Ci sono apprendimenti che difficilmente passano attraverso la sola spiegazione.
L’educazione finanziaria è uno di questi: parlare di spesa, ricavo o guadagno in modo astratto rischia di non intercettare l’esperienza concreta degli alunni e delle alunne. Ma cosa accade se questi concetti prendono forma dentro una classe, diventano oggetti, scelte, relazioni?
È da questa domanda che nasce il percorso realizzato nella mia classe quinta di Scuola primaria: un laboratorio che ha trasformato l’aula in un piccolo sistema economico, dove ogni alunno e alunna ha potuto sperimentare in prima persona cosa significa produrre, scambiare, decidere.
Dalla moneta ai prodotti
Il punto di partenza è stato volutamente creativo: inventare una moneta. Non una semplice attività grafica, ma un processo collettivo di costruzione di significato. Divisi in gruppi, gli alunni e le alunne hanno proposto nomi, simboli, colori, valori; hanno discusso, argomentato, cambiato idea.

La scelta finale è avvenuta tramite votazione, trasformando un momento laboratoriale in un esercizio autentico di cittadinanza. In questo passaggio emerge chiaramente l’eco del pensiero di John Dewey: si apprende attraverso l’esperienza, ma soprattutto attraverso la partecipazione attiva a pratiche sociali significative.
La successiva digitalizzazione delle monete, realizzata con uno strumento di intelligenza artificiale, ha introdotto un ulteriore livello di riflessione: come descrivere in modo preciso un’idea? Come trasformare un’immagine mentale in un prompt efficace? Qui il linguaggio diventa strumento operativo, in linea con la prospettiva socio-costruttivista, secondo cui il sapere si costruisce attraverso l’interazione e la mediazione.
Le monete digitalizzate (immagini fornite dall’autrice)



La classe si è poi trasformata in un insieme di piccole micro-aziende. Coppie di alunni hanno ideato e realizzato prodotti: oggetti decorativi, manufatti con materiali di recupero, piccoli artefatti funzionali.
In questa fase, apparentemente semplice, si attivano processi complessi: pianificazione, gestione delle risorse, distribuzione dei ruoli. Ogni scelta, da quale materiale usare a quanto tempo dedicare, o come migliorare il prodotto, diventa occasione di apprendimento.
Il mercato: una simulazione che diventa realtà
Il momento più atteso è stato il mercato. I banchi si sono trasformati in stand, le monete in strumenti di scambio, le alunne e gli alunni in venditori e acquirenti. Ogni micro-azienda ha ricevuto un capitale iniziale e ha dovuto gestire vendite, acquisti, resti.
Qui l’apprendimento si fa autentico: i bambini negoziano, osservano, cambiano strategia. Alcuni abbassano i prezzi, altri valorizzano meglio i propri prodotti, altri ancora riflettono su cosa rende un oggetto “desiderabile”.


La dimensione ludica non riduce la complessità, ma la rende accessibile. L’apprendimento è più efficace quando si colloca in contesti significativi e narrativi: il mercato diventa una storia condivisa, in cui ogni alunno ha un ruolo.
Terminata l’esperienza, la classe si è fermata a riflettere. Ogni gruppo ha ricostruito il proprio percorso: quanto abbiamo speso? Quanto abbiamo guadagnato? Abbiamo ottenuto un profitto o una perdita?
In questa fase i numeri smettono di essere esercizi astratti e diventano strumenti per leggere la realtà vissuta. La contabilità, introdotta inizialmente in forma teorica, trova qui il suo significato più pieno. Si attiva così un processo metacognitivo: non solo “quanto abbiamo guadagnato?”, ma “perché?”. Quali scelte hanno funzionato? Quali no?
Questa esperienza mostra come l’educazione finanziaria, se proposta in chiave laboratoriale, possa diventare un potente dispositivo didattico interdisciplinare. Non si tratta solo di acquisire concetti economici di base, ma di sviluppare competenze trasversali: collaborazione, pensiero critico, capacità decisionale. Inoltre, attività di questo tipo contribuiscono a ridurre la distanza tra scuola e vita reale, rendendo gli apprendimenti più duraturi e significativi.
In un contesto educativo che richiede sempre più spesso di formare cittadini consapevoli, esperienze come questa indicano una direzione chiara: non basta spiegare il mondo, è necessario permettere agli alunni e alle alunne di sperimentare, anche in forma simulata, ma autentica.
Giuliana Disanto
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