Dal pericolo della sostituzione al nuovo umanesimo del docente-guida
Possiamo davvero affermare che l’intelligenza artificiale sostituirà i docenti? Il dibattito sull’IA a scuola è polarizzato: da un lato il timore di una sostituzione tecnologica, dall’altro la difesa dell’insostituibilità umana. A partire dalla mia esperienza di docente di Filosofia e Scienze Umane e di tutor coordinatore per i percorsi abilitanti UNISA, analizzo dati, quadro normativo UE e prassi didattiche. La tesi è che la vera sfida non è la sostituzione, ma la trasformazione: al docente spetta oggi il compito di un uso consapevole dell’IA e di guida dei giovani a distinguere il vero dal verosimile, il reale dal virtuale.
1. Premessa: perché la Filosofia e le Scienze umane sono centrali
Insegno Filosofia e Scienze umane in un liceo salernitano, l’anno scolastico è alle porte e il dilemma si ripresenterà inevitabilmente.
Vedo sempre più spesso i miei studenti interrogare ChatGPT ancor prima di affrontare un testo di Platone o di Freud; mentre noi docenti restiamo impotenti a chiederci come attirare la loro attenzione, catturare i loro interessi e motivarli allo studio. Come tutor coordinatore dei percorsi abilitanti ad UNISA ho visto la stessa spaccatura nei futuri docenti: oltre l’80% degli studenti usa l’IA, meno della metà dei docenti sa come integrarla in un percorso strutturato.
Non è un ritardo tecnologico. È un vero e proprio disallineamento antropologico. Ed è qui che le nostre discipline sono decisive ed il nostro ruolo di docenti guida diventa fondamentale.
2. La tesi: il rischio concreto di automazione
Il rischio non va sottovalutato con retorica umanistica.
Secondo la ricerca EY La professione docente nella scuola di domani, entro dieci anni il 60% delle competenze degli insegnanti italiani sarà ridefinito dall’IA. L’impatto sarà del 40% nella primaria, del 42% nell’area scientifica e ben del 55% in quella umanistica dei licei. Il 12% dei docenti è considerato a rischio diretto di sostituzione.
È la distopia che Sal Khan chiama “tutor personale infinito”: un algoritmo più paziente, più disponibile, più performante di noi nel dare risposte.
L’UE lo ha capito: dal 2 agosto 2026 l’AI Act classifica come “ad alto rischio” i sistemi che valutano l’apprendimento, correggono compiti o fanno orientamento.
Un riconoscimento del fatto che l’algoritmo può diventare un arbitro opaco del destino scolastico.
3. L’antitesi: perché il docente non è sostituibile
Eppure, come ho sempre sostenuto in altri miei interventi, la macchina non può sostituire la relazione educativa.
Lo afferma il Ministro Valditara: «L’intelligenza artificiale a scuola non sostituirà mai i docenti».
La tecnologia infatti non potrà mai sostituire il lavoro dell’insegnante, ma può diventare un alleato prezioso per liberarlo da burocrazia e ripetitività.
Come dice Francesco Profumo: «L’intelligenza artificiale non sostituisce il ruolo del docente, ma lo trasforma. Richiede più capacità di guidare, di interpretare, di costruire metodo».
Per noi docenti di Filosofia e Scienze Umane questo è evidente: la scuola è comunità fondata su relazioni interpersonali e confronto diretto. L’empatia, il conflitto cognitivo, la testimonianza etica non sono codificabili. E la legge stessa lo sancisce: nessuna decisione che influisca sulla carriera di uno studente potrà essere presa solo da un algoritmo senza supervisione umana.
4. La sintesi: il nuovo compito. Educare al Vero nell’era del Verosimile
Qui si gioca la nostra professionalità. Il compito non è vietare, ma governare.
a) Uso consapevole: un obbligo di legge
L’art. 4 dell’AI Act introduce l’obbligo di alfabetizzazione sull’IA per tutto il personale scolastico. Non basta usare, bisogna capire i limiti e i bias.
b) Il docente come maestro del discernimento
È il cuore della proposta pedagogica che porto avanti con i miei studenti e con i tirocinanti UNISA:
1. Dalla verità dei fatti alla verosimiglianza algoritmica
Dobbiamo insegnare a distinguere tra intelligenza biologica e sintetica, tra verità e verosimiglianza. È una questione filosofica prima che tecnica.
2. Fact-checking come esercizio filosofico
I percorsi Scuola Futura del PNRR lo traducono in pratica: riconoscere fake news, analizzare clickbait, verificare l’autorevolezza delle fonti. Per le Scienze Umane è educazione alla cittadinanza digitale.
3. Distinguere umano e algoritmico
L’obiettivo didattico diventa: come distinguere tra produzione umana e algoritmica, valutandone coerenza e bias. Io chiedo ai miei alunni di allegare il link alla chat con l’IA, di analizzare la qualità delle domande che hanno posto e di confutare la risposta ricevuta. Valuto il pensiero critico, non la risposta copiata.
Il docente di Filosofia e Scienze Umane diventa così quello che è sempre stato: un educatore al dubbio metodico, oggi applicato al digitale. Colui che insegna a porre domande giuste quando la macchina offre tutte le risposte.
5. Approfondimento: Intelligenza artificiale e crisi della verità – un appello alla filosofia
Come ho già argomentato in passato, la questione non è meramente didattica ma epistemologica.
Viviamo in quella che ho definito una crisi della verità fotografica e documentale: per oltre un secolo “l’ho visto” equivaleva a “è accaduto”. Oggi questa equivalenza è saltata. L’IA generativa non si limita a generare falsi, ma produce contenuti plausibili, ordinati, ben scritti e visivamente convincenti, ma privi di un rapporto verificabile con il mondo. La qualità linguistica e formale rischia così di essere scambiata per qualità conoscitiva.
È qui che la filosofia è chiamata a una funzione critica essenziale. Come ricorda la letteratura filosofica più recente, il rischio non è che le macchine ci sostituiscano, ma che ci abituino a una versione debole della verità.
In un mio precedente articolo richiamavo tre nodi per scongiurare sugli scenari peggiori.
1. Dalla verità alla post-verità: con la rapida diffusione di informazioni false, echo chambers e deepfake, i fatti oggettivi influenzano sempre meno l’opinione pubblica rispetto alle fake news, guidate dalle emozioni. L’IA non solo rappresenta la realtà, ma può creare una nuova realtà distorta, dove il confine tra vero e falso si dissolve.
2. L’illusione del significato: l’IA assume un ruolo epistemico, non solo operativo. Non si limita a calcolare, produce significato, o almeno l’illusione di farlo. Se un algoritmo può convincerci con parole sensate ma prive di comprensione, cosa resta del valore della conoscenza?
3. L’appello alla filosofia come resistenza: come ho scritto, “con la filosofia e il diritto individuare alcune forme possibili di resistenza rispetto alle degenerazioni implicite nell’uso e nell’abuso dell’intelligenza artificiale”. La filosofia dell’IA svolge qui una funzione critica essenziale, poiché impedisce di identificare troppo rapidamente il linguaggio con il soggetto.
Per noi docenti di Filosofia e Scienze Umane questo significa una cosa concreta: dobbiamo insegnare che un sistema può essere intelligente in senso operativo senza essere cosciente, adattivo senza possedere intenzionalità originaria. È il cuore dell’educazione al discernimento che chiedevo nei paragrafi precedenti.
“L’auspicio è un nuovo umanesimo tecnologico che tenga presente che i sistemi di intelligenza artificiale devono avere un ruolo servente rispetto all’essere umano e che l’essere umano ha due caratteristiche che l’IA non potrà mai avere: il rapporto con se stesso, l’autocoscienza, e la vita di relazione, il rapporto con gli altri.”
È questo ciò che ci salverà!
6. Conclusione
L’IA non ci manda in pensione. Ci rimanda a studiare. Circa un terzo delle nostre competenze fondamentali – quelle relazionali, etiche, maieutiche – non cambierà mai.
Il vero pericolo, come dico sempre ai futuri docenti, non è che l’IA sostituisca i docenti, ma che aumenti le distanze tra chi ha accesso a un uso consapevole e chi ne resta ai margini.
Sta a noi, docenti di liceo, trasformare questo rischio in opportunità di nuovo umanesimo.
Saremo noi docenti a dover assumere il ruolo di “guida”, ed aiutare i giovani a districarsi nell’affascinante ma intricato modo dell’AI.
Bibliografia e Sitografia
- Barbacci, Cisl Scuola, L’intelligenza artificiale a scuola: uno strumento, non un sostituto, in LaScuolaOggi.it: la tecnologia non può sostituire il lavoro dell’insegnante, ma può diventare un alleato prezioso per semplificare compiti burocratici 2024
- F. Caccetta, L’Intelligenza Artificiale spiegata ai bambini. Guida pratica per pedagogisti, insegnanti e genitori, per il concetto di distinguere tra intelligenza biologica e sintetica, tra verità dei fatti e verosimiglianza algoritmica 2024
- Commissione Europea, Regolamento UE 2024/1689 sull’Intelligenza Artificiale (AI Act). Art. 4 – Alfabetizzazione in materia di IA; Allegato III – Sistemi ad alto rischio nel settore dell’istruzione. Operativo dal 2 agosto 2026, 2024
- Cornell University, Center for Teaching and Innovation, Framework per l’alfabetizzazione sull’AI generativa, cit. in IBM: include la capacità di riconoscere quando viene utilizzata l’AI, così come di valutare l’affidabilità e la validità degli output 2023
- N. Cristianini, Machina Sapiens (2024) e Sovrumano (2025), Il Mulino
- Ernst & Young / Sonoma Italia, La professione docente nella scuola di domani, ricerca citata in Lumsanews.it: entro i prossimi dieci anni il 60% delle competenze degli insegnanti sarà ridefinito dall’impatto dell’IA, con rischio di sostituzione per il 12% dei docenti 2025
- European Commission, Joint Research Centre, DigComp 3.0 – Quadro europeo delle competenze digitali 2025
- L. Floridi, The Fourth Revolution. How the infosphere is reshaping human reality, Oxford University Press 2023 – Per il concetto di crisi della verità e post-verità, crollo del concetto di verità sostituito dalla post-verità e diffusione di echo chambers e deepfake
- Francese, Intelligenza artificiale e crisi della verità, un appello alla filosofia, La Tecnica della Scuola 2024 – Per il concetto di filosofia come forma di resistenza alle degenerazioni dell’IA: ho voluto con la filosofia e il diritto individuare alcune forme possibili di resistenza rispetto alle degenerazioni implicite nell’uso e nell’abuso dell’intelligenza artificiale
- Ministero dell’Istruzione e del Merito, Scuola Futura – Percorsi PNRR per la transizione digitale. Modulo: IA e contrasto alle fake news, fact-checking e verifica delle fonti 2025
- OpenAI Help Center, Come possono i docenti rispondere agli studenti che presentano contenuti generati dall’AI come propri? – Alfabetizzazione informativa e sull’AI: valutare la capacità di mettere in discussione, ricontrollare e considerare i potenziali bias 2024
- F. Profumo, L’intelligenza artificiale entra nelle aule italiane, ma gli insegnanti non sanno come gestirla, LinkedIn / RaiNews: L’intelligenza artificiale non sostituisce il ruolo del docente, ma lo trasforma. Richiede più capacità di guidare, di interpretare, di costruire metodo 2025
- G. Roncaglia, Filosofia dell’intelligenza artificiale, in Rivista AI: la vera sfida non è capire cosa l’IA può fare, ma cosa noi possiamo ancora comprendere di noi stessi. L’IA produce significato o almeno l’illusione di farlo, e il rischio è abituarsi a una versione debole della verità 2023
- A.J.C. Sharkey, Insegnanti robot?, in Loescher, La Ricerca 2020
- G. Valditara, Ministro dell’Istruzione, Dichiarazione: «L’intelligenza artificiale a scuola non sostituirà mai i docenti» 2024
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