L’estate degli insegnanti e i tre mesi di vacanza
Un fastidioso luogo comune, estremamente duro a morire, accompagna l’insegnante all’avvicinarsi del mese di giugno: «Beato te, che hai tre mesi di vacanza!». I docenti conoscono bene la realtà burocratica dei trenta/trentadue giorni di ferie da contratto (più le quattro “misteriose” festività soppresse), da incastrare tra gli scrutini di giugno, gli esami di Stato, i corsi di recupero per i debiti formativi, i collegi di fine anno e purtroppo anche i primi adempimenti amministrativi di fine agosto. Pertanto, non è di questo che parleremo, preferendo lasciare gli altri nella rassicurante convinzione del nostro eterno “dolce far niente”.
La pur breve estate di chi insegna non è affatto un vuoto a perdere, né una parentesi in cui la professione va “in letargo”, per poi riattivarsi al suono della prima campanella di settembre. Al contrario, l’estate può diventare, anzi deve essere, un momento di “pienezza” professionale.
Tutto risiede, infatti, nella parola “scelta”. Durante l’anno scolastico siamo troppo spesso schiacciati dall’urgenza, dalle scadenze ministeriali o da formazioni imposte dall’alto, ma nella pausa estiva ci riappropriamo del lusso più grande: il tempo. La professione non sparisce, ma cambia forma e può finalmente trasformarsi in ricerca appassionata. Si ha finalmente il tempo per pensare con serenità e costruttivamente ad attività didattiche creative, per dedicarsi a letture più impegnate, per frequentare summer school e seguire corsi di formazione scelti in autonomia per pura curiosità metodologica o per necessità di approfondimento.
Come impiegare al meglio questo tempo sospeso in modo positivo, produttivo e, soprattutto, rigenerante?
Il “decluttering” (non solo sulla scrivania)
Prima di iniziare a progettare il nuovo, è necessario fare spazio. Il decluttering di fine anno è certamente un’operazione fisica per liberarsi dalle pile di fotocopie, dai materiali compensativi accumulati o dai vecchi programmi cartacei. Ma è anche un rituale terapeutico! Pulire lo spazio di lavoro serve a fare ordine in quello mentale, lasciando andare le fatiche dell’anno appena concluso. Conservate solo l’essenziale: l’immancabile e preziosa agenda dell’insegnante che vi ha fatto compagnia durante l’anno, quel singolo appunto o quell’idea fulminea che ora troverà il momento giusto per essere sviluppata.
La lettura onnivora (e senza scadenze)
Durante l’anno scolastico, la lettura è spesso relegata a rari momenti di relax, spesso sbocconcellata a causa della stanchezza, ancor più spesso finalizzata alla lezione del giorno dopo. L’estate è finalmente il tempo del “nutrimento disinteressato”. Alternate la narrativa nel vostro genere preferito alla saggistica o alla pedagogia d’avanguardia. Affrontare un saggio metodologico senza l’ansia di doverlo “spendere” subito in classe permette di assimilare i concetti in profondità, lasciando che si sedimentino lentamente per poi diventare parte del vostro nuovo approccio didattico.
Allenare lo “sguardo multidisciplinare” nel quotidiano
La didattica più efficace nasce spesso fuori dall’aula. Un’escursione in mezzo alla natura, la visita a una mostra o ad un museo, l’osservazione di un paesaggio o di un’architettura urbana, la risoluzione di un rompicapo sotto l’ombrellone: ogni esperienza estiva è un potenziale “incubatore” di spunti didattici per future esperienze di classe. È questo il tempo in cui possiamo tornare a guardare il mondo con curiosità e ciò permette di collezionare spunti trasversali. A settembre non rientrerete in classe solo con un programma cartaceo, ma con uno sguardo rigenerato.
Formarsi per passione
L’aggiornamento professionale non dovrebbe mai essere vissuto come un adempimento burocratico. Summer school, corsi online autogestiti, seminari e occasioni di pubblica divulgazione sono occasioni straordinarie, se scelti consapevolmente. Partecipare a questi percorsi per il puro piacere di esplorare una nuova metodologia o un approccio innovativo vi riconcilierà alla parte più nobile del nostro lavoro.
La disconnessione strategica
Disconnettersi dai canali ufficiali della scuola (e silenziare o meglio uscire dai caotici gruppi di messaggistica istantanea tra colleghi…) è un diritto fondamentale per garantirsi un vero riposo mentale. Certo, questo non significa spegnere l’empatia! Per molti docenti, proprio in questa pausa, gli studenti smettono di essere un elenco di voti e tornano a essere un puzzle di personalità che ci prepariamo a reincontrare a settembre con uno sguardo nuovo e più consapevole.
In conclusione, per chi sa abitare e allargare il tempo sospeso delle ferie, riempiendolo di senso, l’estate può dilatarsi oltre ogni confine burocratico. Per chi ha questa capacità, quei famigerati “tre mesi di vacanza” finiscono forse per esistere sul serio! Un tempo “percepito” intimamente come rigenerativo, non vissuto nell’inerzia del calendario.
In allegato a questo articolo: “Severina e la scuola (in)finita”
Per esplorare il lato più intimo, ironico e poetico di questa pausa estiva, vi invitiamo a leggere il racconto allegato a questo articolo.
Attraverso le vicende della professoressa Severina, alle prese con algoritmi impietosi, incontri surreali con colleghi, genitori ed alunni e con la faticosa ma dolcissima riconciliazione con il proprio ruolo, ritroverete lo specchio divertito e profondamente vero di cosa significhi essere un’insegnante d’estate.
Cristiana Anna Addesso
Redazione
Piergiovanni Alisena
Maria Grazia Paglialunga
Alessandro Bernardini
Angela Schisa - DFI Books
Roberto Castaldo - DFI Books