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Area Secondaria I grado

Integrare l’IA nel sistema educativo

Un’esperienza di formazione rivolta ai docenti sull’integrazione dell’Intelligenza artificiale nel sistema educativo.

Tempo di lettura: 6 minuti

Piergiovanni AlisenaPiergiovanni Alisena
Formazione per IA

Formare i docenti per integrare l’IA nel sistema educativo

L’articolo analizza il percorso formativo rivolto a docenti della scuola del primo e secondo ciclo di istruzione sulla transizione paradigmatica indotta dall’Intelligenza artificiale (IA) nel contesto scolastico, esplorando il passaggio dalla mera strumentalità digitale alla Artificial Agency. Attraverso l’esame dei rischi strutturali, quali le allucinazioni e i bias, e l’analisi del quadro normativo europeo (IA Act) e nazionale (linee guida MIM), l’articolo delinea la necessità di formare i docenti all’uso dell’IA attraverso un approccio antropocentrico basato sull’algoretica. L’obiettivo è fornire una base teorica per l’elaborazione di una strategia efficace per una governance scolastica responsabile che preservi la sovranità educativa, la dignità umana nell’infosfera e trasformi l’IA da potenziale strumento di controllo a risorsa per l’autonomia intellettuale, ancorata ai valori della Rome Call for IA Ethics. L’impianto metodologico ha visto alternarsi momenti di ascolto a workshop immersivi ispirati al learning by doing.

La condizione tecno-umana nell’onlife

L’Intelligenza artificiale non rappresenta più un semplice ramo dell’informatica, ma una tecnologia trasformativa capace di simulare funzioni cognitive umane quali il ragionamento, l’apprendimento e la creatività. Questa evoluzione inserisce l’umanità in una dimensione “onlife”, immersa in una infosfera costante dove la produzione di dati supera ogni precedente storico. In tale scenario, la scuola si trova a gestire la crisi dell'”Internet utopico” per affrontare il rischio di una “conquista cognitiva” operata da algoritmi manipolatori.

L’IA come “Agency” e la sfida dell’epistemia

È fondamentale distinguere l’intelligenza umana, radicata nell’evoluzione biologica, nell’emozione e nell’intenzionalità etica, dalla natura della macchina. Seguendo la prospettiva di Luciano Floridi, l’IA deve essere intesa come una forma di Artificial Agency: un insieme di capacità computazionali in grado di agire efficacemente senza possedere intelligenza o coscienza biologica. Il rischio pedagogico è l’epistemia, ovvero l’illusione di conoscenza generata dalla fluidità dei modelli linguistici (LLM), che simulano una competenza senza possedere una reale comprensione semantica.

Limiti tecnici: allucinazioni e pappagalli stocastici

I sistemi di IA generativa operano come completatori automatici avanzati, calcolando la probabilità statistica dei token successivi sulla base di enormi dataset. Questo processo, pur garantendo coerenza testuale, genera allucinazioni: la fabbricazione di fatti falsi ma plausibili dovuta alla natura “stocastica” del modello, che completa la forma del discorso anziché il contenuto. A ciò si aggiunge l’opacità del processo (il cosiddetto effetto “Black Box”), che rende difficoltoso verificare come la macchina giunga a determinate decisioni, e la persistenza di bias che amplificano stereotipi storici e discriminazioni.

Il quadro normativo: Dall’AI Act alla Legge 132/2025

La governance scolastica dell’IA deve fondarsi su pilastri normativi rigorosi. Il Regolamento UE 2024/1689 (AI Act) adotta un approccio basato sul rischio, classificando l’istruzione come settore ad “Alto rischio”. Ciò impone alle istituzioni obblighi specifici, tra cui il monitoraggio umano effettivo e la valutazione dell’impatto sui diritti fondamentali (FRIA). Parallelamente, il GDPR impone la valutazione di impatto sulla protezione dei dati (DPIA), necessaria per tutelare i minori da trattamenti invasivi e profilazioni indebite. In Italia, la Legge 23 settembre 2025, n. 132 e le linee guida del MIM (2025) stabiliscono che l’IA deve rimanere uno strumento di supporto, garantendo che la decisione umana resti sempre l’unica responsabile del provvedimento finale.

Laboratorio di allucinazioni, bias e privacy

In un’ottica di learning by doing i docenti sono stati “immersi” nei workshop sulle allucinazioni, sui bias algoritmici e sulla privacy sperimentando l’efficacia di strumenti come NotebookLM e Padlet. Nel corso del workshop sui bias, i corsisti hanno constatato la tendenza della tecnologia a riflettere visioni convenzionali della realtà, stimolando una riflessione critica sulla neutralità degli strumenti digitali. Grazie a Padlet, sono state generate immagini tramite IA che hanno evidenziato profondi bias di genere. Professioni scientifiche, intellettuali e dirigenziali sono rappresentate quasi esclusivamente da figure maschili. Al contrario, i ruoli di assistenza domestica e cura della persona riflettono stereotipi, mostrando prevalentemente donne. Altrettanto apprezzato è stato il workshop sulle allucinazioni dove i docenti hanno riflettuto sulla necessità di promuovere un’alfabetizzazione digitale finalizzata a contrastare il fenomeno della disinformazione. La costruzione di una checklist operativa sulla gestione di privacy e Intelligenza artificiale a scuola è stata arricchita dalla consapevolezza di una supervisione umana necessaria per mitigare i rischi.

Algoretica e sovranità educativa

Per evitare che l’IA standardizzi l’individuo o alimenti la polarizzazione sociale, è necessaria l’adozione dell’algoretica: la traduzione di principi morali come trasparenza, inclusione e responsabilità in un linguaggio comprensibile e utilizzabile dalle macchine. Un pilastro fondamentale di questo approccio è rappresentato dalla Rome Call for IA Ethics, che fissa sei principi cardine affinché il progresso sia umano-centrico.

  1. Trasparenza: i sistemi devono essere spiegabili.
  2. Inclusione: nessuno deve essere escluso o discriminato.
  3. Responsabilità: deve esserci sempre una regia umana.
  4. Imparzialità: i sistemi non devono creare o alimentare bias.
  5. Affidabilità: le tecnologie devono operare in modo sicuro e costante.
  6. Sicurezza e privacy: i dati degli utenti devono essere protetti.

La scuola deve operare secondo il principio antropocentrico, in cui la tecnologia è al servizio del processo educativo e non viceversa. Ai docenti spetta la “regia umana”, con la responsabilità di definire le modalità di integrazione dell’IA, esercitando una sorveglianza critica per evitare la dipendenza passiva di studenti o studentesse.

Oltre il prompt: strategie didattiche inclusive

L’adozione dell’IA a scuola non deve favorire la dipendenza passiva, ma stimolare la metacognizione. Strumenti basati sulla RAG (Retrieval-Augmented Generation), permettono di ancorare le risposte dell’IA a fonti certe. La pratica didattica deve stimolare studenti e studentesse a smascherare le allucinazioni richiedendo prove bibliografiche precise.

Conclusioni: il ritorno all’agorà

La sfida dell’IA a scuola non si risolve esclusivamente sul piano tecnico, ma su quello relazionale e critico. Il presente percorso formativo ha alternato momenti di ascolto a momenti del “fare condiviso” suggerendo la necessità di un “ritorno alla Polis” e all’Agorà: la creazione di spazi di confronto sociale dove l’interazione tra persone resti più potente di qualsiasi algoritmo. Solo attraverso una formazione consapevole e una governance trasparente, la comunità scolastica potrà trasformare l’IA da potenziale strumento di controllo in un catalizzatore per un nuovo Umanesimo Digitale, una risorsa per il potenziamento dell’autonomia intellettuale e del capitale semantico umano senza soccombere alla tecnica.

Bibliografia e sitografia

  • A. Ananthaswamy, Perché le macchine imparano. L’eleganza della matematica dietro all’IA, Apogeo
  • P. Benanti, Il crollo di Babele. Che fare dopo la fine del sogno di Internet?, San Paolo
  • L. Floridi, La differenza fondamentale. Artificial Agency: una nuova filosofia dell’intelligenza artificiale, Mondadori
  • L. Floridi (Ed.), The Onlife Manifesto. Being Human in a Hyperconnected Era, Springer Open
  • GDPR, Regolamento (UE) 2016/679 relativo alla protezione dei dati personali.
  • Google NotebookLM: strumento di analisi e sintesi documentale.
  • IA Act, Regolamento (UE) 2024/1689 del Parlamento Europeo e del Consiglio.
  • Leggi Italiane sul Diritto d’Autore e Privacy: L. 633/1941, L. 475/1925 (Antiplagio), L. 132/2025.
  • Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM): Linee guida per l’adozione dell’IA nelle scuole (2025) e CCNL Art. 42 sul profilo professionale docente.
  • J. Nida-Rümelin & N. Weidenfeld, Umanesimo digitale. Un’etica per l’epoca dell’Intelligenza Artificiale, FrancoAngeli
  • Padlet: Collaborazione visiva per il lavoro creativo e l’istruzione
  • V. Paglia, L’algoritmo della vita. Etica e Intelligenza Artificiale, Piemme
  • Treccani (Vocabolario – Neologismi)
  • UNESCO: Recommendation on the Ethics of Artificial Intelligence (2023).

17 Giugno 2026

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