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Area Secondaria II grado

RD-PATHS – Riscoprire l’“io” tra le mura del carcere, grazie alla filosofia

Sonia Cortese racconta il potere del fare filosofia in carcere, attraverso la partecipazione a RD-PATHS.

Tempo di lettura: 5 minuti

Sonia CorteseSonia Cortese
videomaking

La filosofia in carcere attraverso RD-PATHS

L’IIS “P. Dagomari” è un istituto superiore di Prato, ambito economico, commerciale e dei servizi, che partecipa al sistema pubblico di istruzione degli adulti (IdA) del territorio ed è coinvolto anche nella formazione all’interno della Casa Circondariale di Prato, con attività scolastiche per detenuti, progetti educativi specifici (per esempio inclusione, recupero scolastico) e collaborazione con istituzioni e progetti nazionali.

La partecipazione a RD-PATHS è stata proposta agli studenti ristretti, che hanno accolto con viva partecipazione e profonda adesione emotiva l’iniziativa di creare un video incentrato sulla parola “IO”. Tale progetto è stato percepito non come un semplice esercizio didattico, bensì come un prezioso spazio di rielaborazione personale, nel quale dare voce a esperienze sovente rimaste inespresse e mettere in forma narrativa la propria soggettività.

I docenti che hanno aderito all’iniziativa – materie letterarie, arte, metodologie operative e economia aziendale – hanno operato attraverso un’attenta integrazione di materiali didattici e approfondimenti concettuali, al fine di far emergere testi e produzioni artistiche particolarmente emblematici per il percorso intrapreso.

Lo svolgimento del progetto

Nel corso delle attività, gli studenti si sono mostrati disponibili al confronto, motivati a condividere riflessioni, intime e talvolta sofferte, e sensibili alla possibilità di raccontarsi in modo autentico, pur nel rispetto delle regole e dei limiti del contesto penitenziario. La scelta del tema “IO” ha così favorito un atteggiamento responsabile e riflessivo, incoraggiando in molti un atteggiamento di riscoperta di sé e di maggiore consapevolezza del proprio percorso di vita. In sintesi, l’iniziativa è stata accolta come un’opportunità di riscatto simbolico e di riconoscimento, tanto che il video è divenuto, agli occhi degli stessi detenuti, un piccolo ma significativo atto di riaffermazione di identità e dignità.

La pianificazione, sviluppata nel corso delle ore curricolari, è stata programmata secondo una scansione accurata e progressiva delle diverse fasi, volutamente articolata tra momento progettuale, riflessione testuale e costruzione condivisa del video finale. Il brainstorming è stato preparato in modo formale e ordinato, con l’intento di sollecitare negli studenti una riflessione critica e personale sull’uso della parola IO, lasciando ampio spazio alla libera espressione e alla condivisione di significati individuali. Nel contesto del confronto con i testi, si è inizialmente fatto uso degli esempi e dei materiali proposti da INDIRE, ritenuti validi strumenti di stimolo linguistico e concettuale per la riflessione sul soggetto e sulla narrazione di sé. Tuttavia, man mano che emergevano gli interessi e le sensibilità dei partecipanti, la conduzione didattica ha integrato ulteriori testi, selezionati autonomamente dai docenti, in base alle esigenze del gruppo e al livello di comprensione, così da adattare il percorso a una platea eterogenea e articolata come quella dei detenuti adulti. In sintesi, il brainstorming è stato un momento di apertura e di consultazione collettiva, mentre la fase di confronto con i testi ha mantenuto un duplice carattere: da un lato, la fedeltà alle indicazioni e alle proposte di INDIRE, dall’altro, la libera integrazione e la selettiva autonomia nell’arricchimento del percorso con materiali ulteriori, scelti in modo mirato per favorire la comprensione, la riflessione e l’adesione al progetto complessivo.

L’elaborato finale

L’elaborato finale è stato incentrato sullo scarto nella percezione dell’IO, tra l’identità intimamente avvertita e quella che la società tende a stereotipare, nonché sul rischio che tale rappresentazione cristallizzata conduca a un’irreversibile identificazione dell’individuo nella categoria di “detenuto”.

Purtroppo il video non ha potuto restituire le immagini né le voci dirette degli studenti ristretti, per evidenti ragioni connesse alle diverse vicende giudiziarie, tuttavia, quanto è stato possibile vedere ed ascoltare costituisce integralmente il frutto del loro lavoro, nonché dell’impostazione metodologica condivisa e concordata con i docenti che hanno operato insieme a loro con costante dedizione.

Al termine dell’esperienza, negli studenti è rimasto un bagaglio profondo e articolato, che va ben oltre la semplice traccia formale di un percorso didattico concluso: hanno conservato una maggiore consapevolezza di sé e del proprio iter esistenziale, sollecitati dalla riflessione sulle parole, sulle narrazioni e sul valore della loro voce all’interno di un contesto tanto chiuso e strutturato quanto suscettibile di riscrittura interiore. Sul piano culturale e linguistico, è rimasta una più solida padronanza espressiva, con accresciuta capacità di argomentare, di leggere testi complessi e di relazionarsi ai contenuti in modo critico e partecipato. Parallelamente, si è radicata una sensazione di appartenenza a un processo di crescita collettiva, che li ha visti non solo destinatari passivi di insegnamenti, ma protagonisti attivi di un progetto in cui il racconto di sé si è intrecciato con la pratica della scrittura, della visione e della discussione. Infine, dal punto di vista identitario, è rimasta l’esperienza di una temporanea ma significativa restituzione di dignità: la possibilità di esprimersi, di essere ascoltati e di vedere le proprie parole trasformarsi in un video condiviso, che ha lasciato in loro un segno di riconoscimento e di speranza, che continua a riecheggiare nel loro percorso di reinserimento e di riflessione personale.

18 Maggio 2026

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