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Area Secondaria I grado

Fare scuola in movimento: un caso studio di Embodied Education

Simone Divincenzo propone un caso studio per applicare l’Embodied Education e l’UDL allo studio della storia antica.

Tempo di lettura: 8 minuti

Simone DivincenzoSimone Divincenzo
studenti

Caso di studio: la didattica della storia antica

Per comprendere come la simultaneità cinetico-verbale e la costruzione del gruppo prendano vita nella quotidianità scolastica, possiamo prendere in esame un modulo sperimentale di programmazione didattica cronologica incentrato sulla storia antica, dalla Preistoria all’Età Ellenistica. Il percorso è pensato primariamente per gli studenti del primo anno della Scuola secondaria di II grado (prima superiore) — un momento cruciale di transizione, accoglienza e ridefinizione delle dinamiche relazionali del gruppo classe —, ma si presta a essere facilmente adattato anche a una prima classe della Scuola secondaria di I grado (prima media), condividendo il medesimo perimetro programmatico.

In questo itinerario, suddiviso nei suoi snodi storici fondamentali, l’azione cinetica, la spiegazione disciplinare e l’educazione ai valori si fondono in un’unica esperienza narrativa e corporea.

Occorre premettere un principio fondante sul piano pedagogico e normativo: codificare un manuale statico o un modello standardizzato valido per ogni realtà scolastica rappresenterebbe un evidente errore metodologico. L’Embodied Education rifiuta qualsiasi impostazione dogmatica o prescrittiva. È concettualmente impossibile — oltre che scientificamente scorretto — strutturare un protocollo unico e vincolante per tutti, poiché l’efficacia della didattica cinetica risiede proprio nella sua connaturata flessibilità contestuale e nella valorizzazione dell’autonomia professionale del docente.

Ogni gruppo classe possiede una propria identità neurodinamica, e ogni ambiente scolastico impone vincoli strutturali differenti. Spetta pertanto all’insegnante, nella sua funzione di regista del processo di apprendimento, modellare i moduli di movimento sulle specifiche esigenze degli studenti, applicando i principi dell’Universal Design for Learning. Un’allieva con uno stile cognitivo che predilige la reattività o con una forte necessità di scarico motorio troverà il proprio canale d’espressione ideale nei movimenti fluidi, dinamici e svelti del peltasta; al contrario, uno studente che necessita di contenimento, routine e protezione strutturata trarrà maggior beneficio dalla stabilità e dal posizionamento statico tipico dell’oplita. La sequenza operativa che segue non costituisce dunque una norma rigida a cui adeguarsi, bensì una matrice orientativa e liberamente declinabile.

Per tradurre questi principi nella quotidianità dell’aula o del cortile senza gravare sui bilanci degli istituti e garantendo protocolli di sicurezza assoluta, la dotazione materiale si avvale di un kit cinetico frugale e ad alto valore educativo. Le aste utilizzate per rappresentare le estensioni del corpo e i vettori spaziali sono realizzate in PVC leggero e interamente rivestite all’estremità con manicotti isolanti in polietilene espanso — la comune guaina morbida impiegata in idraulica —, azzerando alla radice qualunque rischio di infortunio. Gli scudi nascono dal riuso strategico di scatole di cartone pressato, trasformando la loro sagomatura e decorazione in un laboratorio propedeutico di tecnologia e arte. È essenziale ribadire come la didattica cinetica escluda categoricamente ogni dinamica di scontro o contatto fisico: l’attrezzo non viene mai impiegato in senso offensivo, ma agisce esclusivamente come estensore posturale, un supporto biomeccanico volto a far percepire lo spostamento del baricentro, l’ingaggio della catena cinetica e il rispetto delle distanze interpersonali.

Il Paleolitico: la dimensione della tribù e la comunità di cura

Nella prima fase attraverso percorsi di coordinazione cooperativa con l’asta leggera, la classe sperimenta fisicamente la nascita della tribù. L’obiettivo è far comprendere che il successo evolutivo dell’Homo sapiens deriva dalla capacità di costruire una comunità di cura basata sulla protezione dei membri più fragili, sulla divisione delle risorse e sulla fiducia. La “tribù-classe” sperimenta così, sul piano corporeo, che la sicurezza di ciascuno dipende dal benessere dell’intero gruppo.

L’Età Micenea: l’etica omerica, il codice d’onore e la tutela del più debole

Nella seconda fase, utilizzando posture di equilibrio di coppia e attuando dinamiche di interazione biomeccanica controllata con lancia e scudo, ragazzi e ragazze analizzano l’epica omerica. L’esperienza motoria sposta l’attenzione dal gesto d’offesa al rigido codice etico dell’eroe (timê), cercando di trasmettere il messaggio che la forza non ha alcun valore se èdisgiunta dallaresponsabilità di rispettare e difendere i più deboli e indifesi.

Il Periodo Classico: l’isonomia spaziale e la falange come metafora civica

Nella terza fase la classe compone una struttura spaziale compatta e sincronizzata che riproduce la falange. Gestendo lo scudo (aspis), progettato per proteggere il compagno alla propria sinistra, gli studenti traducono cineticamente il principio democratico dell’isonomia e la responsabilità collettiva.

Il Classico Tardivo: flessibilità cognitiva e gestione del caos

Nella quarta fase ci si ispira alla figura di Iphicrate e all’introduzione dei peltasti, questo modulo propone moduli ad alta mobilità e rapida scomposizione dello spazio, costringendo i ragazzi a cambiare direzione e a rispondere a stimoli visivi imprevisti. L’attività serve ad allenare la flessibilità cognitiva, aiutando gli studenti e le studentesse ad abbandonare gli automatismi, a gestire l’incertezza e a sviluppare un pensiero fluido.

L’Età Ellenistica, la riforma macedone e l’apoteosi ecumenica di Alessandro Magno

Nella quinta fase si parla dell’Età Ellenistica, che rappresenta la sintesi sistemica e concettuale di tutto il percorso. In questo snodo tutte le coordinate pedagogiche esplorate nei moduli precedenti giungono a una convergenza: la coesione viscerale del gruppo tribale (risalente al Paleolitico e qui ripresa dalla struttura delle taxis macedoni, composte da coscritti appartenenti al medesimo distretto e legati da vincoli territoriali); il recupero dell’eroismo omerico miceneo (dove la nobiltà di un leader non è un titolo ereditario, ma la misura del rischio e del sacrificio personale assunto in prima linea); il rigore geometrico della responsabilità civica di matrice classica; e, infine, la capacità di riorganizzazione di fronte all’imprevisto ereditata dalle riforme tattiche del IV secolo.

La classe viene suddivisa in tre profili operativi complementari basati sulle attitudini individuali (i pezeteri per la stabilità e la disciplina posturale, gli ipaspisti come élite meritocratica e reattiva, e la cavalleria degli eteroi per la massima fluidità dinamica), applicando i principi dell’UDL. Il modulo si chiude con il superamento dei pregiudizi etnici e sull’integrazione universale tra i popoli, dimostrando che la diversità valorizzata rende la comunità migliore.

Durante l’attività, la narrazione del docente mette in luce la svolta epocale portata da Alessandro con la fusione tra il mondo greco e quello persiano: un’integrazione che abbatte le barriere dell’origine, del colore della pelle e dell’appartenenza geografica. Nel momento di massima coordinazione collettiva, quando i tre reparti si fondono in un’unica manovra sincrona, l’azione corporea condivisa dimostra che la vera ricchezza di un grande progetto residenziale e didattico risiede nella valorizzazione delle diversità. Identità, competenze e linguaggi differenti non si annullano, ma si sommano, trasformando l’aula in una struttura inclusiva, potente e profondamente umana.

Per conoscere tutti i dettagli dell’attività è disponibile una scheda didattica in allegato.

Inclusione UDL e valutazione multidimensionale

​L’efficacia di questo impianto risiede nella sua naturale adesione ai principi dell’Universal Design for Learning (UDL), garantendo una reale inclusione per gli studenti con disabilità (DVA), disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) o bisogni educativi speciali (BES). L’inclusione non viene concepita come un adattamento speciale ex post, ma come una differenziazione strutturale dei ruoli.

​La presenza dei profili tecnici — affidati a chi presenta ridotta mobilità o preferisce uno stile analitico — si integra perfettamente con i profili dinamici: mentre una parte della classe agisce sul campo, i profili tecnici curano la mappatura dei vettori, la riproduzione cartografica, la rilevazione delle geometrie, la gestione dei tempi o l’analisi archeologica dei materiali. In questo modo, ogni allievo è parte integrante, indispensabile e di pari dignità all’interno del dispositivo strategico della classe.

​Parallelamente, il processo valutativo supera la rigida nozione di verifica sommativa tradizionale per abbracciare una valutazione formativa e multidimensionale. Evitando la grave distorsione di valutare la prestazione atletica, la griglia si focalizza sulla triangolazione di tre dimensioni chiave.

  • ​Padronanza disciplinare: capacità di compenetrare i concetti storici, i nessi di causa-effetto e le dinamiche socio-politiche veicolate dall’esperienza cinetica.
  • Competenze trasversali e di cittadinanza rispetto dei protocolli di sicurezza, capacità di cooperazione, autoregolazione emotiva e gestione dello spazio condiviso.
  • Metacognizione somatica: capacità dello studente di rielaborare e verbalizzare la lezione appresa attraverso il corpo, traducendo l’azione motoria in consapevolezza concettuale strutturata.

La sfida burocratica: l’edilizia e la forma mentis

​Se la scienza ha delineato con chiarezza la strada da seguire, la sfida principale si sposta ora sul piano strutturale e culturale. Molte scuole italiane pagano lo scotto di edifici datati, aule strette e un’eredità che identifica ancora l’ordine con l’immobilità.

​L’appello lanciato dagli Stati Generali di Reggio Emilia è urgente: occorre investire nella riprogettazione degli ambienti e, soprattutto, nella formazione dei docenti. Ma è proprio qui che emerge il cortocircuito più stridente del sistema: come possiamo pretendere che gli insegnanti portino il movimento in classe se la loro stessa formazione li costringe a centinaia di ore di immobilità coatta davanti a uno schermo o su una sedia?

​La scuola non può più permettersi di ignorare le evidenze sul funzionamento del cervello umano. Per far crescere le menti di domani, occorre rimettere in movimento i corpi di oggi — a partire, inevitabilmente, da quelli di chi insegna.

1 Ottobre 2026

Risorse utili

  • Scheda didattica – Embodied Education nella Storia antica

    Secondaria I grado

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