Sul fatto che la Terra non sia l’unico pianeta abitabile dell’universo, non c’è alcun dubbio. Ma come saranno le forme di vita che si sono sviluppate al di fuori? Come si comporteranno? Come avranno modificato il loro aspetto per adattarsi a un habitat diverso?
La fantascienza ha popolato la nostra mente di esseri strani, spesso minacciosi e dall’aspetto inquietante… ma se le creature che definiamo “alieni” somigliassero molto più di quanto crediamo a ciò che ci circonda?
Docente di zoologia all’Università di Cambridge, Arik Kershenbaum non ricerca “l’altro” in una galassia lontana, ma prova a immaginare il comportamento e l’aspetto delle creature aliene partendo da un’osservazione scientifica delle forme di vita terrestre, dalla teoria dell’evoluzione e dalla selezione naturale che la caratterizza.
Tante piante, insetti, animali e volatili popolano questo mondo da prima di noi, hanno affrontato cataclismi naturali, cambiamenti climatici, nascita e morte di tante specie, eppure sono riusciti a adattarsi e trovare il modo migliore per sopravvivere. Possibile che questo si accaduto solo sulla Terra? Certo che no.
Uscendo da una prospettiva antropocentrica, Guida galattica per naturalisti propone un nuovo approccio alla vita che ci circonda, più curioso e critico, basato sull’osservazione e sulla capacità immaginativa: scopriamo che la struttura di un delfino non è così diversa da quella di un ittiosauro, e magari è proprio la forma adatta a predatori acquatici che si muovono con agilità negli oceani di altri mondi.
La forma e la mobilità di una medusa potrebbero essere analoghe a quelle di organismi che abitano pianeti gassosi in cui gli ecosistemi si sono sviluppati in aria.
E ancora, così come sulla terra alcuni animali comunicano attraverso i suoni, come i pipistrelli, o attraverso i segnali elettrici, come i pesci, allo stesso modo altre forme di vita potrebbero aver fatto propria questa forma comunicativa per adattarsi a mondi coperti da bui e profondi oceani.
Cosa ci insegna, quindi, questa “guida galattica” che parte dalla Terra? Che non siamo sole e soli, che tante conquiste evolutive che con arroganza riteniamo solo nostre possono essere adattate, migliorate e ottimizzate, prime su tutte il linguaggio e la capacità di comunicare.
Ci invoglia ad approfondire e interessarci maggiormente a ciò che ci circonda, senza derubricare le più piccole forme di vita a qualcosa di marginale, ma ad osservarle, studiarle e interrogarci su quanto siano state in grado di adattarsi a un mondo che può essere spesso ostile.
La narrazione avvincente, anche se non sempre semplice e mai semplicistica di Arik Kershenbaum poggia su solidissime basi scientifiche, ed è una lettura stimolante per classi del triennio di Scuola secondaria di II grado. Le pagine di Guida galattica per naturalisti non darebbero solo del filo da torcere a chi è appassionata e appassionato di fantascienza, ma anche a chi è scettica, scettico sull’esistenza di altre forme di vita. Può diventare una lettura critica e uno spunto per presentare argomenti di biologia e la storia dell’evoluzione in modo innovativo e con uno sguardo nuovo, fare da base per approfondimenti, supportare nello studio proponendo una modalità diversa di lettura del funzionamento degli organismi terrestri e, non ultimo, per portare tutte e tutti fuori dal sistema solare, e immaginare lontanissimi mondi vicini.
Redazione
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