Dire, fare, insegnare
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Lettura ad alta voce per tutti: intervista con Federico Batini

Dire, Fare, Insegnare ha intervistato Federico Batini, Professore Associato presso il FISSUF dell'Università di Perugia, sui benefici della lettura ad alta voce.

Metodologie 
10 novembre di: Redazione
copertina

Federico Batini, Professore di Pedagogia Sperimentale presso il Dipartimento di Filosofia, Scienze Sociali, Umane e della Formazione dell’Università di Perugia, ha all’attivo 25 anni di lavoro e oltre 15 di ricerca sul metodo e sugli effetti della lettura ad alta voce, sull’educazione alla lettura e sui metodi narrativi. Ha fondato nel 2009 LaAV - Letture ad Alta Voce, associazione che raccoglie oltre 1000 volontari, sul territorio nazionale che leggono storie in ospedali, RSA, centri di accoglienza e in altri luoghi di solitudine o sofferenza.Con il suo gruppo di lavoro e ricerca promuove l’inserimento della lettura ad alta voce, con particolare attenzione al sistema educativo e di istruzione.

Tra gli effetti della lettura condivisa dimostrati ci sono vantaggi cognitivi, emotivi e relazionali. Le ricerche del suo gruppo dimostrano che l’esposizione intensiva e prolungata alla lettura ad alta voce di storie da parte dell’insegnante (idealmente dal nido alla scuola secondaria di secondo grado) favorisce lo sviluppo linguistico, delle abilità di comprensione, delle funzioni cognitive di base, della prosocialità e nei più piccoli persino lo sviluppo delle abilità motorie. L’insieme degli effetti è in grado di agire come fattore protettivo nei confronti della dispersione scolastica. In questa intervista il professor Batini illustra aspetti pratici e teorici del suo approccio alla lettura in classe, strumento indispensabile per allenare tutte le abilità indispensabili all’apprendimento.

  • Il valore della lettura ad alta voce in classe è indubbio. Quale tipo di attività può nascere però dopo il momento in cui il docente concretamente legge ad alta voce agli alunni?

L'attività da legare alla lettura ad alta voce, nella nostra proposta metodologica, è la socializzazione, intesa come pratica di scambio e di riflessione in cui tutti i ragazzi e le ragazze sono coinvolti. La possibilità di confrontarsi in seguito a una lettura condivisa, di socializzare interpretazioni e punti di vista, perplessità e dubbi, incrementa il valore della lettura: in un gruppo nasce, tramite la costanza di chi lo guida, l’abitudine a parlare di libri, a consigliarli, a rafforzare la curiosità di sapere che cosa accadrà, come andrà a finire. La socializzazione è dunque un'attività di gruppo nella quale il conduttore o la conduttrice propone alcune domande-stimolo aperte (che non prevedano cioè, una sola o poche risposte possibili) e assume un atteggiamento accogliente e grato nei confronti di qualsiasi intervento, valorizzandolo.

  • Con i più grandi (secondaria di I grado) in che modo poi si può concretamente lavorare sul testo?

La socializzazione è un modo molto concreto di lavorare sul testo seguendo i tempi di maturazione degli studenti e delle studentesse, e questo vale per la secondaria sia di primo che di secondo grado. Il contributo che la lettura ad alta voce intensiva di storie da parte dell'insegnante dà alla maturazione del lessico e delle abilità di comprensione consente la partecipazione, progressiva e non forzata, di tutti e tutte. Le domande-stimolo spingono a fare ipotesi sulla storia, invitano ad assumere il punto di vista di uno o più personaggi, aiutano a connettere la storia ascoltata alla propria esperienza, e costituiscono, attraverso i propri tentativi e, soprattutto, attraverso l'ascolto delle ipotesi e dei commenti delle compagne e dei compagni, un vero e proprio potenziamento delle capacità di lavoro su testi di qualsiasi tipo. Già dopo sei settimane di lettura intensiva il tipo, la quantità e il livello degli interventi sono la migliore testimonianza di quanto ho detto.

  • Molti docenti, soprattutto alla secondaria di I grado e di II grado, considerano comunque importantissima anche la lettura ad alta voce degli alunni in classe. Come si possono alternare queste due modalità di lettura?

La lettura ad alta voce degli studenti con quale finalità? La lettura dell'insegnante è inclusiva, funge da modello e supporta la comprensione. Se si intende prevedere momenti in cui gli studenti e le studentesse leggano a loro volta noi consigliamo di farlo nell'ambito del service learning (apprendimento e servizio uniti insieme) o dei PCTO. Dopo aver ascoltato storie per un lungo periodo, agli studenti può essere proposta una "restituzione", ad esempio quella di andare a leggere storie per anziani o per bambini più piccoli.

  • In che modo portare gli albi illustrati in classe con i più grandi (terzo anno delle medie ad esempio) per evitare che sia da loro percepita come attività da piccoli?

Le scelte bibliografiche sono fondamentali. Al di là di un gran numero di albi che, pur progettati per piccoli, per temi, testo e illustrazioni non hanno età, adesso abbiamo, per fortuna, una produzione di albi progettati e pensati per adolescenti e pre-adolescenti. Le scelte nei training di lettura ad alta voce intensivi sono decisive. Ricorrere, specie in fase iniziale, all'utilizzo sistematico di albi illustrati è importante, stimolante e democratico.

  • Quando si lavora a partire da un testo letto ad alta voce dal docente è opportuno che gli alunni e le alunne abbiano sotto lo stesso libro? Quando è necessario e quando invece non lo è?

Noi consigliamo di non tenere il libro davanti. Ci sono ragioni pragmatiche e metodologiche: in una classe che legge sistematicamente si leggono 12/15 romanzi all'anno e non si può chiedere a tutti/e di acquistarli. La presenza del proprio testo di fronte, inoltre, riduce gli effetti sull'attenzione e sulla concentrazione oltre a "togliere" all'esperienza di gruppo densità emozionale e contemporaneità.

  • Come verificare che effettivamente sia avvenuta la comprensione, da parte degli alunni, del testo proposto dal docente ad alta voce?

La comprensione affiora, gradualmente, e possiamo osservarla attraverso gli interventi nella fase di socializzazione. Non dobbiamo preoccuparci di una comprensione inizialmente parziale (almeno da parte di alcune/i) e non dobbiamo intervenire con correzioni, ma bisogna avere pazienza e ricordare che gli effetti della lettura ad alta voce sono eccezionali e graduali.

  • È opportuno interrompere la lettura per spiegare alcuni termini che con i più piccoli potrebbero risultare di difficile comprensione? Oppure è meglio proseguire e fermarsi solo in un secondo momento per la spiegazione?

Con i bambini più piccoli si parla, spesso, di lettura dialogata, cioè di una lettura interrotta frequentemente per ricapitolare e connettere all'esperienza, non per spiegare ogni termine che si incontra che potrebbe non essere noto. I bambini esprimono la loro esigenza di comprensione quando necessaria, ma spesso estraggono i significati delle parole dal contesto, in modo graduale e con un processo "per tentativi ed errori", che porta a impadronirsi dei termini in modo profondo e stabile. Nessuno impara a parlare leggendo un vocabolario o ascoltando definizioni.



Bibliografia

  • Ad alta voce, Giunti, 2021
  • La lettura ad alta voce, Carocci, 2022

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