La Giornata Mondiale della Salute
La Giornata Mondiale della Salute, promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità dal 1950, si celebra ogni anno il 7 aprile con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica sulle questioni sanitarie più rilevanti. Per il 2026, il tema scelto è stato “Insieme per la salute. Al fianco della scienza”, un richiamo all’importanza dei progressi scientifici nel tradurre la ricerca in azioni concrete. A pochi giorni da questa giornata, proviamo a riflettere insieme sul legame tra salute e ambiente, sui temi che questo legame ci spinge a sollevare in classe e su come e perchè parlare di ambiente e salute a scuola.
Inquinamento e salute: come sono collegati
La contaminazione è la presenza di sostanze estranee in un ambiente, alimento o materiale, in grado di alterarne le caratteristiche senza necessariamente renderlo dannoso. L’inquinamento indica invece l’introduzione di agenti che compromettono aria, acqua o suolo con effetti negativi sulla salute umana, sugli ecosistemi e sugli equilibri naturali. Gran parte delle attività umane incidono su questi equilibri: a volte in modo lieve, determinando contaminazione, altre volte in maniera più significativa, causando un vero e proprio inquinamento. Nonostante ciò, il legame tra le trasformazioni operate dall’essere umano e le conseguenze sulla sua stessa salute viene spesso sottovalutato.
La salute, infatti, è una condizione di benessere psicofisico influenzata da molteplici fattori, tra cui la qualità dell’ambiente in cui si vive. È quindi esposta all’azione dei cosiddetti determinanti ambientali, sostanze tossiche o patogene che possono interferire con l’organismo e favorire l’insorgenza di diverse patologie, tra cui malattie cardiovascolari, respiratorie, oncologiche e disturbi del sistema riproduttivo.
L’inquinamento atmosferico: panorama europeo e situazione in Italia
A conferma del legame tra inquinamento e patologie, l’Organizzazione Mondiale della Sanità indica l’inquinamento atmosferico come il principale fattore di rischio ambientale per la salute. Anche i dati dell’Agenzia Europea dell’Ambiente (AEA) evidenziano un quadro preoccupante: secondo il report sulla qualità dell’aria del 2021, nel 2019 l’Italia ha registrato il secondo più alto numero di decessi nell’Unione Europea attribuiti all’esposizione al particolato fine PM2.5 (49.900 morti), preceduta solo dalla Germania. Ma non solo: risulta addirittura al primo posto per i decessi legati al biossido di azoto (NO₂) e all’ozono (O3).
Il PM2.5 è il principale fattore di rischio di tipo atmosferico nel paese ed è particolarmente diffuso nella Pianura Padana; è costituito da polveri sottili con diametro inferiore o uguale a 2,5 micron, generate soprattutto da processi di combustione. Queste particelle possono penetrare in profondità nel sistema respiratorio e nel flusso sanguigno, aumentando il rischio di patologie gravi in caso di esposizione prolungata.
I dati più recenti dell’AEA, aggiornati al 2023, confermano la gravità della situazione: se l’Unione Europea avesse rispettato pienamente le linee guida dell’OMS, si sarebbero potuti evitare circa 182 mila decessi legati al PM2.5, 63 mila all’ozono e 34 mila al biossido di azoto. Nello stesso anno, l’Italia si è confermata tra i paesi più colpiti, con 43.083 morti attribuibili al particolato fine, il numero più alto nell’UE per il biossido di azoto (9.064) e il secondo per l’ozono (11.230). Il report dell’AEA evidenzia inoltre le conseguenze a lungo termine dell’esposizione all’inquinamento atmosferico, che contribuisce allo sviluppo e all’aggravamento di patologie come asma, cardiopatie ischemiche e tumore ai polmoni.
Crisi socio-economica e impatto sulla salute
Per quanto riguarda sia il cambiamento climatico che l’inquinamento ambientale, emerge con chiarezza come le diverse comunità umane non vi contribuiscano né ne subiscano gli effetti in modo uniforme: gli individui appartenenti a fasce socio-economiche più basse risultano spesso più esposti ai fattori di rischio ambientali. Questa evidenza è confermata da numerosi studi, che hanno introdotto espressioni come “razzismo ambientale” e “comunità sacrificate” per descrivere situazioni in cui le disuguaglianze socio-economiche si intersecano con le ingiustizie ambientali. In molti casi, infatti, le persone meno abbienti vivono in contesti caratterizzati da elevato traffico, in prossimità di centrali energetiche o impianti industriali, in abitazioni degradate e in quartieri carenti di spazi verdi e servizi essenziali, come punti vendita di alimenti freschi e salutari; a ciò si aggiunge un accesso spesso limitato all’assistenza sanitaria. Inoltre, queste stesse fasce di popolazione sono più frequentemente impiegate in attività lavorative che comportano l’esposizione a vapori, polveri, gas ed esalazioni potenzialmente nocive.
Dalla visione antropocentrica al concetto di One Health
La visione antropocentrica spesso porta a considerare l’essere umano al di sopra, o almeno separato, dall’ambiente circostante. In realtà, un approccio ecosistemico dimostra quanto la nostra salute sia profondamente legata a quella del pianeta. Spesso ci accorgiamo dei rischi solo dopo un disastro ambientale o un incidente di grande impatto, senza che questo porti necessariamente a una riflessione più ampia sul nostro rapporto con il pianeta, che spesso consideriamo come un insieme di risorse da sfruttare per interessi economici.
In contrapposizione a questa prospettiva nasce il concetto di One Health, secondo cui il benessere psicofisico dell’essere umano è strettamente interconnesso con la salute dell’intero ecosistema. Tale principio è riconosciuto ufficialmente dalla Commissione Europea e dal Ministero della Salute italiano. Su questa linea si colloca anche il Piano Nazionale della Prevenzione 2020-2025 (PNP), che sottolinea l’importanza di un approccio integrato tra esseri umani, animali ed ecosistemi. In questo modo, le azioni di prevenzione volte a garantire il benessere degli individui possono contribuire anche a mitigare il cambiamento climatico, e viceversa.
Perché parlare di salute e ambiente a scuola?
Affrontare questi temi a scuola è fondamentale, perché la consapevolezza sull’interconnessione tra salute umana e ambiente resta ancora limitata. Ma non solo: la consapevolezza stimola anche una riflessione sul nostro modo di relazionarci tra di noi e con il mondo che ci circonda. Secondo A Sud, la crisi socio-ecologica va osservata attraverso una lente ecosistemica, considerando anche le ingiustizie e le disuguaglianze sociali che si intrecciano con essa.
In ambito educativo, questo significa proporre un percorso didattico che tratti gli argomenti del cambiamento climatico e dell’inquinamento ambientale a partire dai concetti di giustizia climatica e ambientale. Coinvolgere ragazze e ragazzi nella conoscenza dei diritti legati a un ambiente sano, alla salute e all’assistenza psicologica è essenziale per offrire strumenti di riflessione, ponendo al centro del dibattito la tutela ambientale e le implicazioni socioeconomiche. Allo stesso modo, discutere del legame tra insorgenza di malattie, stili di vita e salute del territorio permette di evidenziare la visione di A Sud, secondo cui la salute è un diritto collettivo e non un privilegio individuale.
A partire dal 2024, A Sud ha avviato un dialogo con circa 10 scuole secondarie di II grado in quattro regioni del Sud Italia (Campania, Puglia, Basilicata e Sardegna) all’interno del Progetto interregionale per la lotta al tumore e al fine vita, portato avanti con l’Associazione Nazionale Tumori (ANT) e altri 15 enti e co-finanziato da Fondazione Con il Sud. Il progetto si basa su una visione sistemica, incoraggiando la riflessione sulle pressioni antropiche, sugli attori politici, sulle condizioni socioeconomiche, sulle diverse vulnerabilità, sull’insorgenza di patologie e sulle problematiche ambientali, applicando queste conoscenze a casi studio specifici di ciascun territorio. In questo processo gli studenti e le studentesse sono protagonisti attivi, portando le loro conoscenze e arricchendole con dati e punti di vista diversi, per far diventare la formazione un’esperienza significativa e partecipata.
Bibliografia
- Cofone L., Sabato M., Di Rosa E., Colombo C., Paglione L., Evaluating the Environmental Impact of Anthropogenic Activities on Human Health. A Systematic Review, in «Urban Science», 8(2), p. 49, 2024.
- CNR, La mortalità da tumore è geograficamente associata all’inquinamento ambientale, Consiglio Nazionale delle Ricerche, 15 Gennaio 2023.
- European Environment Agency, Air quality in Europe – 2024 report, Copenhagen, EEA, 2024.
- Il Bo Live, Ambiente e salute. Se sta bene il pianeta, sta bene anche l’uomo, Università di Padova, 12 Febbraio 2023.
- Ministero della Salute, Inquinamento atmosferico e salute: cosa sapere, Roma, Ministero della Salute, 2023.
- World Health Organization, A health perspective on the role of the environment in One Health, Copenhagen, WHO Regional Office for Europe, 2022.
Ana María Pulido Guerrero
Marta De Marinis
Grammenos Mastrojeni
Redazione
Gabriele Laffranchi
Angela Schisa - DFI Books
Roberto Castaldo - DFI Books