Tutto comincia per caso. Benedetta entra a scuola cercando di stare alla larga dalle “influencer” della classe, pettegole e maligne; la giornata sembra una come tante, ma qualcosa non torna, qualcosa stona… e poi capisce. Luce non c’è. La ragazza che appariva quasi invisibile nonostante il suo nome non è in classe.
È in ospedale, in coma, non sanno se si sveglierà.
Benedetta è un’adolescente, ha un fratellino destino alla cecità che difende con tutta sé stessa e si trova immersa in una di quelle micro-realtà che caratterizzano ogni scuola: gruppetti divisi per popolarità, bulli, persone invisibili… come Luce. Quando la compagna “scompare” dalla sua quotidianità si rende conto che nemmeno lei le ha mai prestato granché attenzione, non sa quasi nulla di lei, ma, nonostante ciò, prova fastidio per le dicerie, le supposizioni e le maldicenze su quali siano le ragioni che hanno spinto Luce ad allontanarsi da casa a notte fonda, e quali le cause che l’abbiano fatta finire sul bordo del fiume e in coma in ospedale.
Mentre nella piccola comunità di paese la storia della ragazza sospesa tra vita e morte diventa un caso mediatico, Benedetta decide che vuole scoprire la verità. È stanca delle menzogne e di sentire chiunque dire la sua, spacciandosi per amica o amico di una persona considerata, fino a poco prima, invisibile.
Laura Bonalumi ci propone una narrazione in terza persona in cui i dialoghi hanno un ruolo predominante e i ragazzi sono protagonisti. Come una cinepresa dall’alto A luce spenta ci racconta cosa succede nelle scuole, nelle classi, nei circolini di ragazzi divisi in gruppi e caste, ci sbatte in faccia il muro che ostacola la comunicazione tra ragazzi, figli, studenti pieni di emozioni, dubbi, domande, e gli adulti, soprattutto i genitori, arroccati nei loro ruoli, incapaci di dare loro supporto e aiuto nell’affrontare un mondo che si manifesta sempre più complesso, crudo e spietato.
Attorno alla ricerca della verità si affollano temi fondamentali come il bullismo, il consenso, la salute mentale e l’importanza del dialogo. L’impotenza che attanaglia la protagonista penetra anche nello sguardo di chi legge: vorremo fare qualcosa, vorremmo che attorno le persone aprissero gli occhi, ascoltassero e si arrabbiassero, invece vediamo prevalere il pregiudizio e una disperazione di circostanza che finisce, però, per infrangersi contro la realtà dei fatti, e apre inevitabilmente alla necessità di parlare, confrontarsi, condividere.
È infatti necessario, se si decide di proporre questo libro come lettura in classe, sia in una Scuola secondaria di I che di II grado, preparare una lettura guidata o, ancora meglio, leggere il testo in classe. Un lavoro collettivo ha il vantaggio di proporre la prospettiva adulta dell’insegnante, e il punto di vista di ragazze e ragazzi, analizzando in parallelo sensibilità e percezioni diverse, tanto della vicenda in sé, quanto delle tematiche e dei temi che emergono.
Attraverso un fatto impensabile, A luce spenta apre uno scorcio su come la realtà possa essere peggiore e più nera dell’immaginazione, e quanto questo nero possa essere ancora più scuro per un’adolescente senza nessuno accanto a farle luce.
Redazione
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