Erano 556 le persone che nel 1946 sedettero nell’Assemblea Costituente con il compito di redigere la Costituzione della Repubblica italiana. Un’impresa che richiese quasi due anni di lavoro, dal 25 giugno ’46 all’8 maggio 1948; un percorso di proposte, discussioni, scritture e riscritture degli articoli che, ancora oggi, regolano il funzionamento del nostro stato, ci tutelano come cittadine e cittadini, e ci danno la possibilità di vivere in modo libero e democratico.
21, un numero piccolo e all’apparenza poco significativo, ma presente, inarrestabile, rivoluzionario. Erano 21 le donne che furono elette all’Assemblea Costituente e che portarono avanti con tenacia e determinazione i valori della persona, della dignità, della libertà, della giustizia sociale e dell’eguaglianza di fatto, principi che costituivano la base per garantire a tutte e tutti un livello di benessere economico, sociale e culturale. Una libertà profonda che scacciava via la paura della miseria e della sopraffazione, che si fondava sulla solidarietà come dovere del singolo e della nascente Repubblica, restituendo una dimensione di cura, dignità e importanza al ruolo politico e civile di ogni cittadino, uomo o donna che fosse.
L’impresa di Caterina Caparello è introdotta dalle parole di Livia Turco, presidente dell’associazione “Fondazione Nilde Iotti. Le donne, la cultura, la società”, che apre la raccolta delle vite, delle storie e del vissuto personale e politico delle 21 Madri Costituenti in Le 21 Madri Costituenti, edito da Le Lucerne.
Una raccolta intrisa di empatia, ammirazione e umanità ma storicamente accurata che porta all’attenzione di chi legge tanto le peculiarità delle singole donne presentate, quanto la forza dell’intento comune che animava le loro azioni; le Madri Costituenti si fanno carico e incarnano un diffuso desiderio di giustizia sociale e un più sommesso, ma affatto assente, bisogno di equità e spazio per le donne. Il loro interesse primario e il loro obiettivo è quello di mettere mano alle questioni più urgenti, alle esigenze delle donne che non hanno parola anche per dare loro la possibilità di usare la propria voce.
È per questo che la ex partigiana Filomena Delli Castelli bussa a tutte le porte di Città Sant’Angelo per spiegare alle donne che potevano e dovevano votare, e, ancora meglio, potevano e dovevano votare per una donna.
Non c’è uniformità politica tra le Costituenti, molte sono democristiane, comuniste, un paio socialiste e una faceva capo al Fronte dell’Uomo Qualunque, ma era un dettaglio di scarsa rilevanza: a unirle era il desiderio e la consapevolezza che le donne dovevano essere parte integrante del lavoro di ricostruzione democratica del paese, dovevano essere presenti in questo nuovo assetto economico, sociale, giuridico e culturale, indipendentemente dal loro retroterra politico.
A guidale era ed è sempre stato il faro dell’uguaglianza, un’uguaglianza non solo giuridica e formale, ma finalizzata a un superamento delle discriminazioni, al raggiungimento di diritti sociali, civili e politici, che dessero vita a condizioni tali da permettere una partecipazione attiva alla vita sociale e politica di tutte e tutti.
Non fu un compito semplice, si scontrarono con la reticenza dei colleghi uomini, verso i quali provarono sempre una profonda stima e rispetto che non lasciava però alcuno spiraglio all’intimidazione; fecero proposte, intervennero nei dibattiti, nelle discussioni in aula e contribuirono alla stesura degli articoli senza perdere mai di vista il valore e l’importanza della missione di cui si sentivano incaricate.
I nomi delle 21 Madri Costituenti sono quelli di donne che hanno dato l’avvio a una società più equa, più giusta e in cui c’è spazio per chiunque; si sono occupate di scuola, istruzione, abbattimento degli stereotipi e dignità del corpo femminile.
Sono punti di riferimento da conoscere e da guardare con occhio consapevole e critico, soprattutto in una classe di Scuola secondaria di II grado. Proprio con l’avvicinarsi della ricorrenza del 2 giugno la lettura di anche solo una delle vite di queste donne può diventare il punto di avvio di un lavoro in classe.
Chi erano queste donne? Come sono arrivate all’Assemblea? Come sono riuscite a far coesistere ideali e posizioni politiche anche molto diverse per il bene della loro causa?
Le 21 Madri Costituenti può diventare la base per simulare in classe un dibattito su una delle proposte avanzate dal gruppo: si fa ricerca, si rintracciano le iniziative e si individuano i pro, i contro, e le argomentazioni a difesa, tenendo sempre in considerazione il contesto storico e il clima dell’Italia del dopoguerra, tra ripresa e ottimismo, ma anche paura e rabbia.
Un dibattito che può anche diventare una piccola rappresentazione, un debate o un momento di scambio su cosa, nonostante tutto, resta ancora da fare.
Redazione
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