La scuola è un corpo complesso che per essere in buona salute ha sempre più bisogno di ragionare sulla propria fisicità. Si può iniziare a vedere, sentire e toccare il suo “benessere” osservando il suo corpo fisico, l’edificio e i suoi spazi con molta più attenzione di quanto non abbiamo mai fatto. Seguitemi in una metafora per entrare in dialogo con il corpo della scuola.
Che cosa consideriamo per stabilire la salute di una persona, quali sono gli elementi che ci danno il senso del suo stare bene? Innanzitutto ci colpiscono il volto e la corporatura, la statura e il portamento. Si parla del suo aspetto esteriore, di come questo si pone nel mondo e di fronte agli altri. Altro elemento che caratterizza lo stato di salute della persona è la sua ossatura, grossa o sottile che sia, è questa che regge il corpo, e se qualcosa si rompe, incide prepotentemente su tutto il resto.
Anche un sistema nervoso in ordine garantisce la buona funzionalità di tutte le parti del corpo e un coordinamento armonico tra i movimenti. Ciò che distingue il benessere di una persona è anche il carattere, non tanto la sua tipologia, estroversa o introversa, ma soprattutto quando esprime la propria particolarità, il proprio unico e indistinguibile modo di essere.
Stare bene è profondamente legato al nostro metabolismo che, se fuori equilibrio, determina una mancanza di energia. Inoltre, un altro elemento che si aggiunge al nostro ben-essere è la capacità di padroneggiare il nostro baricentro corporeo, che ci permette di tenerci in equilibrio. Non a caso un atleta o un ballerino è capace di spostarsi dal suo centro naturale senza perdere l’equilibrio. A questo si aggiunge la nostra sonorità, o intonazione musicale della voce, che quanto più è armonica, tanto più risulta piacevole. Non da ultimo determinante una buona nutrizione o capacità di scegliere come alimentarci per stare bene.
Passiamo ora dalla persona alla scuola: il suo volto e la sua corporatura corrispondono alle facciate e ai volumi dell’edificio, abbiamo mai pensato veramente a cosa si esperisce quando si guarda la scuola da fuori? Come sono i nostri ingressi?
La sua ossatura corrisponde al corpo docente senza il quale il sistema della scuola non si regge: i luoghi in cui si trovano gli insegnanti raccontano della loro professionalità? Il sistema nervoso corrisponde a come sono organizzati tra loro gli spazi scolastici? Più sono interconnessi, meglio è. Il carattere corrisponde alla simbolizzazione fisica negli spazi dell’atteggiamento educativo. Come si potrebbe esprimere fisicamente? Il metabolismo corrisponde alla capacità della scuola di elaborare gli stimoli culturali che provengono dai contesti sociali nei quali è immersa, mentre il baricentro corrisponde alla capacità dell’edificio di trovare l’equilibrio in sempre nuovi centri didattici e di svilupparsi quindi anche oltre la sezione. La sonorità di un edificio si può migliorare anche con interventi semplici ed economici, portando le piante all’interno o adottando oggetti morbidi per addolcire i suoni nell’ambiente. La nutrizione, infine, corrisponde alla capacità della scuola di recuperare il rapporto con la natura e di metterla in sinergia con la sua fonte di nutrimento principale: la cultura.
La scuola si racconta non solo con le azioni, ma anche attraverso lo spazio. Se poniamo attenzione alle potenzialità dell’architettura possiamo ricavare dal semplice “portamento” di un edificio anche una didattica “coinvolgente” a tutto tondo.
Beate Weyland
Sofia Dal Zovo
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