Accogliere significa: «Ricevere, ricevere nella propria casa, ammettere nel proprio gruppo temporaneamente o stabilmente; soprattutto con riguardo al modo, al sentimento, alle manifestazioni con cui si riceve. […] Ricevere, sentire accettare con un determinato atteggiamento o stato d’animo. […] Contenere, ricevere per contenere. […] Radunarsi, riunirsi in un luogo o presso qualcuno» (www.treccani.it).
Si tratta di una molteplicità di significati che i contesti educativi e scolastici hanno il compito di tradurre in comportamenti e declinare in azioni nel corso di tutto l’anno ma, altrettanto, con particolare vigore ad avvio d’anno, quando bambini, bambine e famiglie fanno ritorno presso i nidi e le scuole che già frequentano e quando bambini, bambine e famiglie fanno il loro primo ingresso in strutture che non conoscono.
Il primo elemento che sembra emergere dalla definizione estrapolata dal dizionario è quello dell’atteggiamento e della modalità con cui accogliamo: si tratta non solo di far entrare ma soprattutto di rendere parte, di accettare l’altro nella sua specificità e unicità, nella sua differenza senza aspettarsi l’omogeneità né tanto meno l’omologazione.
Se si tratta di accettazione vuole dire che, come luoghi e professionisti dell’educazione, sarà doveroso creare tutte le condizioni che permettono alle persone di sentirsi riconosciute nelle proprie caratteristiche e lette come interlocutrici con cui creare dialoghi, costruire significati, generare conoscenze partendo dal presupposto che chi arriva o torna ha in sé un patrimonio di saperi, pensieri e sentiti che non è possibile ignorare.
Il secondo fattore evidenziato è quello del contenimento: chi accoglie è chiamato a contenere, a creare un contenitore che permetta a chi giunge di poter sperimentare una sensazione di benessere, sicurezza e stabilità della relazione, in cui sentirsi riconosciuto con le proprie risorse e i propri limiti, in cui rintracciare riferimenti che permettano di acquisire autonomia, in cui respirare l’aria di una sana curiosità e un interessamento autentico rispetto a una conoscenza da costruire (rispetto ai bambini, alle bambine e alle famiglie nuove) e ricostruire (per chi è già frequentante).
Infine, il dizionario rimanda alla dimensione del radunarsi: accogliere vuol dire ritrovarsi, incontrarsi, ricongiungersi e stare insieme. Secondo questa accezione i nidi e le scuole non possono ignorare il valore relazionale e comunitario che consente una reale accoglienza, valore che è necessario tenere sempre presente e su cui lavorare quotidianamente con bambini, bambine e famiglie: con i bambini e le bambine in un processo di valorizzazione dei pensieri e delle domande che portano; con le famiglie in un processo di creazione di una cultura dell’infanzia e di una cultura dell’educazione che consideri i punti di vista differenti delle diverse culture (dei servizi e dei genitori) che le realtà educative e scolastiche mettono e tengono in rete.
Sulla base di quanto fin qui delineato ecco allora che, per realizzare un vero progetto sull’accoglienza, forse dobbiamo ricordare che l’accoglienza va di pari passo con i principi dello scambio e della fiducia: scambio perché la reciprocità è una dimensione imprescindibile di una qualunque relazione e fiducia perché per potersi confrontare è necessario potersi fidare dell’altro (nel percepire l’assenza di giudizio rispetto a quello di cui ciascuno è portatore)…
Accogliere dunque per dare vita a nuove comunità.
Daniela Mainetti
Sofia Dal Zovo
Angela Schisa - DFI Books
Roberto Castaldo - DFI Books