La spinta a esplorare spesso è accompagnata dal desiderio spontaneo di raccogliere e tenere con sé i materiali incontrati, con i quali può nascere un legame anche affettivo che porta a prendersene cura, studiarli, collezionarli, custodirli.
Ognuno di noi è attratto, in maniera personale e differente dagli altri, verso alcuni materiali particolari. C’è chi sceglie la foglia più bella, chi il sasso più strano, chi la conchiglia più colorata, chi un oggetto sconosciuto… Mossi dalla curiosità di osservare più da vicino, istintivamente allunghiamo la mano e tocchiamo con le dita oppure avviciniamo il nostro oggetto di studio agli occhi o alle orecchie per esplorarlo meglio. Dopo queste esplorazioni sul campo, capita di frequente che, se l’interesse per l’oggetto persiste e, in un certo modo, ce ne si innamora un po’, sia facile lasciarlo scivolare nelle tasche: le tasche dei bambini, del resto, sono un vero piccolo museo, in cui hanno inizio piccole collezioni (Zuccoli, 2010).
L’invito allora è quello a permettere di svuotare le tasche, per indagare insieme i materiali raccolti. A partire da qui è possibile avviare percorsi, cominciando dalle ragioni che hanno portato alla raccolta di quegli oggetti, a quali siano le curiosità che hanno spinto a raccoglierli.
Ascoltare le domande e le osservazioni dei bambini può permettere di studiare in maniera approfondita i materiali e indagare insieme alcuni fenomeni naturali a essi collegati, aprendo il campo a molteplici scoperte. Un piccolo sasso può suscitare molte domande: com’è arrivato lì? Com’era il suo aspetto prima? Perché ha dei segni bianchi? Chi li ha fatti? E questa foglia? Perché ha queste sfumature di colori? Perché ha questa forma? Chi ha fatto questo buchino? Da che albero arriva? Perché è caduta?
Ogni oggetto è uno scrigno di questioni, ogni domanda è una potenziale fonte di apprendimento. Facendo ricerca intorno alle raccolte, i bambini agiscono in prima persona, partendo da ciò che li interessa e, così facendo, imparano.
Se poi si prova a osservare questi materiali più da vicino, utilizzando se possibile strumenti scientifici adeguati, come una lente d’ingrandimento, il microscopio ottico o quello digitale, si aprono nuovi mondi, permettendo di comprendere che ogni materiale ha un universo dentro sé che attende solo di essere scoperto.
Inizialmente questo procedere sembrerà disorganizzato, ma “non si tratta di una modalità inutilmente confusa, né di un comportamento di ricerca generico, quanto di un modo di interpretare l’esperienza amplificato, disponibile a sostare nel caos della complessità” (Guerra, 2019, p. 114). In una ricerca esplorativa la raccolta non si esaurisce in una singola esperienza, ma si rinnova di continuo, per cui gli oggetti raccolti vengono indagati in profondità favorendo il riconoscimento di continue connessioni e relazioni. Sostare in un’esplorazione prolungata porterà a categorizzare e classificare i materiali infinite volte, perché infinite saranno le connessioni che emergeranno: in questo procedere, la ricerca si fa via via rigorosa e sistematizzata.
Sarà interessante capire il procedere di ogni bambino, i criteri per organizzare le proprie raccolte, ad esempio per colore, forma, texture, grandezza… I modi e i criteri cresceranno tanto più quanto più lo sguardo andrà in profondità. Considerare la realtà in maniera euristica nella sua complessità inviterà adulti e bambini a “essere consapevoli di abitare un sistema di relazioni, in cui ogni cosa è connessa ad altre” (ivi, p. 116), a imparare a non guardare le cose da un solo
punto di vista, a costruire e condividere saperi diversi.
Bibliografia
- Guerra M., Le più piccole cose. L’esplorazione come esperienza educativa, FrancoAngeli, Milano, 2019.
- Zuccoli, F., Dalle tasche dei bambini… Gli oggetti, le storie e la didattica, Edizioni Junior-Spaggiari Edizioni, Parma, 2010.
Chiara Bernasconi
Sofia Dal Zovo
Angela Schisa - DFI Books
Roberto Castaldo - DFI Books