Dire, fare, insegnare
Dire, fare, insegnare
Dire, fare, insegnare

Deborah Millar: l’importanza di essere Tigro

Il discorso di Deborah Millar al Bett Show 2020 è stato uno dei nostri preferiti. Il suo approccio diretto e il coinvolgimento emotivo suscitato dalla sua storia sono stati estremamente istruttivi. Ecco la storia di come ha scoperto di essere un Tigro.

Grandi insegnanti 
15 aprile di: Redazione
copertina

Deborah Millar oggi è Group Executive Director of Digital Learning presso la TEC Partnership, uno dei più grandi centri inglesi per l’istruzione superiore. Il suo ruolo è quello di cercare di migliorare l'esperienza di insegnamento e di apprendimento all’interno della partnership, che comprende oltre 25.000 studenti. Ma il suo rapporto con l'insegnamento è iniziato in modo burrascoso.

Il sogno di Deborah, da bambina, era di diventare una campionessa di sci. Non le era mai venuta in mente l'idea di insegnare. A scuola, poi, non andava molto bene: le sue pagelle erano piene di note come «si distrae facilmente», «chiacchiera», «deve impegnarsi di più». Quando aveva nove anni, per esempio, un'insegnante disse a sua madre: «Non fatevi aspettative troppo alte, Deborah non farà mai nulla nella vita».

Deborah non aveva però problemi di disciplina: frequentava le lezioni con regolarità e puntualità, seguiva il doposcuola e riusciva a rispettare le consegne. Era palese a tutti che si impegnava molto per essere una brava studentessa, per compiacere i suoi insegnanti e per ottenere voti migliori. 

Ma, per quanto ci provasse, l'apprendimento per lei era difficile e stressante. Non riusciva a concentrarsi e doveva rileggere più e più volte un testo per essere in grado di interpretarlo. Faticava inoltre a ricordare le informazioni, anche se era in grado di leggere le parole e capirne il significato. Il momento della pagella era un incubo: di solito c’era scritto qualcosa come: «Deborah è un membro popolare della classe. È gentile con gli altri e lavora bene in gruppo ma le manca la concentrazione.»

Alla fine dell’anno scolastico i suoi voti non erano buoni. Ma, tra quei voti bassi, ce n’erano alcuni che dimostravano che non era poi così stupida come si sentiva. Una A in Arte, per esempio, e una percentuale di risposte esatte del 97%, del tutto inaspettata, in Biologia.Deborah ricorda che nelle lezioni di queste materie si sentiva al sicuroapprezzata e riconosciuta. Gli insegnanti erano, in effetti, diversi dagli altri: all'epoca non sapeva perché ma – qualunque cosa fosse – sapeva che non vedeva l'ora di frequentare le loro lezioni.

Facciamo un salto avanti di trent'anni.

Deborah Millar è la responsabile di un Corso di Laurea in Graphic Design e sta lavorando con la classe del 2006. Ha fatto personalmente il colloquio a ognuno di loro e li ha scelti per frequentare il corso. Sa che questi studenti hanno un grande potenziale ed è entusiasta di fare loro da insegnante. Non sa ancora, però, quanti dei personaggi del Bosco dei Cento Acri si nascondono nel suo gruppo. 

Nel 2000 la Canadian Medical Association ha condotto uno studio in cui sono stati analizzate le personalità di Winnie the Pooh e i suoi compagni di avventure. Da qui è nato un articolo – ironico e leggero – il cui principale obiettivo è ricordare alle persone che chiunque può avere dei disturbi, molti dei quali sono quasi sempre nascosti.

Tutti gli insegnanti, per esempio, conoscono un Tigro. Un Tigro è divertente ma indisciplinato, è sempre al centro dell’attenzione e spesso è il pagliaccio di classe. E che dire di Pimpi? Questo personaggio è sempre preoccupato e mostra segni del classico disturbo d'ansia. Ciò gli causa un'enorme quantità di stressansia e nervosismo. E il gufo Uffa? Considerato il più intelligente di tutti i personaggi, è dislessico: nelle parole che scrive le lettere si scambiano, spariscono o addirittura vengono scritte alla rovescia.

Per farla breve, nel 2006 Deborah Millar ha scoperto di essere Uffa e Tigro

È stato il giorno in cui la sua vita è cambiata in meglio. Ha infatti ottenuto una nuova consapevolezza di sé e ha scoperto di poter utilizzare degli strumenti – tecnologici e non – che la aiutino a superare le sfide che si trova davanti. Ancora più importante, ha imparato che non è stupida, come per molto tempo ha pensato di essere, ma semplicemente fa le cose in modo diverso rispetto agli altri. E che in questo non è la sola. Con il tempo ha conosciuto molte persone stimolanti e incredibilmente dotate, la cui "disabilità" è diventata un superpotere. Da quel momento, Deborah si è impegnata per testare una grande varietà di strumenti tecnologici in modo da ridurre o rimuovere gli ostacoli che le persone potrebbero incontrare nell’apprendimento.

Dal 2006 al 2010 ha seguito molti studenti con difficoltà di apprendimento come dislessiaADHD e Asperger. Deborah è ancora in contatto con molti dei suoi ex studenti. Uno di loro che aveva problemi di udito, per esempio, le ha rivelato che la prima volta in cui si è sentito davvero coinvolto in una discussione in classe è stato quando hanno scelto di usare un forum online. Un’altra ragazza, che indossava un hijab per i motivi religiosi, era timida e nervosa quando doveva presentare i suoi lavori in classe, ma quando si è scelto di passare a una piattaforma digitale si è trasformata in una studentessa sicura e loquace.

Esempi come questi mostrano che, quando tutti sono inclusi, si hanno pari opportunità di apprendimento. Lavorando con gli studenti, insieme, è quindi possibile trovare modi per appianare le difficoltà di tutti: gli strumenti che scegliamo di utilizzare possono aiutare gli studenti nelle loro sfide.

L'anno scorso, il 18% degli studenti del Grimsby Institute aveva una malattia, una menomazione o una disabilità a lungo termine. Sulla base della dimensione media di una classe – circa 24 studenti – questo significa che almeno 4 studentihanno difficoltà a utilizzare "contenuti" creati usando metodi tradizionali. Poiché questi dati si allineano alla statistica nazionale del Regno Unito, secondo Millar questa è una situazione comune in istituzioni e nazioni diverse.

Pensiamo per un attimo agli ambienti di apprendimento virtuali. Nelle classi di Deborah Millar viene usato Canvas. È un ottimo ambiente virtuale, con opzioni di accessibilità integrate. Tuttavia, a meno che l’insegnante non sia qualcuno con difficoltà di apprendimento, non è in grado di capire cosa è realmente accessibile. 

Per questo è importante rendersi conto del fatto che gli insegnanti potrebbero trovarsi a pubblicare inconsapevolmente contenuti di fatto non accessibili per i loro studenti. Questo è un problema serio. Per affrontarlo bisogna cominciare a porsi, come educatori, alcune domande:

  • Posso onestamente dire che la mia classe è inclusiva?
  • Se sì, come faccio a saperlo? Se no, perché?
  • Che cosa sto facendo al riguardo?