Quando si parla di competenze socio-emotive, trasversali o non cognitive, molti docenti hanno una reazione comprensibile: “Bellissimo… ma quando dovremmo fare anche questo?”. Forse, però, la domanda potrebbe essere un’altra: e se una parte di queste competenze non dipendesse da attività aggiuntive, progetti extra o nuove ore curricolari, ma dal modo in cui il docente entra in aula?
Negli ultimi anni le neuroscienze educative hanno evidenziato sempre più chiaramente quanto il clima emotivo influenzi attenzione, memoria, partecipazione e apprendimento. Una classe non è soltanto un insieme di studenti e studentesse: è un sistema relazionale in cui emozioni, tensioni, sicurezza e stati interiori si trasmettono continuamente. In questo processo, il docente non è un osservatore neutrale: è parte attiva del clima che si crea.
Il docente come “regolatore emotivo” della classe
Ogni insegnante conosce questa esperienza, anche senza averla mai formalizzata: ci sono giorni in cui si entra in aula agitati, stanchi o mentalmente frammentati… e la classe sembra amplificare immediatamente quello stato. Altre volte, invece, si entra con calma, lucidità e presenza interiore, e persino gruppi complessi appaiono più disponibili all’ascolto.Non si tratta di magia, ma di co-regolazione emotiva: la psicologia dell’educazione evidenzia come lo stato emotivo degli insegnanti tenda a riflettersi sul clima collettivo della classe (Becker et al., 2014), influenzando in modo significativo la qualità delle relazioni educative, l’engagement degli studenti e delle studentesse e la motivazione all’apprendimento. Gli studenti, soprattutto gli adolescenti, leggono continuamente i segnali non verbali, come tono della voce, ritmo del respiro, postura, micro-espressioni, qualità dell’attenzione, livello di tensione percepita. Il docente diventa così, spesso inconsapevolmente, un vero e proprio “accordatore” dell’ambiente emotivo della classe: è questo il passaggio dall’autoregolazione, intesa come gestione del proprio stato interiore, alla co-regolazione, intesa come capacità di generare risonanza emotiva nel gruppo classe.
Preparare la lezione… o preparare se stessi?
Se lo stato interiore del docente orienta il clima della classe, allora preparare una lezione non significa soltanto scegliere contenuti e metodologie. Significa anche chiedersi: con quale presenza emotiva entrerò in aula oggi?Per questo motivo alcuni docenti iniziano a utilizzare brevi pratiche di autoregolazione prima della lezione, per esempio:
- respirazione consapevole;
- pause di centratura;
- visualizzazione positiva;
- attenzione intenzionale al tono emotivo con cui entrare in classe.
La visualizzazione come preparazione didattica
A titolo di esempio personale, una pratica particolarmente interessante che ho sperimentato consiste nella visualizzazione anticipata della lezione. Per comodità ero solita inserire questi brevi momenti di preparazione mentale durante alcuni minuti di rilassamento che effettuavo appena sveglia, prima ancora di aprire gli occhi. In quei momenti immaginavo il clima che desideravo costruire in classe: una spiegazione fluida, studenti e studentesse partecipi, una gestione calma degli imprevisti, un tono relazionale sereno. Nel tempo mi sono accorta che, quando svolgevo con continuità questa pratica, tendevo ad affrontare la lezione in modo diverso: più centrata, meno reattiva, più disponibile all’ascolto. Solo successivamente ho scoperto che diversi studi sul ruolo delle immagini mentali nei processi emotivi e comportamentali spiegano bene questo fenomeno. Non si tratta di “fantasticare” su una classe perfetta, ma di predisporre il cervello e il corpo a uno stato più funzionale, che orienta inconsapevolmente attenzione, atteggiamenti, linguaggio e comportamenti verso lo scenario immaginato. Concretamente, questa preparazione mentale modifica spesso il comportamento reale: il tono si abbassa, la reattività diminuisce, la comunicazione diventa più chiara, l’ascolto più autentico e la classe tende a rispondere di conseguenza.
Le competenze socio-emotive emergono dalla presenza educativa
Forse il punto centrale è proprio questo: le competenze socio-emotive non vengono trasmesse principalmente attraverso lezioni teoriche, ma attraverso la qualità della presenza quotidiana del docente. Uno studente non solo legge i segnali non verbali del corpo, ma osserva continuamente anche come reagiamo allo stress, come gestiamo un errore, come affrontiamo un conflitto, come tolleriamo la fatica, come ascoltiamo e come manteniamo la calma. In altre parole: l’insegnante insegna anche attraverso il proprio modo di stare nella relazione. Per questo motivo l’autoregolazione emotiva del docente, intesa come competenza professionale complessa, che comprende consapevolezza delle proprie emozioni, capacità di gestire stress e conflitti e abilità nel costruire relazioni positive in classe, non dovrebbe essere considerata soltanto un tema legato al benessere personale del docente, ma il presupposto necessario per attivare processi di co-regolazione in classe, con concrete ricadute sulla qualità dell’esperienza educativa.
Un piccolo esperimento possibile
Prima della prossima lezione, proviamo a fermarci un minuto e chiediamoci:
- Quale clima voglio costruire oggi?
- Con quale energia entrerò in aula?
- Quale stato emotivo desidero trasmettere?
Forse le competenze socio-emotive iniziano anche dalla consapevolezza che, qualche volta, il primo strumento didattico siamo noi stessi.
Bibliografia
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Claudia Bartoli
Caterina Lazzarini
Nicola Giorgetti
Redazione
Angela Schisa - DFI Books
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