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Area Secondaria I grado

Una mappa per partire. L’accoglienza come viaggio verso Itaca

Giuliana Disanto propone un’attività per l’accoglienza alla Scuola secondaria di I grado, basata sulla metafora del viaggio.

Tempo di lettura: 7 minuti

Giuliana DisantoGiuliana Disanto
Isola

L’accoglienza alla Scuola secondaria di I grado

Accogliere una classe prima non significa soltanto rompere il ghiaccio. Significa creare le condizioni perché ciascun alunno possa sentirsi parte di un nuovo percorso, riconoscere il punto da cui parte e cominciare a immaginare dove può arrivare.

«Sempre devi avere in mente Itaca: / raggiungerla sia il pensiero costante.»

Ci sono testi che appartengono alla letteratura e che, proprio per la loro capacità di parlare dell’esperienza umana, possono diventare anche strumenti pedagogici. Itaca di Costantino Kavafis è uno di questi.

Proporla all’inizio di un nuovo anno scolastico significa scegliere di non considerare l’accoglienza come una parentesi preliminare alla didattica, ma come il primo momento della didattica stessa.

Entrare nella Scuola secondaria di I grado significa, infatti, attraversare una soglia. Cambiano gli spazi, cambiano le figure educative di riferimento, aumentano le responsabilità, si modificano le relazioni con i coetanei. Ogni alunno arriva con una storia diversa, con competenze, aspettative e timori differenti. La classe che nasce il primo giorno non è ancora una comunità: lo diventerà progressivamente, attraverso le relazioni, le esperienze condivise e il riconoscimento reciproco.

L’accoglienza può allora rappresentare il primo passo nella costruzione di quella comunità. La metafora del viaggio appartiene alla storia della letteratura molto prima di Kavafis. Ulisse attraversa il Mediterraneo per tornare a Itaca; Enea viaggia verso una terra che ancora non conosce; Dante attraversa i regni dell’aldilà; nei romanzi di formazione il viaggio diventa spesso il simbolo di una trasformazione.

Il viaggio letterario, dunque, non coincide mai soltanto con uno spostamento nello spazio. È un percorso di conoscenza. Chi parte incontra luoghi, persone, ostacoli e possibilità; soprattutto, alla fine del percorso, non è più esattamente la stessa persona che era all’inizio.

È questa dimensione che può rendere Itaca particolarmente significativa per l’ingresso nella scuola secondaria. La scuola può essere presentata ai ragazzi come un territorio da esplorare, non come un percorso già completamente tracciato. La meta esiste, ma non esaurisce il significato del viaggio.

Una mappa personale

È un’idea che richiama anche la concezione dell’esperienza educativa di John Dewey: l’apprendimento non è semplice accumulo di conoscenze, ma esperienza capace di produrre nuove possibilità e di orientare quelle successive. Da qui nasce la proposta di trasformare la lettura della poesia nella costruzione di una mappa personale del viaggio scolastico.

La lettura di Itaca può essere il punto di partenza di una conversazione.

  • Che cosa rappresenta Itaca?
  • È una meta concreta o può essere anche un’immagine?
  • Che cosa significa, per ciascuno, iniziare un viaggio?
  • Quali sono le aspettative con cui si entra in una nuova scuola?
  • Quali territori si vorrebbero esplorare?
  • Quali difficoltà si immaginano?
  • E soprattutto: che cosa vorremmo aver scoperto di noi stessi alla fine di questo viaggio?

Da queste domande nasce la mappa. Non una semplice scheda di presentazione, ma una rappresentazione simbolica del percorso che sta per iniziare.

Al centro può trovarsi il proprio punto di partenza: io, oggi. Da lì prende forma una rotta che conduce verso una possibile Itaca, intesa non soltanto come traguardo scolastico, ma come immagine di ciò che si desidera conoscere, comprendere o diventare. La mappa può essere individuale, ma può anche diventare progressivamente una rappresentazione del viaggio della classe. La dimensione metaforica non deve però allontanarsi dalla disciplina. Al contrario, può diventare il modo attraverso cui presentare ai ragazzi il percorso che affronteranno.

Lungo la rotta compariranno alcune delle grandi terre dell’italiano.

  • L’Isola della Narrazione, dove incontrare storie, personaggi, narratori, tempi e spazi.
  • L’Isola delle Parole, nella quale esplorare il lessico e scoprire che conoscere più parole significa anche possedere più possibilità per pensare, comprendere e raccontare.
  • L’Isola della Scrittura, dove imparare progressivamente a dare forma ai propri pensieri.
  • La Bussola della Grammatica, intesa non come un insieme astratto di regole, ma come strumento per comprendere il funzionamento della lingua.
  • L’Isola della Poesia, dalla quale il viaggio stesso ha avuto origine.
  • Infine, la Terra del Mito e dell’Epica, dove i ragazzi incontreranno proprio quell’Ulisse che, attraverso Kavafis, aveva già aperto il loro percorso.

In questo modo la poesia iniziale non rimane un’attività isolata di accoglienza. Diventa una chiave interpretativa dell’intero anno scolastico. La scelta più significativa è forse quella di non consegnare una mappa già completa. All’inizio sarà necessariamente incompleta. Alcune terre saranno soltanto nominate, altre ancora non avranno un nome, alcuni spazi resteranno vuoti. Durante l’anno, la mappa cambierà.

Ogni nuovo testo letto potrà aggiungere un luogo; una parola particolarmente significativa potrà diventare un punto sulla carta; una competenza acquisita potrà segnare una nuova rotta; una difficoltà superata potrà trasformarsi in uno scoglio lasciato alle spalle.

La mappa diventa così anche uno strumento di metacognizione: permette agli alunni di osservare non soltanto ciò che stanno imparando, ma il modo in cui il proprio percorso sta cambiando.

Errori e difficoltà nel viaggio

Anche gli ostacoli fanno parte del percorso. Una vera carta di navigazione non rappresenta soltanto le destinazioni. Ci sono correnti, tempeste, scogli, zone inesplorate. Anche nella mappa scolastica possono trovare posto gli ostacoli: ciò che inizialmente sembra difficile, l’errore, l’incertezza, la paura di non essere all’altezza.

L’errore non è necessariamente un fallimento: può essere un punto della rotta dal quale ripartire. La difficoltà non è necessariamente un confine: può diventare un territorio da attraversare. Le figure educative possono assumere, nella metafora, il ruolo di punti di orientamento: non sostituiscono il viaggiatore, ma lo aiutano a trovare la direzione.

È una distinzione pedagogicamente importante. Educare non significa percorrere la strada al posto dell’altro, ma creare le condizioni perché l’altro possa percorrerla. C’è infine un aspetto che rende questa attività particolarmente adatta all’inizio della scuola secondaria. La mappa può diventare una sorta di patto educativo implicito. L’insegnante non presenta soltanto ciò che gli alunni dovranno studiare, ma comunica che davanti a loro esiste un territorio ampio, nel quale ci saranno conoscenze da acquisire, domande da formulare, errori da attraversare e scoperte inattese; soprattutto, comunica che il percorso non sarà identico per tutti.

La classe, infatti, condividerà alcune tappe, ma ciascun alunno costruirà una propria relazione con ciò che incontra. È qui che l’accoglienza smette di essere soltanto un insieme di attività iniziali e diventa una prima esperienza di orientamento. Orientare, infatti, non significa indicare una destinazione una volta per tutte, bensì aiutare una persona a leggere il territorio, riconoscere le proprie risorse, comprendere le possibilità e scegliere progressivamente la propria direzione.

Uno strumento per osservare il  proprio percorso

Alla fine dell’anno, quella mappa potrà essere ripresa, non per verificare se tutte le tappe previste siano state raggiunte, ma per osservare il viaggio compiuto.

  • Che cosa è cambiato?
  • Quali terre abbiamo scoperto?
  • Quali difficoltà abbiamo attraversato?
  • Quali parole abbiamo raccolto?
  • Quale libro ci ha lasciato qualcosa?
  • Quale competenza abbiamo conquistato?

E soprattutto: la nostra idea di Itaca è ancora la stessa?

Forse è proprio questa la lezione più profonda della poesia di Kavafis. Itaca è necessaria perché offre una direzione, ma il senso del viaggio si costruisce lungo la strada. Per la scuola, questo significa ricordare che un anno scolastico non è soltanto una successione di contenuti da svolgere, è un’esperienza di crescita.

Per un ragazzo o una ragazza che entra per la prima volta nella scuola secondaria, sapere di avere davanti una mappa ancora in gran parte da disegnare può essere un modo potente per comprendere che non sta semplicemente iniziando un nuovo anno: sta iniziando un viaggio di conoscenza. L’insegnante può allora consegnargli non una strada già percorsa, ma alcuni strumenti per orientarsi. Il resto, come ogni viaggio autentico, dovrà essere scoperto camminando.

15 Settembre 2026

Risorse utili

  • La mappa per Itaca

    Secondaria I grado

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