È estate, la città si è svuotata, quasi tutti sono andati in villeggiatura o in vacanza, lontano da lì. Lena si è ritrovata da sola a trascorrere i mesi estivi in compagnia della madre che coglie ogni occasione per rintuzzarla su come dovrebbe vestirsi, su come dovrebbe camminare, sul modo in cui passa le giornate… insomma, alla madre di Lena non va bene niente, nemmeno il suo nome.
Già, perché Lena è un nome che si è scelto lei, ben diverso da quello che la madre aveva dato alla piccola bambina spensierata che dormiva in una cameretta piena di farfalle colorate. Vanessa le era parso un nome adatto a segnare un destino di delicatezza, colori pastello e portamento elegante… ma crescendo qualcosa era cambiato, e Vanessa, proprio come una farfalla, era uscita dal suo bozzolo. Ma la nuova identità, che orgogliosamente mostrava al mondo, non era quella di una mariposa colorata e sgargiante come avrebbe voluto la mamma, bensì una tenebrosa e scura falena, una farfalla notturna dalle ali decorate, curiosa di tutto e sempre vestita di nero. Lena, “per brevità”, come aveva annunciato.
Quasi tutte le persone attorno si erano presto abituate a quel nome d’elezione e a quella nuova versione di Vanessa: era tutto adatto a lei, il nome, l’abbigliamento, il carattere… solo la madre, elegante ed esile di natura, mal sopportava quella mutazione, rimpiangendo la bambina solare che rideva in mezzo a campi fioriti. Non c’era posto infatti, in casa, per fotografie che ritraessero quella Lena vestita di scuro e, quasi un ulteriore sgambetto alla figura materna, anche un po’ in carne.
Lena prova a non darci peso, è infastidita e a tratti intristita dall’atteggiamento di una madre vuole nasconderla agli occhi delle clienti che aiuta a diventare eleganti, belle e magre. La ragazza passa così le sue giornate in riva al canaleattorno al quale la città si è sviluppata, fa presto amicizia con i pescatori di metallo che con grandi calamite recuperano dall’acqua tesori nascosti, e scopre il Cantiere, un vecchio capannone in prossimità del porto in cui artisti, acrobati e figure bislacche hanno creato una comunità colorata e allegra.
Tutto scorre con una piatta tranquillità, velata da malinconia per il comportamento della madre… fino a quando, un giorno, alla calamita che Lena usa per recuperare oggetti dal fondo dal canale, non si aggancia un piccolo sottomarino arrugginito.
Qui comincia la vera avventura che trasformerà Lena in una piccola eroina che cerca di proteggere la comunità. Perché il sottomarino nasconde un segreto che potrebbe salvare la città dagli egoistici piani di Arkon Bolwerd, il figlio del benefattore che aveva reso fiorente e prospera la cittadina ora trattata come una sua proprietà personale, tanto che progetta di radere al suolo il porto e il Cantiere per costruire un quartiere di lusso esclusivo e fuori portata per gli abitanti.
Lena è una ragazza che sta entrando con tutti e due i piedi nell’adolescenza: ha i suoi gusti in fatto di vestiti, di cibo, di passatempi, ha un carattere deciso e sa cosa vuole e come vuole apparire. Non ne vuole sapere di stare dietro alle indicazioni della madre solo per accontentarla! Il suo atteggiamento ribelle non è però mai velato di maleducazione o cattiveria, è la manifestazione della sua necessità e desiderio di affermazione, della volontà di avere la propria identità e di essere riconosciuta per quello che sente di essere.
E sta proprio nella sua spinta all’indipendenza la forza e la fortuna di Lena, che riesce così a diventare una piccola paladina per la città in cui è cresciuta.
Sono tanti gli spunti che emergono da Lena e il segreto del sottomarino dimenticato di Terre di Mezzo, scritto da Sanne Rooseboom e tradotto da Laura Pignatti: la crescita, l’affermazione dell’identità, il distacco dai genitori e dalle loro aspettative, il desiderio di avere il proprio posto nel mondo.
Agli aspetti più personali si innestano nella narrazione temi più ampi e di interesse civico: la comunità che si crea all’interno di uno spazio urbano e il modo in cui vi si partecipa e si vive quello spazio; l’uso stesso dello spazio agito dagli individui e dai gruppi. Per non dimenticare l’aspetto ambientale e l’uso personale e utilitaristico del denaro e della ricchezza operato da Arkon Bolwerd, il cattivo della storia che incarna però dinamiche e comportamenti che vediamo quotidianamente operati nella società da parte di chi detiene la maggior parte della ricchezza.
Dalla lettura individuale o in classe di Lena e il segreto del sottomarino dimenticato possiamo quindi avviare molte riflessioni nell’ambito dell’Educazione Civica: fare una ricerca sull’inquinamento dei fiumi urbani, sulle condizioni di vita della popolazione che abita queste aree, soprattutto in paesi meno ricchi, o ancora dare vita a un laboratorio di scrittura in cui immaginiamo cosa avremmo potuto trovare nel sottomarino di utile a sventare i malefici piani di Bolwerd?
Il racconto di Lena e la sua avventura ci insegnano quindi l’importanza di abitare la città in cui viviamo, di conoscerla e apprezzarla, per poter salvaguardare quello spazio e tutto quello che la circonda.
Redazione
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