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Area Secondaria I grado

Costruire una comunità di lettori a partire dai libri

Cristiana Anna Addesso ci propone alcune attività di accoglienza stimolanti per avvicinare studenti e studentesse alla lettura.

Tempo di lettura: 9 minuti

Cristiana Anna Addesso
Costruire una comunità di lettori a partire dai libri

Accogliere non è applicare un format

È tempo di accoglienza. In questi giorni il web e i social pullulano di proposte per il back to school: attività rompighiaccio, giochi per auto-presentarsi ai compagni, idee e percorsi pronti all’uso. Alcune sono interessanti; altre, invece, sono purtroppo il risultato di interazioni con l’intelligenza artificiale non ancora calibrate sulle peculiarità della classe a cui dovrebbero essere rivolte.

Ogni proposta di accoglienza deve necessariamente conservare, infatti, uno spazio di apertura e di adattamento e, soprattutto, perseguire obiettivi formativi precisi, primo fra tutti la costruzione di un clima relazionale positivo.

Chi scrive è una fervente sostenitrice di un uso sapiente e maieutico dell’intelligenza artificiale a scuola e in classe, a condizione, però, che non sostituisca il pensiero professionale dell’insegnante. Le indicazioni europee insistono, non a caso, sulla centralità dell’azione umana, della responsabilità docente e della valutazione critica degli output (human in the loop).

Il docente che accoglie con gioiosa e consapevole competenza professionale emerge da settimane di riflessione personale sulle proprie letture ed esperienze didattiche e soprattutto sul tipo di gruppo-classe che vorrebbe costruire insieme ai propri studenti e studentesse. Insomma, è il momento di sedersi con libri, penne e block-notes alla mano (e con IA a fianco, non davanti) e chiedersi quali esperienze implementare nella nostra nuova classe, ricordando che l’accoglienza non è un format da riempire con attività preconfezionate.

È con questa consapevolezza che si vuole qui suggerire qualche simpatica pista per avviare, sin dalla fase di accoglienza, la costruzione di una comunità di lettori.

Un’accoglienza che comincia dai libri

Che effetto provocherebbe negli studenti e nelle studentesse annunciare fin dai primi giorni che tra le attività della classe nel corso dell’anno scolastico ci sarà la lettura? Eppure, la creazione di una comunità di lettori “competenti e raffinati” (per dirla con Frank Serafini) è tra gli obiettivi imprescindibili di un insegnante di Lettere. Quanta diffidenza rischia di generare tale dichiarazione d’intenti? Quanti dei nostri studenti avranno già associato alla lettura un’esperienza faticosa o, peggio, obbligatoria?

Questo specifico percorso di accoglienza richiede tatto e strategia, per non scoprire subito tutte le proprie carte, né indorare la pillola o camuffare la lettura. Per alcuni studenti, infatti, il primo ostacolo non è tanto il “testo”, ma proprio “l’oggetto-libro”, che appare estraneo, impegnativo, noioso e legato a richieste scolastiche defatiganti.

Cerchiamo di capire come creare le condizioni perché studenti e studentesse possano scoprire che un libro non è un compito o una verifica in agguato, ma un “oggetto culturale” complesso, che può emozionare, coinvolgere, divertire, meravigliare, incuriosire e persino giocare con noi.

Sappiamo bene quanto sia importante costruire la propria biblioteca di classe, efficace nella misura in cui è variegata nei generi, nei formati e nei materiali, nella quale i libri sono visibili e accessibili. Accogliere nella comunità di lettori significa creare le condizioni perché i ragazzi “desiderino” avvicinarsi al libro, lasciare che la loro curiosità emerga. La comunità di lettori può nascere proprio da un movimento graduale in cui si possano sperimentare la meraviglia dell’oggetto, il piacere dell’incontro, ma soprattutto la condivisione delle impressioni e la costruzione del significato.

Ma da dove cominciare?

Dispositivi di aggancio: quando il libro sfida il lettore.

Propongo di seguito una serie di albi illustrati particolarmente adatti per l’accoglienza al I grado per la loro capacità di essere dei veri e propri “ganci”.

Il primo albo che propongo è Il libro che non voleva essere letto del comico svedese David Sundin (Vallardi 2022), meno noto rispetto alla più gettonata serie Non aprire questo libro dell’editore Gribaudo. Si parte qui da una provocazione irresistibile: che cosa può accadere quando un bambino chiede all’adulto di leggergli un libro “specialissimo”, un libro (e non il lettore) che però rifiuta l’incontro e cerca in ogni modo di essere lasciato in pace?

il libro che non voleva essere letto
Crediti: Vallardi editore

Per un gruppo di preadolescenti diffidenti verso la lettura, l’effetto può essere il seguente: hanno ragione, perché il libro non è un oggetto docile, pronto a farsi aprire e attraversare senza opporre resistenza! Al contrario, sembra avere una propria volontà, quasi fosse un personaggio capriccioso e imprevedibile, che lancia una sfida: “Se proprio vuoi leggermi, dovrai prima riuscire a convincermi”. È un rovesciamento divertente delle aspettative scolastiche.

Gli studenti e le studentesse devono capire che cosa sta succedendo, seguire gli imprevisti e accettare che le pagine non si comportino come dovrebbero. La lettura si mostra implicitamente per quello che è in realtà: un gioco di negoziazione per costruire significati. L’albo rende visibile ciò che spesso rimane implicito: leggere significa entrare in relazione con un testo, lasciarsi guidare ma anche reagire, formulare ipotesi e restare disponibili alla sorpresa.

Da qui si può passare al secondo e terzo albo, strettamente collegati: Come si legge un libro?  (2018) e Come si esce da questo libro e soprattutto quando? (2019), entrambi scritti da Daniel Fehr e illustrati da Maurizio A. C. Quarello per l’editore Orecchio Acerbo.

Il primo accompagna il lettore dentro il libro, mentre il secondo lo costringe a cercare una via d’uscita. Come si legge un libro? Una domanda apparentemente elementare, ma fin dalle prime pagine si comprende che la risposta non sarà affatto scontata. “Leggere un libro” non significa soltanto aprirlo e procedere da sinistra verso destra: a volte occorre inclinarlo, girarlo, capovolgerlo, scuoterlo e seguirne gli imprevedibili cambiamenti. I personaggi disegnati assumono posizioni diverse e costringono il lettore a riconsiderare come tenere il volume tra le mani. La lettura diventa quindi un’azione fisica, una piccola performance, e il lettore deve intervenire perché la storia possa procedere. Le illustrazioni ampliano il gioco attraverso riferimenti a storie e personaggi fiabeschi molto noti, creando un universo visivo ricco e sorprendente. La nostra comunità di lettori in erba potrà così vivere una prima esperienza liberatoria: il libro, che normalmente impone di stare fermi, qui richiede movimento, attenzione e disponibilità a “cambiare punto di vista”.

come si legge un libro
Crediti: Occhio Acerbo editore
come si esce da questo libro
Crediti: Occhio Acerbo editore

Se nel primo albo la domanda riguarda il modo di entrare nella lettura, nel secondo il problema diventa ancora più avventuroso: come si può uscire da un libro e soprattutto quando?  La lettura qui assume la forma di una ricerca: per arrivare alla fine, non basta continuare a voltare pagina, bisogna prestare attenzione agli indizi, in un escape book elegante e fiabesco. Anche in questo caso, la materialità del libro è decisiva. Il volume costruisce una situazione paradossale e divertente: se i personaggi sono dentro il libro, il lettore si trova fuori? E se il lettore può aiutarli a uscire, allora possiede un potere particolare? Si apre così una riflessione più ampia: si esce quando si arriva all’ultima pagina? Quando si chiude il volume? Oppure una storia continua a vivere nella memoria, nelle conversazioni e nelle immagini che lascia dentro di noi?

Veniamo dunque all’ultimo titolo proposto, Faccio un etto con l’osso (Terre di mezzo, 2025), scritto e illustrato da Sergio Olivotti, nel quale è la lingua a diventare un luogo di gioco, sorpresa e invenzione. Sul palcoscenico va in scena Cappuccetto Rosso, ma c’è un piccolo problema non trascurabile: l’attore dice di conoscere la fiaba, ma gli hanno comunque assegnato un suggeritore e proprio i suggerimenti, invece di aiutarlo, finiscono per generare una serie di fraintendimenti esilaranti che fanno prendere alla storia una direzione completamente diversa.

La lingua diventa materia comica ed imprevedibile. Gli studenti e le studentesse qui possono essere coinvolti in vario modo, leggendo una battuta e chiedendo alla classe di immaginare che cosa abbia davvero detto il suggeritore e che cosa, invece, abbia sentito l’attore; oppure si può interrompere la lettura nel punto più assurdo e lasciare che siano i ragazzi a prevedere quale altro equivoco potrebbe nascere.

faccio un etto con l'osso
Crediti: Terre di mezzo editore

Il valore didattico risiede nel far comprendere agli studenti che “ascoltare con attenzione” è importante, ma anche gli errori possono produrre invenzioni!

La meraviglia della carta

Infine, si può introdurre un’altra esperienza: mostrare alla classe alcuni volumi preziosi e sorprendenti realizzati in cartotecnica. Per la loro natura, è sufficiente metterli al centro dell’attenzione, aprirli con cura e osservare insieme ciò che accade quando una pagina si solleva, si apre, cambia forma o rivela un elemento nascosto. Il gesto dello sfogliare si trasforma in un’esperienza narrativa ed estetica.

Si può ricorrere a qualsiasi bel libro pop-up oppure alle raffinate edizioni MinaLima per L’Ippocampo, che offrono occasioni suggestive con le loro pagine arricchite da illustrazioni, dettagli e dispositivi interattivi progettati per coinvolgere materialmente il lettore.

Di fronte a un pop-up, anche il ragazzo meno disponibile alla lettura può fermarsi e semplicemente guardare. Il modo in cui il libro è costruito non è separato da ciò che racconta: una finestra che si apre può rivelare un’informazione, una linguetta può modificare una scena, una figura che si solleva può dare corpo a un personaggio o a un luogo.

Possono nascere stupore, domande e desiderio di capire.

Conclusione

Con questo percorso di accoglienza nella neonata comunità dei lettori, le studentesse e gli studenti osservano, ascoltano, si muovono, si emozionano, interpretano e condividono.

Può essere utile concludere l’esperienza con una domanda aperta: “Quale libro vorresti mostrare a qualcuno che pensa di non amare la lettura?” Le risposte potrebbero sorprenderci.

La meraviglia non è un elemento accessorio dell’esperienza didattica: spesso è il punto da cui comincia l’apprendimento.

Bibliografia

  • A. Bigli – M. Biagi, Esploratori di storie. Come creare gruppi di lettura a scuola e fuori, Mondadori 2025;
  • F. Serafini, Leggere giorno per giorno, Equilibri 2024;
  • A. Bigli, Leggere piano, forte, fortissimo, Mondadori 2023;
  • K. Rundell, Perché dovresti leggere libri per ragazzi anche se sei vecchio e saggio, Rizzoli 2020;
  • A. Chambers, Siamo quello che leggiamo, Equilibri 2020;
  • A. Chambers, Il lettore infinito, Equilibri 2015.

14 Settembre 2026

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