La creatività non si esaurisce. Più ne usi, più ne hai! (Maya Angelou)
Se paragonassimo la creatività a una montagna, avremmo una vetta altissima raggiungibile da pochi (detta creatività eminente, quella dei grandi inventori, la Big-C), alle sue pendici, la creatività professionale, cioè legata a uno speci-
fico campo lavorativo (Pro-C) e ai suoi piedi, la creatività quotidiana (little-c), che si estende nell’ampia vallata dei primi processi conoscitivi, delle iniziali interpretazioni creative di azioni/eventi nuovi o personalmente significativi (mini-c) (Kaufman e Beghetto, 2009).
È al livello di sviluppo “mini” che si colloca la nostra attenzione di educatori e insegnanti volti a rintracciare e sostenere la creatività dei bambini. Originalità e appropriatezza al compito sono le due caratteristiche base che ci consentono di leggere la creatività sui diversi livelli (Beghetto e Kaufman, 2013) e, conseguentemente, di fare proposte educative mirate.
La creatività mini si osserva nelle attività quotidiane di gioco e di apprendimento dei bambini che costruiscono e creano significati unendo tra loro conoscenze diverse. È un meccanismo insito a qualsiasi processo di apprendimento: basta solo scovarlo! Il livello mini è dunque il piano delle scoperte significative (sebbene non rivoluzionarie perché intime e personali), appropriate al lavoro e al contesto di ciascun individuo in crescita.
Attività aperte, di costruzione e co-costruzione di conoscenze, e piccole situazioni-problema guidano il bambino a riflettere, a pensare soluzioni insolite ma al contempo adeguate, cioè ad avviare processi creativi. L’adulto che propone è un attento ascoltatore e osservatore, capace di riconoscere e sollecitare la creatività, ora mini, dei bambini.
La discussione in gruppo, ad esempio, è una modalità di costruzione di conoscenze, ma è anche una strategia utile per avviare modalità creative di procedere: mediante le polifoniche suggestioni si costruiscono e rimodellano le conoscenze personali, che diventano originali – perché personalmente nuove – e appropriate – perché negoziate e accettate in un contesto sociale e culturale.
È la consapevolezza dell’adulto che conduce e abitua i bambini a un pensiero flessibile e aperto alle possibilità, anche meno convenzionali, ma al contempo centrato su uno o più obiettivi specifici. Ciò implica che l’adulto stesso sia “allenato” a procedere creativamente, perché è dalla sua creatività che dipende quella dei più piccoli. Solo così può scorgere e valorizzare quelle piccole scintille che avviano a processi creativi più complessi che, se abituali, diverranno la base di un modo di pensare e di essere, fondamentalmente creativo.
Bibliografia
- Kaufman J.C., Beghetto R.A., Beyond big and little. The four C Model
of creativity, in “Review of General Psychology”, 13 (1), 2009, pp. 1-12. - Beghetto R.A., Kaufman J.C., Fundamentals of creativity, in “Educa-
tional leadership”, 70 (5), 2013, pp. 10-15.
Federica Valeria Villa
Sofia Dal Zovo
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