Sven e Parker. 13 anni, la scuola che inizia, due vite molto diverse, entrambe segnate da traumi e difficoltà.
Sven soffre di epilessia, i suoi genitori sono molto apprensivi, a buona ragione, e cercano di rendere il suo arrivo e la sua permanenza a scuola il più semplificata possibile. Per esempio, insistono affinché abbia accesso all’ascensore: una vergogna per lui.
Parker è una ragazza indipendente che vorrebbe non farsi notare. Quell’idea per cui la scuola deve essere una vetrina, una sorta di arena in cui vince chi è sempre all’ultimo grido, più alla moda e in linea con le tendenze, la disgusta. Ha un solo pensiero in mente: il suo cane Alaska. Ha dovuto lasciarla andare per via del fratello, allergico al pelo di cane, ma la mancanza della sua amica è tale da diventare un pensiero fisso, un sogno ricorrente, una ferita ancora aperta.
Il rapporto tra i due non comincia bene, ma finché si ignorano lo si potrebbe definire quasi positivo. Il dramma si compie quando Parker scopre che Sven ha bisogno di uno speciale cane guida, un animale che lo aiuti nella quotidianità e che sia anche in grado di presentire l’arrivo degli attacchi epilettici… quel cane, è Alaska.
Parker non lo accetta, a maggior ragione perché Sven non è affatto contento di condividere la sua vita con una compagna a quattro zampe che deve occuparsi di lui come un bambino. La decisione è presa: si riprenderà il suo cane.
Qui accade qualcosa di inatteso: quando una notte Parker si intrufola in casa di Sven con l’intenzione di portare con sé Alaska, Sven si sveglia, si accorge che c’è qualcosa di strano, e i due si incontrano. Non è un faccia a faccia semplice, Parker è sempre entrata a casa di un suo compagno di classe con un passamontagna in testa! Ma pian piano le tensioni si sciolgono, i due ragazzi cominciano a parlare dando avvio a un rapporto in cui condividono pensieri, confessioni, storie personali e, piano piano, costruiscono un ambiente protetto in cui essere davvero se stessi. Alaska supervisiona e in qualche modo protegge questa nuova amicizia nata proprio per causa sua, e il rapporto tra i due ragazzi si sviluppa e cresce progressivamente, permettendo a entrambi di conoscere l’altro sempre di più… anche se Sven non sa fino in fondo chi è Parker.
Anna Waltz ci propone una storia a due voci, in cui il punto di vista rimbalza sempre da Sven a Parker, offrendoci due prospettive e due modi di raccontare differenti, che non fanno mai abbassare la guardia e, anzi, portano chi legge a mettere in dialogo le due versioni della storia, senza mai accontentarsi di una sola versione.
Per ragioni e con modalità diverse, Sven e Parker si trovano a faccia a faccia con l’adolescenza, con la malattia, con la perdita e con la complessità di un’identità in formazione. Tutti e due sembrano sapere benissimo come vogliono o non vogliono apparire, cosa desiderano e cosa invece vorrebbero tenere lontano da sé, ma alla fine tutte queste presunte certezze si mescolano e dissipano in una narrazione che gioca con le prospettive così come con i generi letterari, alternando giallo, avventura e romanzo di formazione.
Perché Leggere Alaska, soprattutto in una classe terza di Scuola secondaria di I grado o al biennio della secondaria di II grando? Perché parla proprio di quella fase complessa di passaggio, del salto dalla fine della pubertà all’inizio della piena adolescenza, di come sia traumatico ma necessario cambiare ambiente, scuola, amicizie e quanto sia però difficile e affatto scontato riuscire a adattarsi e uscire illese, illesi dal “debutto” alle scuole superiori.
Le storie di Sven e Parker sono storie straordinarie e allo stesso tempo comuni, che propongono il tema dell’inclusione in modo ampio e sfaccettato, e portano a interrogarsi sul valore dell’amicizia, dell’onestà e della condivisione delle emozioni.
Redazione
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