Il 27 e 28 febbraio, a Bologna, si è tenuto il seminario internazionale organizzato da ADi, intitolato “Scuola, ascoltare il presente per costruire il futuro. Reimmaginare la grammatica del cambiamento”. A partire dalla necessità di fuggire le retrotopie (termine proposto da Zygmunt Bauman per descrivere le “utopie al passato”) ci si è interrogati sulla natura del cambiamento, la sua necessità, e soprattutto su come costruirlo insieme a docenti, studenti e studentesse.
Durante la prima sessione sono intervenuti, tra gli altri, Telmo Pievani, docente di Filosofia delle scienze biologiche, Bioetica e Divulgazione naturalistica all’Università di Padova, seguito da Patrizia Di Giulio e le sue colleghe del Liceo Vitruvio di Avezzano, ideatrici della Settimana Scientifica e Tecnologica. I loro contributi, incentrati sui processi biologici del cambiamento e il superamento dei pregiudizi contro le STEAM attraverso la didattica laboratoriale, hanno fornito un punto di osservazione originale sui cambiamenti in atto oggi nel mondo della scuola.
L’idea di cercare una grammatica del cambiamento proviene, come sottolineato all’inizio del seminario, dalla convinzione che sia necessario cogliere i semi del futuro emergente nel presente, e individuare le caratteristiche del processo di cambiamento nella società e nella scuola. Per questo sono state raccolte storie di cambiamento in giro per l’Italia, raccontate in relazione alle macrotendenze di oggi, coinvolgendo studenti e studentesse: non a caso Giacomo Armiglioni, studente del liceo Minghetti di Bologna, è stato uno dei coordinatori della prima mattinata.
La natura come modello: un cambiamento basato sulla diversità
Nel suo intervento, il professor Pievani ha analizzato le strategie di cambiamento nella natura, fornendo una lente di osservazione originale per osservare i cambiamenti a scuola: il modo in cui viene raccontata l’evoluzione, infatti, è una cartina tornasole dell’approccio con cui, molto spesso, vengono raccontati e percepiti i cambiamenti e le trasformazioni.
Il processo evolutivo, dell’essere umano e non solo, rischia trappole narrative che forniscono una visione distorta del cambiamento: per esempio, l’idea che l’evoluzione sia sempre lineare, o che l’individuo che ne è il risultato sia per sua natura “migliore” di chi è stato lasciato indietro. In realtà, l’evoluzione, e quindi il cambiamento, sono una storia di esplorazione e diversificazione. Per questo una nuova grammatica del cambiamento, sostiene Pievani, dovrà basarsi su alcuni principi fondamentali.
- Diversità al posto della linearità: come l’evoluzione, il cambiamento a scuola non è lineare. Ogni studente e studentessa possiede una diversità unica, che arricchisce, e non ostacola, i processi trasformativi.
- Migrazioni e mobilità: la migrazione è, di fatto, uno dei comportamenti che ci ha reso umani. Il cambiamento avviene, infatti, anche nello spazio, e aprire i propri orizzonti è essenziale per interpretare i processi trasformativi in atto oggi nelle scuole italiane.
- Imperfezione: come l’evoluzione, il cambiamento è fatto di errori, agiustamenti, idee geniali; ma soprattutto, comincia con il materiale esistente ed è frutto di una storia. Per questo è sempre bene ricordare che i risultati che si ottengono a scuola sono sempre un compromesso tra vincoli e possibilità.
- Cooperazione tra individui e gruppi: insieme alla migrazione, per il professor Pievani la cooperazione fa parte dei comportamenti che, nel corso dell’evoluzione, ci hanno resi umani.
Con un excursus scientifico, il professor Pievani ha spiegato che l’essere umano stesso è il prodotto di un processo fatto di compromessi. Per questo il corpo umano ha molte imperfezioni: prima fra tutte, la nascita prematura rispetto ad altri animali. Eppure, è proprio da questa imperfezione che è nata l’educazione, grazie alla neotenia, all’origine della capacità dell’essere umano di assorbire informazioni.
Il professor Pievani si è concentrato anche sulla cooperazione, storicamente fondamentale per l’evoluzione dell’essere umano, e chiave del cambiamento nei contesti educativi. Di fatto, le comunità umane sono caratterizzate dalla convivenza di organizzazioni sociali strutturate in gruppi e bisogni individuali: nonostante la presenza di “egoisti”, i “cooperatori” sono sempre stati proporzionalmente maggiori, consentendo di fatto l’evoluzione.
Il cambiamento deve essere inteso come un processo relazionale e ricorsivo: non è solo l’essere umano a plasmare l’ambiente, ma sono le stesse trasformazioni della realtà circostante a influenzare e ridefinire i bisogni umani. Questo dinamismo è evidente nel cambiamento climatico, dove emerge chiaramente che l’eredità lasciata alle nuove generazioni non è solo genetica o culturale, ma anche strettamente ecologica. In quest’ottica, la sfida educativa diventa quella di costruire meccanismi trasformativi capaci di persistere nel tempo, garantendo un impatto significativo che sappia andare oltre la nostra dimensione individuale.
In quest’ottica, nell’epoca dell’intelligenza artificiale, ha sostenuto Pievani, diventa urgente ripensare il nostro rapporto con questo strumento, usandolo in modo euristico, per scoprire cioè qualcosa di nuovo e acquisire nuove abilità. La relazione che decidiamo oggi di intraprendere con questo strumento avrà infatti effetti sul futuro dell’educazione e dello sviluppo umano.
Un esempio virtuoso: la Settimana Scientifica e Tecnologica ad Avezzano
Dopo il professor Pievani sono intervenute le docenti del Liceo Vitruvio di Avezzano, insieme a un’ex studentessa della scuola, per parlare della Settimana Scientifica e Tecnologica, un evento annuale promosso dalla loro scuola da più di vent’anni per promuovere lo studio delle materie STEAM, anche in un’ottica di Orientamento.
L’esperienza è nata da quella che le insegnanti hanno chiamato una “scintilla”: il desiderio di mettersi in gioco per coinvolgere colleghi, genitori, studenti e studentesse in un percorso nuovo e originale. Il cuore della trasformazione è stata la scelta di scardinare l’esperimento classico, spesso limitato da protocolli rigidi e chiusi, per abbracciare una didattica esperienziale. Questo approccio ha permesso di coniugare gioco e rigore, trasformando l’apprendimento in un processo autentico e profondo.
Il passaggio verso questo nuovo modello non è stato privo di sfide. Le docenti hanno compreso che solo rivoluzionando la didattica tradizionale sarebbe stato possibile abbattere i pregiudizi verso le discipline STEAM, ma tale cambiamento ha richiesto una grande dose di tenacia per affrontare ostacoli economici e scetticismi da parte di colleghi e dirigenti. È stata la ferma convinzione nell’impatto sociale ed educativo del progetto a permettere di superare la fatica e le resistenze iniziali.
Attraverso la metodologia laboratoriale, la scuola è riuscita a uscire dalle proprie mura, aprendosi al territorio e abbattendo i confini tra le singole discipline. Questo ha portato alla costruzione di un sapere organico, nato dalla condivisione di intenti con tutti i soggetti coinvolti. La collaborazione è diventata così il motore per una crescita collettiva che ha influenzato non solo il percorso degli studenti, ma anche la professionalità dei docenti.
Oggi, il risultato di questo impegno è una manifestazione viva da oltre vent’anni (di cui potete trovare l’ultima edizione qui). Evolutosi in un punto di riferimento di rilievo internazionale, l’evento attira oggi l’attenzione del circondario e di diversi Paesi europei. Soprattutto, continua a svolgere la sua missione principale: guidare con consapevolezza studenti e studentesse nella scelta del proprio futuro.
Questo esempio concreto ha confermato la riflessione del professor Pievani, mettendo in luce come accogliere la diversità dei punti di vista, cooperare e aprire le proprie porte all’esterno siano passi fondamentali per intraprendere processi di trasformazione duraturi e positivi.
Redazione
Ana María Pulido Guerrero
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