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@TeacherToolkit: l’importanza di condividere risorse per insegnanti

In occasione del Bett Show 2020 che si è svolto a Londra lo scorso gennaio abbiamo intervistato Ross Morrison McGill, insegnante inglese e fondatore di @TeacherToolkit.

Grandi insegnanti 
13 aprile di: Ross Morrison McGill
copertina

Nella nostra intervista abbiamo domandato a Ross Morrison McGill, insegnante inglese e fondatore della piattaforma, in quale modo sia nata la sua idea e come si sia evoluta nel tempo fino a diventare la piattaforma @TeacherToolkit, molto utilizzata dagli insegnati inglesi soprattutto per reperire materiali per l’insegnamento, ascoltare podcast e partecipare a webinar. Di seguito riportiamo l’intervista.

Com’è nata l’idea di @TeacherToolkit?

Nel 2007 mi sono trasferito in una nuova scuola per occupare il ruolo di vicepreside; per me era l’inizio della mia carriera come amministratore in una scuola grande con 100 insegnanti e 1500 studenti. Pensavo che sarebbe stato un buon momento per riflettere e scrivere una sorta di diario e così ho cominciato a scrivere un blog. Non avevo uno scopo particolare, mi piaceva scrivere e usavo la piattaforma blogger.com, che a quel tempo era complicata da usare.

Poi nel 2011 è nato mio figlio, era prematuro e per tre mesi è stato nell’incubatrice;  ogni giorno siamo dovuti andare in ospedale che si trovava a 100 chilometri da casa. Dal momento che la connessione all’ospedale era scarsa, non era possibile comunicare con i genitori, neanche per motivazioni urgenti quindi ho cominciato a scrivere un blog sul mio cellulare e, quando tornavo a casa, lo mettevo online e lo condividevo su Facebook. Il blog ha iniziato a essere seguito e ho ricominciato a divertirmi a scrivere blog; avevo un vecchio insieme di risorse (toolkit) per insegnanti che non avevo mai condiviso. Quindi avevo appena perso il lavoro di insegnante, che amavo, e, visto che non potevo essere in classe, ho iniziato a occuparmi del toolkit per insegnanti.

Ho dovuto reinventarmi e scrivere dell’insegnamento, avevo un piccolo pubblico all’inizio, che poi è cresciuto; dopo due mesi a casa ho ottenuto lavoro come supplente di un dirigente scolastico. Ho continuato a scrivere il blog anche dopo che sono tornato a scuola e ho iniziato a scrivere anche cosa facevo, come un diario. Il blog ha suscitato molto interesse perché le persone potevano leggere di qualcuno che faceva il loro stesso lavoro e creava una sorta di connessione. Ho continuato a scrivere della scuola, dell’insegnamento e di tutto quello che può essere utile in classe. Ho condiviso contenuti creati da me per aiutare gli insegnanti a lavorare il meglio possibile e ho condiviso anche le difficoltà, gli alti e i bassi.

Ho collegato il blog ai miei tweets e alla mia pagina Facebook così da avere una rete per condividerlo; molto velocemente le statistiche del blog hanno iniziato ad aumentare e, a un certo punto, il blog è diventato un carico extra di lavoro. Le persone mi chiedevano più materiali ed è diventato come un canale di assistenza sempre disponibile; poi le persone hanno iniziato a offrirmi risorse. 

Quanto tempo ci è voluto perché il blog diventasse così popolare?

La crescita di Twitter è iniziata nel 2010, ma il mio account personale su Twitter su cui ho iniziato a sperimentare, risale al 2008. A dicembre del 2010 avevo 10000 followers, sono aumentati molto velocemente in tre mesi. Non so se sia stato perché ho iniziato a usare Twitter molto presto o perché ero pragmatico e davo consigli di buon senso e gli insegnanti avevano bisogno di questo perché avevano poco tempo a disposizione. Ho capito che gli insegnati hanno bisogno di materiali disponibili velocemente; ora circa 9 milioni di persone al mese visitano il mio sito.

C’erano persone che visitavano solo il mio profilo, ma mi arrivavano anche molti messaggi ogni mese e poi la popolarità è aumentata sempre di più e dovevo gestire tutto da solo. Ho scritto molto sui dati di accesso al sito perché in passato volevo capire cosa stesse succedendo, ora abbiamo Google Analytics, e in questo modo ho cominciato a capire in quale modo gli utenti interagissero sul mio blog e quali fossero i bisogni degli insegnanti.

Pensa che l’ottimo risultato che ha raggiunto dipenda da una buona interpretazione dei dati?

In parte sì, ma anche dai contenuti giusti; la maggior parte del tempo ho provato a scrivere per me stesso. A volte ho scritto perché pensavo che gli insegnanti avessero bisogni di certe idee, a volte la stampa ha pubblicato articoli che parlavano di temi che mi interessano quindi ho scritto di quelli. Faccio molte ricerche e poi con Twitter possono creare un thread e verificare le ricerche. I dati sono utili per capire di che cosa hanno bisogno gli insegnanti; per esempio se il tempo di lettura medio è di un minuto e mezzo non serve scrivere articoli troppo lunghi perché li leggerebbero in pochi. Ho imparato a utilizzare i dati; lo scorso anno ho passato gli undici milioni di lettori ogni giorno, sta diventando sempre più popolare.

Gli insegnanti hanno bisogno di condividere, ma hanno poco tempo a disposizione; l’insegnamento è uno sport di squadra ed è necessario condividere soluzioni a problemi molto difficili, ma spesso hai solo tra minuti di tempo prima che entrino in classe trenta studenti. Gli insegnanti vogliono condividere risorse, ma non hanno tempo quindi io provo a offrire idee, soluzione e risorse. 

Per anni non sapevo niente sui dati di accesso al mio blog, caricavo materiali e le persone entravano e scaricavano il pdf; ora so quante persone hanno scaricato un contenuto e ho gli indirizzi degli utenti così li posso contattare e condividere con loro risorse e libri.

Quali sono le nuove correnti nell’insegnamento e cosa cercano gli insegnanti?

Gli insegnanti sul mio sito cercano risorse che aiutino nella valutazione degli studenti e materiali utile per la didattica individualizzata.  In Inghilterra si è dato molto peso al fatto che ogni studente ha i suoi bisogni e impara in modo diverso dagli altri e ci sono persone che osservano il lavoro in classe; come risultato di questo gli insegnanti preparano materiali per soddisfare gli osservatori. Seguendo questa logica si dovrebbe preparare un compito diverso per ogni studente della classe, ma questo non è possibile quindi gli insegnanti hanno bisogno di aiuto per capire come costruire materiali che rispondano ai bisogni dei loro alunni. 

Una delle mie risorse più popolari, soprattutto per gli insegnanti che sono all’inizio della loro carriera, è il lesson plan che ha raggiunto più di un milione di download. Si tratta di una mappa per pianificare una lezione che sottolinea l’importanza di alcuni elementi come il numero di alunni e la loro età, quali sono gli obiettivi di insegnamento, come si intende rendere la lezione più coinvolgente, come favorire la memorizzazione, ecc. Questa mappa si è evoluta in un template digitale ed esiste una versione online a cui gli insegnanti possono accedere, creare una lezione e salvarla in pdf; si possono aggiungere tag, si possono fare ricerche e si adatta molto ai bisogni dell’insegnante. In cinque minuti si può organizzare la lezione decidendo l’argomento e come valuterai gli studenti; il metodo di insegnamento dipende interamente dall’insegnante perché è giusto che abbiano autonomia. 

Pensa che gli insegnanti utilizzino questo template?

Sicuramente utilizzano il five minute plan che è la pagina più popolare del mio sito e in fondo a questa pagina ci sono i link a molto altri templates. Ho condiviso questo schema su Twitter nel 2011, anche se lo utilizzavo già da qualche anno; in quel periodo in Inghilterra gli insegnanti dovevano costruire un lesson plan per le persone che andavano a osservare la lezione. Molti insegnanti scrivevano documenti di due pagine per aiutare chi osservava a capire la lezione, ma io penso che sia meglio utilizzare uno schema che permette di organizzarsi in cinque minuti perché la pianificazione della lezione dovrebbe essere utile agli insegnanti e agli studenti, piuttosto che a qualcuno che osserva le lezioni una volta ogni tre mesi.

Secondo lei l’utilità delle tecnologie digitali nella didattica è sovrastimata o pensa che sia realmente utile nell’insegnamento?

Io di solito venivo qui, sia come insegnante che come dirigente, molto frustrato perché le scuole nelle quali lavoravo non avevano fondi per dotarsi di strumenti tecnologici al passo con i tempi. Esiste molta differenza tra una scuola e l’altra perché in alcuni casi si possono comprare strumentazioni migliori e gli studenti possono essere più facili, quindi non danneggiare le apparecchiature. Ogni studente dovrebbe avere le stesse opportunità, penso che il digitale abbia delle potenzialità, ma quando ho iniziato a insegnare utilizzavo la lavagna, poi è arrivata la lavagna magnetica e poi quelle interattiva, con PowerPoint e tutti gli altri programmi; questo permette di lavorare più velocemente, ma con la tecnologia è aumentato anche il carico di lavoro degli insegnanti. Gli insegnanti lavorano circa venti ore alla settimana con gli studenti, ma ricevono almeno venti mail al giorno; se pensiamo che per leggere e rispondere a ogni mail devono impiegare due minuti di tempo, alla fine della settimana risulterà quasi un giorno intero in più di lavoro. Questo carico di lavoro in più non è preso in considerazione e molti insegnanti lavorano oltre il loro orario per riuscire a non rimanere indietro.

Credo che il pericolo delle tecnologie digitali sia la perdita dell’interazione personale; si possono fare video, organizzare lezioni online e avere conversazioni a distanza, ma la tecnologia è costosa e diventa obsoleta velocemente; questo può essere il motivo per cui non tutti ne possono usufruire allo stesso modo e si rischia di escludere una parte di studenti.

Quindi bisogna pensare bene a come e quando utilizzare le nuove tecnologie sia perché siano utili agli studenti, sia perché siano gestibili per gli insegnanti.

Spesso la ricerca e la tecnologia fanno affermazioni che però non spiegano come si deve comportare un insegnante; in ogni cosa serve moderazione e io penso che nell’insegnamento la cosa principale sia fare meno, ma farlo meglio e questo è ciò che tutti gli insegnanti dovrebbero fare. Nel mio libro parlo di idee pratiche per gli insegnanti che rendano il loro lavoro più semplice, riducendo il carico di lavoro e aumentando il loro benessere.

Gli insegnanti ora possono creare risorse come video online e fare da tutor ad altri insegnanti; questo può diventare anche una fonte di guadagno, come nel caso di Teachers Pay Teachers che negli USA hanno venduto milioni di risorse. La nuova generazione di insegnanti è composta da nativi digitali che possono avere la percezione che l’insegnamento sia una cosa semplice e veloce, ma in classe bisogna costruire relazioni e questo richiede tempo, non basta trovare una risorsa online e utilizzarla in classe il giorno successivo.

Ha qualche buona pratica di insegnamento da suggerire per gli insegnanti italiani?

È difficile perché non ho mai visitato una scuola italiana. Penso che gli insegnanti in generale non abbiano bisogno di sapere più cose, ma hanno bisogno di tempo per mettere in pratica ciò che sanno già, a parte per quelli che hanno appena iniziato a insegnare e devono imparare. I nuovi insegnanti hanno bisogno di poter lavorare con colleghi con più esperienza per capire quali siano le metodologie migliori e quali conseguenze abbiano certe scelte sulla classe. Un alto positivo della tecnologia è che oggi gli insegnanti possono guardare se stessi e gli altri mentre lavorano in classe, osservando cosa funziona meglio e quali sono gli errori commessi, ma molti non lo fanno perché temono il giudizio negativo degli altri.

Pensa che sia più importante saper comunicare con gli studenti che usare una particolare metodologia didattica?

La mia migliore metodologia sono alcune ottime idee; credo che sia importante scegliere le proprie idee, pensando a perché potrebbero funzionare e come potrebbero migliorare il proprio lavoro di insegnante. La ricerca a volte dà indicazioni che non combaciano con la pratica di insegnamento. In Inghilterra abbiano molti punti critici nell’istruzione; il governo decide sulle scuole inserendo quello che pensano funzioni per gli studenti, i genitori vorrebbero mandare i figli nelle scuole migliori, ma non tutti possono accedervi. Alcune persone pensavo che la competizione sia positiva per la crescita, altre persone pensano che ognuno dovrebbe avere le stesse possibilità; penso che non ci sarà mai omogeneità, siamo tutti diversi. Le scuole hanno le loro problematiche, ma penso che con le scelte sbagliate la situazione possa peggiorare; sarebbe importante fornire a tutti una buona istruzione di base in modo da offrire a ognuno più opportunità e favorire scelte migliori nella vita. 

Gli insegnanti hanno bisogno di focalizzarsi sugli aspetti pratici del loro lavoro e i dirigenti scolastici devono consentire loro di avere tempo per parlare e condividere le esperienze. Sarebbe utile per gli insegnanti avere spazi di confronto ogni settimana per condividere i problemi e le pratiche di insegnamento e capire che hanno gli insegnanti migliori possono avere problemi. Questo è utile anche per far capire ai giovani che si possono fare errori; in caso contrario di fronte a una difficoltà potrebbero andare in crisi e evitare di chiedere aiuto per paura di un giudizio negativo.