte nel Kit sono organizzate seguendo la ripartizione prevista dal metodo EASe sono integrate dalle Dimensioni di Competenza previsti dal Framework e dal Livello di padronanza che l’attività prevista dalla Scheda didattica richiede o raggiunge.

Nella Scheda didattica, dunque, il docente trova sia la Dimensione della competenza digitale (dimensione 1) su cui si agisce attraverso il lavoro proposto sia l’aspetto specifico della stessa (dimensione 2). La forza dell’utilizzo di questo documento europeo è quella, inoltre, di contenere una scala di valutazione di otto livelli di padronanza, descritti attraverso esempi reali di utilizzo, così che si possa (ancora meglio oggi con il DigComp 2.2) individuare “dove si vuole arrivare” con il lavoro presentato dalla scheda.



Rispetto alle schede didattiche, alla logica del metodo EAS e alla modalità di comunicazione tra pratica e pillole teoriche si tornerà in un prossimo articolo su Dire, fare, insegnare, dove si presenteranno alcune proposte operative e il loro intreccio con i temi scelti come aspetti importanti per l’aggiornamento del quadro concettuale degli insegnanti (tutti, a prescindere dal grado d’istruzione), come sintetizzato in queste immagini.



Credits immagini: © Generazioni Connesse