Dire, fare, insegnare
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La scuola come chiave del futuro

Dire, fare, insegnare ha seguito il webinar inaugurale della seconda edizione del Festival di Deascuola “La scuola è…”, che ha avuto come tema il futuro della scuola e le proposte contenute nel rapporto UNESCO 2021 sull’educazione.

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14 marzo di: Redazione
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La tavola rotonda intitolata “La scuola è… la chiave del futuro” ha dato il via alla seconda edizione di “La scuola è…”, il Festival Deascuola per i docenti di oggi e i cittadini di domani che offre un ricco programma di eventi in calendario dall'8 marzo al 22 aprile. Durante l'incontro sono intervenuti Stefania Giannini, Ministro dell’istruzione dal 2014 al 2016 e Vicedirettore Generale Unesco, Stefano Versari, Capo Dipartimento per il Sistema Educativo di Istruzione e Formazione del Ministero dell'Istruzione, Carlo Mariani, ricercatore INDIRE (Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa) e Roberto Poli, Professore ordinario presso l’Università di Trento.

A fare da sfondo all’appuntamento moderato da Alessandra Rucci, Dirigente Scolastica, due testi fondamentali: il rapporto UNESCO 2021 sull’educazione “Reimmaginare il nostro futuro insieme. Un nuovo contratto sociale e un altro documento UNESCO, “Learning to become”, diventato un progetto all’interno del movimento Avanguardie Educative.

Il grande tema affrontato dagli ospiti è stato quello del futuro, a partire proprio dalle preoccupazioni e dalle incertezze espresse da molti ragazzi e ragazze. Come ricorda Stefania Giannini, nonostante la pandemia e la guerra è importante conservare la speranza: il nuovo contratto sociale, evocato dal rapporto UNESCO nasce da un’idea di futuro condiviso, più giusto e più equo. Gli obiettivi principali che l’UNESCO si impegna a promuovere sono innanzitutto quelli della cooperazione e della solidarietà, per una scuola più impegnata nella lotta contro le discriminazioni e le disuguaglianze, seguito da un necessario adeguamento dei curricula scolastici in grado di formare futuri cittadini consapevoli in una società globale. Non sono mancate una messa in discussione radicale dell’attuale sistema di valutazione e una rivendicazione della funzione di luogo sociale dell’ambiente scolastico.

Le parole di Stefano Versari, invece, hanno riportato in primo piano l’importanza della multidisciplinarità ma soprattutto hanno fornito alcune indicazioni volte a orientare docenti e studenti italiani nell’accoglienza dei bambini e dei ragazzi rifugiati che presto arriveranno dall’Ucraina.

A seguire, Carlo Mariani ha presentato il secondo documento UNESCO della tavola rotonda, “Learning to become” : un progetto che dimostra che questa educazione al futuro può essere trasformata in un curriculum. “Learning to become vuole essere un contenitore di paradigmi generativi che riconfigura il perimetro del pensiero critico attorno ad alcuni cluster del curricolo: i saperi, le relazioni umane e la comunità educativa e il rapporto con il mondo (natura, tecnologie e sviluppo economico).

In conclusione, Roberto Poli ha descritto i “Laboratori di Futuro” che propone a scuole, aziende e istituzioni, alla base dei quali giace l’intuizione di utilizzare il futuro come strumento didattico. I “Laboratori di Futuro in classe” (di circa 20 ore) sono progetti diversificati e declinabili in base alla scuola e al contesto in cui si svolgono; possono concentrarsi sul futuro individuale degli studenti oppure vertere attorno allo sviluppo della comunità e del territorio. Nondimeno, il denominatore comune delle diverse esperienze rimane sempre la volontà di formare menti flessibili e adatte ad un mondo in continuo cambiamento.

Per confrontarti e riflettere insieme agli ospiti del Festival sul tema dell’inclusione, non perderti la tavola rotonda del 17 marzo La scuola è...per tutti e di tutti.